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I tesori di San Casciano nel manoscritto ritrovato Cultura, Notizie dalla toscana

San Casciano Val di Pesa – “…E passeggiare men vado con antichi storici ricordi tra codesti luoghi superbamente belli e squisitamente gentili”. Sono parole e percezioni di un’altra epoca, lontana dalla nostra. Eppure così profonde e raffinate, tracce di un’alta forma di sensibilità culturale che nascono da un’esperienza di conoscenza, reale, vera, condotta sul campo.

Le impressioni che Guido Carocci (Firenze, 16 settembre 1851 – Firenze, 20 settembre 1916) trascriveva puntualmente, con lo sguardo dello storico rivolto a ciò che osservava e studiava dal vivo e dell’esperto viaggiatore, attento all’ambiente e all’armonia del paesaggio che lo avvolgeva, le appuntava a mano sul suo quaderno di lavoro, redatto tra il 1891 e il 1892, durante un lungo soggiorno trascorso a San Casciano.

Era un importante tassello della storiografia artistica italiana che mancava. E adesso che il manoscritto originale di Guido Carocci, giunto tra le colline fiorentine nel ruolo volontario di primo ispettore delle Belle Arti, è stato ritrovato tra gli antichi faldoni dell’archivio storico di San Casciano, un pezzo di verità del patrimonio artistico toscano, medievale e rinascimentale, affiora straordinariamente dal passato e vede per la prima volta la luce.

E’ per rispettare quella filosofia cara al Carocci, messaggio quanto mai attuale, che legava la funzione della valorizzazione delle opere d’arte, che appartenevano ad una comunità, alla conoscenza e alla condivisione con il territorio che il Comune di San Casciano ha costruito intorno a questo prezioso ritrovamento un evento espositivo negli spazi del Museo Giuliano Ghelli (via Lucardesi, 6 e via Roma, 37). La scoperta del manoscritto è legato ad un lavoro di squadra intessuto dagli uffici comunali, la biblioteca, l’archivistica, il sistema Museale Chianti Valdarno.

Rende omaggio all’opera di Guido Carocci la mostra curata da Nicoletta Matteuzzi, coordinatrice del Sistema museale Chianti Valdarno, intitolata “Guido Carocci. Dal manoscritto al libro 1891-1982”, promossa dal Comune, in collaborazione con le associazioni Sgabuzzini storici, La Porticciola, L’Arsomiglio, Teatro dei Passi.

Un approfondimento dedicato all’inventario di opere d’arte conservate nell’archivio storico di San Casciano, arricchito dalla esposizione di fotografie storiche realizzate a cura della Porticciola in collaborazione con l’associazione Arsomiglio relative al territorio sulla scia dei luoghi visitati da Guido Carocci.

Il valore è unico: il manoscritto, corredato di informazioni puntuali, commenti e date sulle opere, censisce oltre 60 capolavori, molti dei quali oggi custoditi nel Museo Giuliano Ghelli contribuendo a ricostruire la storia e le sedi originarie delle opere nelle 30 chiese da lui visitate ed esaminate. La collocazione della Croce di Simone Martini era ed è nella Chiesa della Misericordia (ora in fase di restauro), mentre la Madonna col Bambino di Ambrogio Lorenzetti e il San Michele di Coppo di Marcovaldo provengono dalla sacrestia della Chiesa parrocchiale di Sant’Angiolo a Vico l’Abate e la scultura del Maestro di Cabestany dall’oratorio della Piè Vecchia, per citare qualche esempio.

“Guido Carocci sarebbe arrivato nel Chianti per un lavoro di schedatura e catalogazione degli edifici religiosi, delle opere e degli oggetti d’arte del territorio di San Casciano – dichiara la curatrice della mostra Nicoletta Matteuzzi – quella esperienza lavorativa ha prodotto una testimonianza importantissima, un elenco delle principali chiese del paese e dei dintorni e delle loro opere in esse contenute. Una testimonianza viva dell’attività di tutela e valorizzazione promossa dal Ministero dell’Istruzione, a cui all’epoca spettava la salvaguardia del patrimonio”.

 “Guido Carocci ci ha regalato un tesoro di grande prestigio – dichiara il sindaco Massimiliano Pescini – lo storico che ebbe l’opportunità per primo di indagare il territorio e rivelarne le eccellenze sul piano artistico. Non si conosce il percorso del prezioso manoscritto che contiene la ricchezza descrittiva di un uomo colto e preparato di fine ‘800. Non sappiamo ancora come questo testo, il primo documento che elenca i tesori del patrimonio storico-artistico locale, censiti uno ad uno nelle chiese e negli edifici religiosi più antichi del Chianti, sia giunto fino a noi ma il destino ha voluto che fosse San Casciano a scoprirlo, realizzando dopo oltre un secolo il desiderio dell’intellettuale di mantenere sul territorio le opere che storicamente e idealmente gli appartengono”.

Cinzia Dugo

Foto:il museo Giuliano Ghelli di San Casciano

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