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Il 6 marzo Giornata europea dei Giusti Cultura

Pisa – Due giovani ebrei francesi con la kippà in testa picchiati nella banlieue di Parigi nei pressi di Saint-Denis. Insultati ferocemente, aggrediti al grido “sporco ebreo” e poi pestati con violenza inaudita. Succede ai giorni nostri, nel cuore dell’Europa dove un secolo fa dilagava l’antisemitismo di matrice nazifascista. Ma purtroppo l’odio razzista non ha confini geografici o temporali.

Stati Uniti d’America. Texas, un’insegnante di una scuola materna è stata licenziata dopo aver postato una sfilza di post indecenti sui social media, tra cui un tweet dove invitava esplicitamente ad “uccidere qualche ebreo”. In un altro atroce cinguettio chiedeva: “Quanti ebrei morirono nell’Olocausto?”. Concludendo con una risposta inquietante: “Non abbastanza… HAHAHAHA”. Nelle stesse ore la Casa Bianca denunciava pubblicamente che è in corso un’ondata di antisemitismo senza precedenti: lo storico cimitero ebraico di St. Louis era stato profanato, oltre 100 lapidi vandalizzate. E decine di centri culturali ebraici statunitensi ricevono quotidianamente minacce di morte e attentati.

Episodi gravissimi che hanno una radice talmente pericolosa che non deve mai essere banalizzata. Talvolta le risposte ferme e le condanne sia delle istituzioni che della società civile hanno tardato amaramente, producendo un vuoto tremendo dove prolifica l’egoismo e l’intolleranza. Per frenare le derive dell’indifferenza non c’è che la memoria: il ricordo di esempi positivi. La luce di coloro che hanno difeso la dignità umana in periodi disumani. Figure eroiche, “giusti” che hanno rischiato la propria vita per aiutare un’altra persona e a cui, finalmente, è stata dedicata una Giornata. Introdotta dal Parlamento europeo, si tratta di una manifestazione “per mantenere viva e rinnovare la memoria di quanti, in ogni tempo e luogo, hanno fatto del bene salvando vite umane”. La data è quella del 6 marzo. Una ricorrenza per libera scelta, che non sostituisce la Giornata delle Memoria ma che contribuisce insieme alla legge sul negazionismo a valorizzare la speranza nel futuro dell’umanità.

Oggi le storie dei Giusti sono fondamentali per capire cosa accadde davvero in quegli anni dominati dal buio del nazismo. Sei milioni di ebrei furono assassinati. Decine di migliaia riuscirono a mettersi in salvo grazie all’intervento dei Giusti. Testimonianza che ci fu anche chi seppe mettere a rischio la propria vita spinto dai valori umani. Uomini, donne, laici o religiosi che salvarono durante la Shoah gli ebrei dalla deportazione e dalla morte. In un momento storico difficile e a rischio della propria vita, di quella dei propri familiari e amici, scelsero di testimoniare concretamente la solidarietà umana, la difesa dei propri simili, contro leggi e pratiche ingiuste, atroci e aberranti.

Eroi moderni per i quali lo Stato d’Israele avviò un progetto mondiale per assegnare il titolo di “Giusti fra le Nazioni”. Il riconoscimento si ottiene attraverso un iter lungo e molto meticoloso, una commissione segue un rigido protocollo per ciascun caso. Alla fine del procedimento in loro ricordo a Gerusalemme è piantato un albero nel viale dei Giusti a Yad Vashem e i loro nomi vengono incisi sui muri che circondano i giardini del memoriale alle pendici del Monte Herzl. Se decine di giusti hanno un nome e un cognome per tanti altri ignoriamo completamente l’identità.


Il valore straordinario della «memoria del bene» deve essere preservato e tramandato, mostrando la bellezza della possibilità di rigenerazione morale del genere umano anche nei momenti estremi. Il 6 marzo non è solo una data, è un messaggio carico di responsabilità universale.

Alfredo De Girolamo
autore di “Gino Bartali e i Giusti toscani” (Edizioni ETS)

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