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Idy Diene: cancellano la targa dell’assassinio, ma la verità risplende Opinion leader

Firenze – La vicenda della targa a Idy Diene, il venditore senegalese ammazzato a Firenze dall’ex tipografo Roberto Pirrone il 5 marzo 2018, coperta da ignoti con della vernice nera, fa venire in mente la vicenda della macchia di sangue inutilmente cancellata e sempre rifiorente di Sir Simon, nel castello di Canterville. Smacchiare il sangue, coprire ciò che scomodamente ricorda l’efferatezza dell’omicidio. Ebbene, non si può.

Non si può, cari smacchiatori di coscienze sporche. Emblematica la vicenda fiorentina: la targa posta nell’esatto punto in cui un uomo è stato assassinato è stata colorata di nero e poi è “rifiorita” in vernice bianca. La dicitura suona tremenda per la coscienza collettiva cittadina: “A Idy Diene assassinato da mano razzista”. Pesante come il piombo, incancellabile.

Dispiace ma soprattutto fa sorridere il tentativo di obnubilamento. Messo in atto da qualcuno che crede che basti una mano di vernice per coprire la memoria e assopire la colpa. Per far passare il messaggio che dài, tutto sommato non è successo nulla, che quell’uomo, ucciso da un gesto insensato prodotto dalla cancrena dell’odio, può anche essere dimenticato. Tutto sommato, di cosa si tratta? Sembra dire il tentativo. Solo di un migrante, di un senegalese. Possiamo tranquillamente far finta di niente.

Ebbene, non è così, cari ignoti. In quelle pallottole, in quell’odio che ha stroncato l’onesta esistenza di un uomo, c’è qualcosa di così dirompente che è la stessa coscienza collettiva a volerle tenere in vita. Cari parenti di Mrs. Otis, non sforzatevi di cancellare la macchia indelebile che grava sulla città e neppure di far credere alla gente che quella vita valeva di meno, o peggio che il gesto era giustificato, in nome di chissà quale delirio di onnipotenza. La verità, cari signori, traspare sempre e ritorna ancora più luminosa. Come la vernice bianca illuminata dal vostro sfondo nero. Che grida: “Qui, senza colpa alcuna, fu ucciso un uomo”.

 

 

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