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Il bar di Trespiano svaligiato 12 volte in 6 anni Cronaca

Un destino singolare, quello del Bar Corsi, sul piazzale di Trespiano: unico centro di aggregazione del paese, bar storico dell'agglomerato con i suoi decenni e decenni di permanenza, rischia di trovarsi in stallo "grazie" a una serie di furti che lo hanno bersagliato. 12 furti in sei anni, l'ultimo proprio ora, a marzo. La storia comincia dal 2006, dopo qualche anno che l'esercizio viene rilevato dai due soci attuali. Due ragazzi che hanno voglia di lavorare e simpatia istintiva, e che presto vengono premiati da un folto giro di clienti. Ma, dal 2006, comincia l'incubo. Una serie di furti (media, due all'anno) che portano via ciò che c'è da portar via, dal fondo cassa ai tabacchi ai gratta e vinci, ai computer, a tutto ciò che c'è di trasportabile e spaccano il resto.

Con insolite modalità di "ingresso": si passa infatti dai bandoni tagliati (è un classico, si affrettano a spiegare i proprietari), all'abbattimento di muri. Insomma, un lavoro stile Beirut, solo che, al posto dell'esplosivo, i malviventi usano zappa e picconi. "Smurano dunque il bar almeno 4 volte, compresa l'ultima, il 17 marzo, quando sono entrati dal tetto – spiega uno dei soci, indicando il foro rabberciato che s'apre nella parte rialzata del locale – sono entrati dentro alla stanza dove c'erano tabacchi e altro, e hanno fatto pulito". In effetti, la dinamica secondo la quale si muovono i mlaviventi è perlomeno inquietante: riescono infatti, nonostante gli attacchi partano da vari punti, a "beccare" sempre la porta giusta, vale a dire giungono là dove è più conveniente arrivare.

Invano i proprietari hanno montato telecamere a circuito chiuso, rafforzato le porte, impiantato allarmi, sbarrato tutto lo sbarrabile: puntuali come la fame, i malandrini si presentano nelle ore notturne e, se non passano da porte o finestre, abbattono i muri.
"Oltre al danno del latrocinio vero e proprio di soldi e merci, subiamo anche il danno materiale dei rifacimenti cui siamo costretti" spiegano i soci. Non solo. Il fatto di trovarsi ogni sei mesi circa con lo scotto da pagare ai malviventi, ha fermato ogni velleità, che pure c'erano, di allargamento e sviluppo dell'attività. Un vero e proprio stallo, cui neppure le forze dell'ordine, a tutt'oggi, come raccontano i due soci, riescono a trovare rimedio. Cosa chiedono, questi piccoli imprenditori, bersagliati e stanchi? "Non sappiamo neanche noi che fare – concludono – cosa chiedere. Maggiore controllo forse, ma a che pro? Sapete quanto ci hanno messo, per compiere l'ultimo furto, quello in cui sono passati da un buco che hanno praticato sul tetto? Tre minuti e 23 secondi. Cronometrati dalle telecamere". Aggiungiamo che, dopo il quarto furto, come da prassi, le assicurazioni li hanno estromessi. 

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