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I veleni toscani sulle rotte dell’ecomafia Cronaca

Nelle rotte dell'ecomafia buona parte dei rifiuti erano toscani, e venivano smaltiti fra le province di Napoli e Caserta, condannando le acque, la terra, l'aria di quell'area a diventare una grande discarica velenosa che ammazza la vita. E dentro le grandi rotte dei rifiuti, anche dalla nostra regione partivano centinaia di tir carichi di ogni veleno possibile, per finire in quella che una volta era la Campania felix, l'orto della penisola, centro di produzione agricola d'eccellenza. E che ora è diventata il simbolo di quello che Legambiente ha definito un enorme “ecocidio”.

I tir partivano dai grandi comprensori industriali della Toscana, da Viareggio, Pistoia, Lucca, Pisa, Arezzo, imboccavano l'autostrada del Sole e arrivavano allaTerra dei Fuochi, fra Napoli e Caserta, carichi di veleni letali che sversavano nelle falde, nella terra, nell'ambiente di quelle province. C'è anche la Toscana dunque, nel grnde giro dei veleni, segnata sulle mappe dell'illegalità che portavano una terra a morire,. Soffocata lentamente dalle spire della piovra e e dall'incuria, l'indifferenza, il “pilatismo” di dirigenti, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni. La denuncia, forte, chiara e circostanziata, è stata resa pubblica ieri, in un incontro voluto da Legambiente, con Fiom e Libera, cui ha preso parte come “testimonial” della campagna scatenata dal dossier dell'associazione ambientalista, anche il cantante dei Litfiba Piero Pelù.

Le indagini che ad oggi riguardano la Toscana sono, a partire dal 2002, 45. Il reato contestato,  traffico illecito di rifiuti, l'unico di questo settore che abbia rilevanza penale, ha portato a 92 ordinanze di custodia cautelare, 388 persone denunciate, 40 aziende e società toscane coinvolte. Le procure che hanno indagato, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Siena, Pisa.
Il ciclo dei rifiuti, negli ultimi due anni, ha prodotto in Toscana 582 reati,  778 persone denunciate, 8 persone arrestate e 218 sequestri effettuati. Maglia nera a Firenze, che è la provincia con il maggior numero di infrazioni accertate 163, 97 a Livorno e 84 a Siena.

I numeri generali della Terra dei Fuochi e del suo “ecocidio” come la chiama Legambiente nel dossier dedicato, danno i brividi: dal 1991 al 2013 i volontari di Legambiente hanno censito  82 inchieste per traffico di rifiuti, veleni provenienti da ogni parte d'Italia, senza dimenticare che il 20,5% delle inchieste concluse con questo reato sono toscane, finiti nelle discariche legali e illegali della Terra dei fuochi, gestite della criminalità organizzata casertana e napoletana.
La stragrande maggioranza delle aziende, 443 quelle coinvolte su tutto il territorio nazionale, hanno  sede sociale al centro e al nord Italia.

Ma cosa viaggia lungo la rotta dei traffici illeciti? Dalle scorie scorie derivanti dalla metallurgia termica dell’alluminio, alle polveri di abbattimento fumi, alla morchia di verniciatura, veramente di tutto, un vasto e variegato assortimento di veleno che ha visto anche reflui liquidi contaminati da metalli pesanti, amianto, terre inquinate provenienti da attività di bonifica. Non solo: i veleni dell'Acna di Cengio, ad esempio, i residui dell’ex Enichem di Priolo, i fanghi conciari della zona di Santa Croce.

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