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Immigrazione, Idos: problema sociale è la “segregazione occupazionale” Cronaca

Firenze – Un rapporto di quasi 500 pagine, con un ricchissimo apparato analitico, tabelle e grafici, e interventi esplicativi sui dati statistici.  Un volume da far arrivare ai tavoli della politica a tutti i livelli, che trasmette un messaggio preciso: bisogna farla finita con l’agitare lo spauracchio degli sbarchi e la sensazione di insicurezza ad essi collegata. E’ l’ora di affrontare la questione dell’immigrazione nei termini corretti dell’integrazione, del lavoro, del ruolo sempre più importante che acquista per le nostre comunità.

Il Dossier statistico Immigrazione del 2019 realizzato dal Centro Studi e Ricerche Idos vicino alla Caritas, in partenariato con il Centro Studi Confronti, al quale partecipano le diverse confessioni religiose, è stato presentato oggi a Palazzo Fenzi dell’Università di Firenze con la partecipazione di rappresentanti sindacali e di comunità religiose.

Concluso un annus horribilis nel quale “le paure sono diventate rabbia” e la politica ha solleticato il senso di insicurezza creando barriere verso chi cerca accoglienza e aiuto, gli autori si sono impegnati a realizzare  il rapporto più completo possibile sul fenomeno del flusso ininterrotto di umanità che fugge dalla violenza e dalla fame.

Intendiamoci sotto accusa non è solo Matteo Salvini e il governo gialloverde. “Anche i governi precedenti non hanno dato al tema l’attenzione dovuta”, ha detto  il segretario generale della Cgil Toscana Dalida Angelini nel commentare i risultati del rapporto.

La popolazione straniera in Italia non è in espansione – dicono i ricercatori –  e nel 2018 è crescita del 2,2% per un totale di 5,25 milioni, pari all’8,7% di tutti gli abitanti. L’aumento di 111mila persone rispetto all’anno precedente è dovuto in gran parte ai 65.400 bambini nati da coppie straniere già presenti in Italia, un settimo di tutti i nuovi nati, 439.700 che rappresenta il picco più basso registrato da anni.

In Toscana gli stranieri residenti sono 417.382 (+ 2,2% rispetto all’anno precedente) pari all’11,2% della popolazione residente, dunque superiore alla media nazionale. Il 52,9% le donne.

Per quanto riguarda gli sbarchi, nel 2018 sono arrivati in Italia 23.370 migranti, più dell’80% in meno rispetto all’anno precedente. Nei primi 9 mesi di quest’anno sono stati 6.700. Questo è dovuto alla chiusura dei canali d’ingresso, agli accordi con la Libia e i clan che gestiscono la tratta dei migranti, al decreto Sicurezza, ma è rimasta alta la percentuale di coloro che muoiono nella traversata: 1 annegato ogni 35 persone che si imbarcano.

Sgombrato il campo dagli argomenti di coloro che strumentalizzano il fenomeno per guadagnarsi consenso politico, occorre diffondere “una corretta consapevolezza del fenomeno senza paure infondate e chiusure preconcette”, ha detto Francesco Paletti, ricercatore  del Centro Idos, e affrontare le questioni reali che riguardano l’integrazione e il lavoro.

Partendo dal fatto che, se gli arrivi diminuiscono, la presenza dei migranti aumenta per effetto del processo di radicamento e cioè l’acquisizione della cittadinanza. Vediamo la Toscana.

Nel 2018 sono nati 5.091 bambini da coppie di migranti, ma che essendo nati in Toscana migranti non sono. Ci sono poi gli immigrati di seconda generazione, stranieri dal punto di vista giuridico, ma nati e cresciuti in Toscana (54.778, il 14,5% della popolazione secondo dati del 2017).

Che essi siano da tempo “una componente stabile della società toscana “ lo dimostra il numero dei permessi di soggiorno: 316.023, il 62% dei quali di durata illimitata. Ancora troppo basso risulta il tasso di acquisizione della cittadinanza  22,6 ogni mille residenti.

Per quanto riguarda il lavoro, gli occupati sono 200.644 (12,6% del totale) con una media mensile di guadagno di mille euro, i disoccupati 28.450. Essi hanno dunque “un ruolo sociale importante me non riconosciuto come valore”, ha detto Angelini.

I ricercatori infatti parlano di una sorta di “segregazione occupazionale” dal momento che il 25,6% è attivo in lavori non qualificati (6,8% gli italiani), il 10,7% nelle costruzioni (5,7%) e il 23,5% nel lavoro domestico (badanti, pulizie etc.) (1,3% gli italiani).

Sono i cosiddetti lavori delle “5 P” quelli che vengono eseguiti dagli immigrati: pesanti, precari, pericolosi, poco pagati e poco riconosciuti socialmente. Magazzinieri, operai, facchini, operai agricoli, pulizie etc.

La questione immigrati sta ora anche in quest’ultimo punto, ha concluso Angelini: “C’è una contraddizione di fondo. Gli immigrati guardano i nostri bambini e curano i nostri nonni, il loro è un ruolo sociale importante che dovrebbe fare breccia nell’egoismo e nella poca umanità che viene loro dimostrata”. Bisogna dunque ridare dignità alla loro funzione: “Per quanto riguarda il sindacato questo dovrebbe diventare una tema di priorità nella contrattazione”.

foto di Massimo Sestini

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