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Il 24 gennaio arriva in Italia “Lincoln” Cinema

Esce in Italia il 24 gennaio, con alcune centinaia di copie non ancora definite ufficialmente, e con il record di 12 candidature agli Oscar, il film di Steven Spielberg “Lincoln”, la storia del padre della patria americana, colui che riuscì nell'impresa, all'epoca grandiosa, di abolire per sempre la schiavitù, modificando la costituzione, nel pieno della sanguinosa guerra civile americana.

Il presidente, interpretato da Daniel Day-Lewis, nell'edizione italiana viene doppiato da Pierfrancesco Favino e Sergio Rubini, ma il doppiaggio non convince tutti, pare che affievolisca la potenza narrativa. Seguire le due ore e mezza di film – pellicola apprezzata dai personaggi più illustri d'America, come l'ex presidente Bill Clinton qualche giorno fa ai Golden Globe – è come ripassare un libro di storia venendo a conoscenza di cose che perlomeno in Italia sono riassunte appena in poche righe di libro di testo.

Si scopre così dalla sceneggiatura, scritta da Tony Kushner, ispirata parzialmente al libro “Team of rivals: the political genius of Lincoln”, che il presidente americano, fenomenale nel mettere d'accordo le parti avverse, dopo aver vinto sui tre principali oppositori li chiamò tutti e tre a far parte del suo gabinetto, e questo per avere il timone dritto sui principi universali della giustizia, dei diritti civili e della libertà.

Un po' come se nel nostro futuro governo il premier vincente chiamasse nella sua squadra non i leader di coalizione, bensì quelli dell'opposizione. Interessante constatare come l'arte di comprare voti in cambio di posti nella pubblica amministrazione sia vecchia di almeno 150 anni, visto che già nel 1865 Lincoln, complici i suoi più stretti assistenti, si comportò così per ottenere il quorum dei voti giusti per far passare il tredicesimo emendamento che aboliva la schiavitù. La differenza è che quei voti comprati da Lincoln non servivano per il suo arricchimento personale, ma per l'idea grande di rendere tutti gli uomini uguali e liberi. Un po' come i nostri fantastici politici!

Nel film si dà ampio spazio anche alla vita privata di Lincoln, al suo rapporto conflittuale con la moglie depressa, interpretata da una bravissima Sally Field, perennemente in lutto per la perdita del loro primogenito, e scopriamo il rapporto del presidente con gli altri due figli, il viziatissimo minore al quale Lincoln permette ogni cosa, e il più grande, che il presidente americano cerca in ogni modo di risparmiare, ostacolando la sua voglia di arruolarsi a tutti i costi.

Infine il ritratto di Stevens, repubblicano come Lincoln e persino più idealista di lui, interpretato dal premio Oscar Tommy Lee Jones, e che si adopera tutta la vita per abolire la schiavitù essendo innamorato di una donna di colore.

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