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I soldi degli altri: il potere incontrollato della finanza Opinion leader

Firenze – Non si può mai vincere la guerra contro il Money Trust, l’oligarchia finanziaria. Ma, per salvaguardare la democrazia, occorre tenere gli occhi bene aperti e rimanere saldi in un combattimento senza soste, sapendo che il potere del denaro continuerà a presentarsi in forme sempre diverse nonostante leggi, regolamenti e tribunali. “La regolazione non è mai definitiva, non è mai risolutiva”, avverte l’economista Lapo Berti nell’ introduzione a un classico del pensiero progressista americano: “I soldi degli altri e come i banchieri li usano di Louis Dembitz Brandeis, uscito il mese scorso per la prima volta in italiano (Edizioni di Storia e Letteratura, trad. di Rossella Rossini).

Brillante avvocato democratico, Brandeis fu il principale consulente del presidente Woodrow Wilson per l’attuazione della politica di “new freedom”, la nuova libertà, basata su un ritorno alla tradizione americana delle origini, che prometteva di dare a tutti i cittadini le condizioni per poter prosperare ed essere felice. Uno degli ostacoli principali per liberare la società americana era costituito dai grandi trust industriali e finanziari che si erano venuti formando nel periodo immediatamente successivo alla guerra civile, a cavallo fra due secoli.

L’esperto  giurista di Louisville, soprannominato “l’avvocato del popolo” perché difese gratuitamente lavoratori che avevano visto violati i loro diritti, si impegnò a fondo nella sua missione e si deve alla sua azione una gran parte della legislazione antitrust fra il 1912 e il 1914. Due anni dopo, vincendo resistenze di ogni genere, Wilson lo nominò alla Corte Suprema degli Stati Uniti dove rimase fino al 1939.

Il volume raccoglie gli articoli che Brandeis scrisse cento anni fa e che rappresentano un atto di accusa circostanziato e argomentato contro il gigantesco monopolio finanziario che i grandi banchieri del tempo, a cominciare da John Pierpoint Morgan, l’inventore dell’Investment Banking, avevano creato: un cartello di controllo dei principali settori industriali, colossi del petrolio, dell’acciaio, delle ferrovie e del tabacco, utilizzando in modo del tutto discrezionale “i soldi degli altri”, cioè i depositi  degli americani che non avevano alcuna idea di come i loro risparmi venissero usati.

E’ il potere incontrollato della finanza. “Non vi può essere concorrenza se tutti i mezzi per raccogliere denaro o piazzare grandi emissioni  di obbligazioni sono nelle mani di pochi banchieri, dei loro soci e alleati, che insieme dominano le politiche finanziarie della maggior parte dei sistemi esistenti”, sentenziò la Commissione Pujo, istituita dal Congresso americano nel 1912 per indagare sulla concentrazione del denaro e del credito, il cui rapporto offrì a Brandeis gran parte delle sue munizioni  polemiche. Lo strumento per esercitare questo controllo era “la pratica dei consigli di amministrazione incrociati” (interlocking Directorate), nei quali comandava sempre e comunque chi prestava e anticipava i soldi, cioè i banchieri.

Per aggirare la regolamentazione che negli Stati Uniti grazie anche a lui fu introdotta, così come  negli altri Paesi di mercato capitalistico avanzato, oggi il potere finanziario si è spostato alla dimensione globale, senza dover rendere conto a nessuno, condizionando il destino di intere popolazioni. Quantità enormi di denaro vengono manovrate – come scrive l’economista Berti – “nella totale assenza di trasparenza e al riparo di qualsiasi regola e controllo”  grazie ai paradisi fiscali e dunque anche alla compiacenza di governi  “ciechi o troppo benevoli”. Una situazione pericolosa per qualunque democrazia,

Di qui la necessità di rileggere Brandeis anche cento anni dopo le sue battaglie. Ci vogliono uomini come lui che non hanno paura di sfidare gruppi potentissimi, ma anche movimenti di opinione internazionali sempre più consapevoli, perché non bastano singoli eroi: “Di quando in quando – scrive – vi imbatterete in un eroe, gagliardo e ardito, che ama il coraggio più della ricchezza, del ruolo e della sicurezza, che ha osato lottare per l’indipendenza e ha vinto. Di quando in quando vi potete imbattere nel martire che ha resistito in silenzio e sofferto con rassegnazione. Ma l’America che persegue il massimo bene per il massimo numero di persone, non si può accontentare di condizioni adatte soltanto all’eroe, al martire e allo schiavo”.

Foto: http://www.morganmckinley.com.hk

 

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