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Il 2,2% degli Italiani è “malato” di gioco d’azzardo STAMP - Salute

Italiani poeti e navigatori? A quanto pare anche giocatori incalliti. A rivelarlo un’indagine svolta dall’Istat e resa pubblica durante un convegno tenutosi oggi, 20 giugno, nella Sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati, sede fiorentina della Giunta regionale toscana. Il seminario “Per un gioco legale e responsabile: aspetti sociali e ruolo della polizia” è stato promosso dalla Scuola interregionale di polizia locale (Sipl) di Toscana ed Emilia Romagna in collaborazione con il Forum italiano per la sicurezza urbana e con l’associazione Avviso pubblico. La statistica sulla dipendenza dal gioco di azzardo è preoccupante, soprattutto a livello nazionale. Nel 2004 gli Italiani avevano speso 28.400.000.000 circa di euro per il gioco, mentre nel 2008 ne hanno spesi 47.500.000.000 e nel 2011 ben 79.000.000.000. Per il 2012 la previsione è pari a 130.000.000.000 di euro, una cifra che risulta ancor più allarmante se si considera il periodo di crisi economica attraversato dal nostro Paese. Gli Italiani sono sempre più poveri e crollano i consumi, ma di pari passo aumenta la spesa per il gioco. Come spiegarlo? Non solo con la voglia dei meno abbienti di guadagnarsi facilmente un futuro agevole. Dietro alla manìa del gioco c’è, spesso, una vera e propria malattia. Si chiama “gambling compulsivo” ed è la dipendenza cronica dal gioco d’azzardo. Secondo recenti stime, circa il 2,2% della popolazione italiana è a rischio gambling, mentre in Toscana la percentuale scema fino ad una cifra compresa fra l’1,5% e lo 0,8% (20.000 persone circa) della popolazione di età compresa fra i 15 ed i 64 anni. Per fronteggiare il “gap” (gioco d’azzardo patologico ) il Consiglio regionale della Toscana aveva dedicato al gioco d’azzardo una deliberazione già nel 1999 e, da allora, circa 500 persone si sono rivolte ai servizi sanitari per curare la loro dipendenza da gioco. La sanità regionale, infatti, è in grado di offrire ai giocatori cronici delle soluzioni differenziate che vano dai trattamenti ambulatoriali a quelli residenziali. Che il “gap” possa trasformarsi in una vera e propria malattia lo testimonia il fatto che in Italia circa il 70-80% della popolazione di età compresa fra i 20 ed i 60 anni (30.000.000 di persone) giocano a slot machines e videolottery (56,3% dei giocatori), gratta e vinci (12,7%), lotto (8,5%), scommesse sportive (4,9%), superenalotto (3%) e ad altri giochi d’azzardo.

Foto: http://static.blogo.it
 

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