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Ii museo Champollion: la magia dei geroglifici egizi Cultura

Parigi – Gli appassionati dell’antico Egitto hanno ora un’altra meta da visitare in Francia il museo Champollion che ha appena aperto le porte a Vif, vicino a Grenoble, nella casa di famiglia dell’egittologo che nel 1822 era per primo riuscito a decifrare la stele di Rosetta.

Installato nella proprietà familiare, il museo intende rendere omaggio alla nascita dell’egittologia attraverso la vita e le opere non solo di Jean-Francois Champollion detto il giovane ma anche del fratello maggiore, l’archeologo Jacques-Joseph Champollion-Figeac . Il Champollion giovane era solito passare lunghi periodi nella proprietà di Vif, rimasta alla famiglia fino al 2001 quando era stata comprata dalla provincia di Isère proprio per farne un museo nonostante la città natale, Figeac, gli avesse già dedicato un  museo, il musée Champollion-Les écritures du monde molto incentrato però sulla storia della scrittura.

A Vif invece l’accento è proprio messo sull’egittologia e sulla sua storia, alla luce della decifrazione della stele su cui Champollion , e non solo, si era dedicato per anni. “Due o tre volte alla settimana mi addormento sulla stele di Rosetta. Finora non ho rimediato che mal di testa” doveva scrivere Jean-François al fratello nel giugno del 1814,  all’inizio della sua battaglia per venire a capo dell’iscrizione.

La stele è una pietra in granodiorite  che riporta l’ iscrizione di un decreto tolemaico divisa in registri in tre differenti grafie, geroglifico, demotico e greco. Dal momento che si tratta dello stesso testo, il greco antico avrebbe fornito la chiave per  penetrare nella lingua dell’antico Egitto, fino ad allora rimasta del tutto emetica.  La preziosa pietra prende il nome latinizzato dalla località dove fu trovata (Rashid) sul delta del Nilo da un ufficiale francese al seguito di Napoleone, Pierre François Bouchard cui fu sottratta dagli inglesi che la portarono nel 1802 a Londra al British Museum dove si trova tuttora. Ai francesi, sconfitti in Egitto dai britannici sia per mare che per terra, fu concesso di conservare disegni e annotazioni fatte al momento del ritrovamento.

Champollion non vide mai  la stele originale ma riuscì a decifrare l’iscrizione su una copia che ora si trova al Museo Egizio di Torino dopo 20 anni di fatiche grazie anche, va detto,  ai passi avanti compiuti in quegli anni  dall’inglese Thomas Young.  Uno dei pezzi più preziosi del museo di Vif è proprio l’ampia scrivania dove a Parigi, anno dopo anno, Jean-François aveva cercato di penetrare il mistero della stele.

Di particolare interesse a Vif vi è poi la sala con i reperti che componevano la sala egizia curata da Champollion per il Louvre e che ora il grande museo parigino ha dato in prestito.  Complessivamente il museo  cerca di ritracciare , attraverso il percorso dei due fratelli, dalla natia Figeac, alle rive del Nilo passando anche per Parigi e Grenoble, la storia del fascino esercitato dalla civiltà egizia e alla nascita di una nuova disciplina, l’egittologia.

Per farlo si serve degli oltre 200 oggetti e documenti del fondo Champollion e anche di prestiti di musei, come appunto quello del Louvre; Il museo si snoda sui tre piani della dimora, con il pianterreno consacrato all’universo familiare, il primo al lavoro di ricerca che ha portato a decifrare la stele e il secondo alla nascita dell’egittologia

 

 

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