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Il Bullettone, vero tesoro della Curia fiorentina Cultura

In occasione del tragico agguato dello scorso 4 novembre all’Arcivescovo Betori i giornali hanno parlato, anche in base alle dichiarazioni dell’aggressore, di un “tesoro” conservato in Curia. Un “tesoro” che, come ha detto lo stesso Betori non esiste, se si escludono alcuni oggetti di poco valore esposti in due vetrine nella sala del trono. In realtà un vero “tesoro” artistico-culturale, di inestimabile valore, all’interno della curia si trova, ed è il Bullettone, 43 centimetri d’altezza x 27, contenente 360 carte pergamenate scritte ambo lati, conservato in cassaforte nell’archivio del Palazzo Arcivescovile, e che spicca fra gli altri documenti storici per la sua unicità in quanto ricca fonte di notizie storiche sulla chiesa fiorentina. Il Bullettone, cosi chiamato per le “bullette”, borchie, che si trovano sulla sua copertina – come nella foto, che ritrae la copertina di un antifonario antico – è un voluminoso codice membranaceo fatto redigere  dalla famiglia Visdomini che aveva giurisdizione sulla sede vescovile durante i periodi di “vacanza”, ovvero tra la rinuncia o la morte di un vescovo e l'elezione e insediamento del nuovo, redatto appunto durante la vacanza della sede episcopale seguita alla morte del vescovo Antonio d’Orso, dal 1321 al 1323. È un registro di tutti i documenti relativi ai possessi e ai diritti dei vescovi fiorentini dal IX secolo al 1321. Fu trascritto dal notaio Ser Giovanni Arrighetti a uso pubblico il 14 maggio 1323. E’ talmente importante che oltre ad essere custodito perennemente in cassaforte, non viene più fatto consultare agli storici, essendo stato microfilmato, per garantire la sua conservazione.

Del prezioso volume esistono anche due copie: la prima, di mano anonima, è del 1697 ed è conservato all’Archivio di Stato di Firenze, mentre la seconda è del 1700 per mano di Giovanni Lami ed è conservato alla Biblioteca Riccardiana. I primi studi storici sul Bullettone sono stati eseguiti nel 1989 dal professore di storia George W. Dameron dell’Università americana di San Michele a Colchester, Vermont.

Tra le “curiosità” che ci racconta il Bullettone troviamo i numerosi privilegi concessi dagli Imperatori al Vescovo di Firenze, considerato un Principe del Sacro Romano Impero. I più antichi sono sei diplomi imperiali dell’875 di Ludovico II, segue quello di Carlomanno dell’880 con il quale si obbligava la popolazione di Quaracchi a versare i tributi al Vescovo di Firenze.

Praticamente l’Archivio arcivescovile di Firenze è uno scrigno di informazioni e documenti, che si è formato nei secoli attraverso la produzione degli atti ufficiali di tre istituzioni legate all’attività del vescovo e della diocesi: l’amministrazione dei beni appartenenti alla Mensa vescovile in seguito arcivescovile, la Cancelleria e il Tribunale ecclesiastico. L’Archivio della Cancelleria e del Tribunale erano collocati in due luoghi distinti del palazzo, chiamati archivio inferiore e archivio superiore. A parte in un’altra stanza, detta di S. Antonino, si trovava l’archivio della Mensa arcivescovile. Oggi tutti i documenti, catalogati, ed in alcuni casi microfilmati, in attesa di digitalizzazione, sono conservati al terzo piano.

All’Archivio, diretto dal canonico della Cattedrale  e vice preside della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale, mons. Gilberto Aranci,  ogni anno si rivolgono oltre 1.200 persone, di cui l’80% per ricerche anagrafiche e il restante 20% per ricerche universitarie e storiche. Dal 1996 l’Archivio cura anche diverse collane e pubblicazioni relative al suo fondo, ad oggi oltre trenta.

Foto: www.polomuseale.firenze.it

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