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IF2015: intervista ai the Jackal pronti ad approdare al cinema Internet

Pisa – Ad IF 2015 non potevano mancare i the Jackal, il collettivo di video maker napoletani che spopola in rete e che ha raggiunto la consacrazione con “Gli effetti di Gomorra sulla gente”, una ciliegina sulla torta di una lunga serie di video dall’umorismo contagioso e virale. Un risultato dovuto ad un profondo senso dell’umorismo e alla demenzialità dei personaggi ma che, come in molti casi analoghi, richiede un intenso e serio lavoro. I prodotti che ne escono, infatti, sono spesso il risultato di una forte attenzione al dettaglio. Proprio questi aspetti ne decretano la viralità e la contaminazione sul web. Tanto da attirare le attenzioni di Roberto Saviano (“un tipo simpatico, come non te lo immagini e molto aperto alla gag”).

Ma i the Jackal non sono solo le risate di fronte ai due Gay Ingenui, ai folli dialoghi del signor Cavastano o alla parodia di Inside out con protagonista la Miss Italia Alice Sabatini. La genialità è al servizio di spot sociali e di forte valore culturale: come la promozione dell’uso del bike sharing nella caotica Napoli o il suggestivo video Napoli in 4k, dove si intravede la città partenopea, movimentata e onirica al contempo, fuori dai soliti contesti. In molti si sentiranno un po’ the Jackal. Nell’esilarante gruppo si possono immedesimare quei giovani che animano le loro giornate scolastiche tra gag, imitazioni dei professori e tante risate. Per diventare the Jackal però servono tanta esperienza,  preparazione (“per quanto l’insegnamento teorico abbia la sua importanza non è determinante avere una laurea in comunicazione” dicono, pur essendo alcuni di loro laureati in Scienza delle comunicazioni) e ottenimento dei risultati. Risultati che stanno portando all’approdo al cinema tramite i produttori di Cattleya (c’è però il massimo della segretezza e di più non si sa).

Una fitta produzione di video su youtube e facebook, come intendete la viralità in rete?

In realtà “virale” è una parola un po’ abusata oggi, nel senso che c’è viralità e viralità: non sempre il prodotto che rende di più è virale. E’ un aspetto che non per forza viene privilegiato, ma comunque viene considerato e studiato.

Però la serie “Gli effetti di Gomorra sulla gente” è un caso di video virali, contagiosi…

Vero. In questi casi sono molto importanti i social. Facebook nel contesto specifico ci ha dato molta visibilità, ma non esiste comunque, diciamo così, il video virale universale. Nel caso degli effetti di Gomorra sulla gente ci siamo inseriti nell’apprezzamento che ha ricevuto il lavoro di Sollima. Abbiamo colto alcune particolarità degli attori, come le parole che usano, i modi di atteggiarsi e gli abbiamo riproposti in una versione parodica. C’è comunque un percorso di studio, di attenzione.

Passiamo ad alcuni aspetti solo apparentemente di colore. In voi si ritrovano dei modi di fare gag quasi di strada, o meglio, di scuola. Come avete cominciato?

Siamo partiti proprio dalla scuola. Inizi a fare le gag, come le imitazioni, interpretare situazioni assurde. Ti fai un pubblico. Si parte prima con i compagni, gli amici, poi mano a mano il pubblico si fa sempre più largo. Fino ad arrivare ad oggi dove lo spirito rimane praticamente lo stesso. Il modo in cui lo diffondi richiede ovviamente un lavoro molto più articolato e complesso. Un percorso che è andato di pari passo con l’uso della videocamera e del pc: inizi giocando con questi strumenti, poi arrivi ad usarli in maniera professionale.

Riuscite a fare video ed essere parte del video, non è così scontato.

Il nostro vantaggio sta nel fatto che siamo un gruppo piccolo. E’ un fattore positivo. Alcuni di noi hanno proprio un doppio ruolo di attore e casting director, come Ciro ad esempio, o attore e amministratore, come Simone. Tutto il resto è lavoro dietro le quinte anche se, in alcuni video, specialmente quelli che devono essere realizzati con molta rapidità, possiamo apparire un po’ tutti. Come quelli che riprendono la vita d’ufficio. Inoltre operiamo a Napoli, un luogo dove si trovano con grande facilità attori o attrici che possono interpretare bene le nostre storie.

Digitali ingenui. Ad IF2015 nei giorni scorsi si è parlato dell’ignoranza di molti utenti che navigano via web. In Italia manca un’educazione sulla rete?

Se non conosci le acque dove navighi può essere molto rischioso. E’ un po’ lo stesso discorso che vale per noi che lavoriamo nel settore: se non conosci al meglio il mezzo che usi difficilmente si ha vita facile. Dunque non conoscere la rete significa essere fuori da tutto, in tutti i sensi. E’ anche per questo motivo, ad esempio, che i giornali stanno piano piano morendo.  Gli italiani non sono generalmente un popolo educato alla rete, ma non è una situazione del tutto negativa, le cose si stanno muovendo nella direzione giusta. Comunque l’inconsapevolezza dell’uso è data anche dalla giovane età degli utenti, ma si sta alzando la media anagrafica e questo aiuta nel giusto utilizzo. Anche se il nostro timore più grande è vedere le nostre madri scorrazzare via web. Chi le ha su Whatsapp, chi su Skype. Non si tengono una volta dentro. E stiamo cercando di tenerle lontane da facebook…

(Per i the Jackall hanno risposto Simone Ruzzo, Nicola Verre e Alfredo Felco)

 

https://www.youtube.com/watch?v=1PV5byp25yk

 

Foto: youTube

 

 

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