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“Il berretto a sonagli”: un eroe pirandelliano moderno Spettacoli

Un uomo per amore, è risaputo, può compiere il gesto più folle ed eroico, anche quello di accettare la condivisione della propria donna con un altro, a patto che l’adulterio rimanga segreto. È quello che ci dimostra Luigi Pirandello disegnando il protagonista de “Il berretto a sonagli”, interpretato da Sebastiano Lo Monaco in questa vecchia (ma solo in termini di date) regia di Mauro Bolognini, in scena al Teatro della Pergola di Firenze. Lo scrivano Ciampa è un personaggio assolutamente atemporale: la condizione di un uomo che pur di non perdere la propria moglie finge di non sapere dei suoi tradimenti non è tanto lontana dalla realtà odierna, inoltre molto al passo con i tempi in cui fu scritta la commedia (1917) ciò che veramente conta è l’apparenza, conservare il rispetto degli altri.

Per questo motivo tutta la sua vita crolla quando al paese viene rivelato che la moglie ha una relazione con un altro uomo, di cui lui già era a conoscenza. A svergognarla Beatrice, consorte di quest’ultimo. Ciampa ha solo due rimedi per riparare al danno subito: assassinare i due adulteri o far sapere a tutti che Beatrice è pazza. Non deve però esserci alcun dubbio: e la donna viene portata in manicomio. Infondo cosa c’è di più facile: basta gridare in faccia a tutti la verità che nessuno le crederà e la prenderanno per pazza. È questa l’ultima considerazione del protagonista. Una commedia dai toni amari e ironici, un capolavoro dell’autore siciliano che ne propone due versioni, una in dialetto siciliano scritta per l’attore Angelo Musco e una in italiano. Storiche la versione napoletana di Eduardo de Filippo del 1936 e l’interpretazione di Paolo Stoppa diretto da Luigi Squarzina nel 1984.

Si annovera tra le buone riuscite anche questa di Lo Monaco-Bolognini, in cui ogni personaggio è ben curato nella sua struttura, ha i suoi lati tragici e comici che si alternano nello svolgimento della storia. È dal 1996, anno della prima messinscena, che l’attore si è dedicato all’approfondimento dell’opera pirandelliana sviscerandone gli aspetti più caratteristici. È così che Ciampa risulta una macchietta, ma anche un esistenzialista con la sua teoria delle corde della mente (civile, seria e pazza) da attivare in base alle circostanze e con la sua idea dell’uomo-pupo i cui fili sono mossi dal fato o da altri uomini. Nell’equilibrata interpretazione di Lo Monaco viviamo il suo dramma, lo compatiamo, ci fa sorridere nel suo essere ridicolo, ci fa riflettere nel suo essere filosofo. Leggeri e ben ricamati i duetti comici e gestuali con l’ingenuo Fifi, fratello di Beatrice deriso da tutti (Claudio Mazzenga), e con il bizzarro Delegato Spanò (Rosario Petix), dialoghi che rimbalzano dall’uno all’altro come una cantata stonata e priva di senso. Fulcro della vicenda la risoluta Beatrice, nella presenza scenica elegante ed energica di Monica Biondi; la sua signorilità, nonostante una determinazione tutt’altro che delicata, risulta in forte contrapposizione con la volgare ruffiana La Saracena (Clelia Piscitello). A completare il cast la vecchia Fana (Franca Maresa) e la signora Assunta, madre di Beatrice (Isa Bellini). Degna di nota anche la scenografia di Helena Calvarese, che ricompone un sobrio giardinetto borghese di inizio Novecento che taglia in direzione diagonale la scena definendo il luogo visibile dello scandalo e un fuori che non deve sapere.

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