energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Il “campo d’azione” di Andrea Kvas Cultura

Siamo andati in avanscoperta a vedere per i nostri lettori “Campo”, la mostra monografica di Andrea Kvas (foto 1) che inaugura oggi venerdì 8 febbraio alle 19, il Sacello del Museo Marini, quale intimo spazio espositivo a se stante, all'interno della cripta. Ciò che come sempre, possiamo fare, è dare una prima “descrizione” di quello che ci si presenta (e poi trarne qualche deduzione): un assemblaggio geometrico di piccole e medie travi di legno sottile, dipinte molto gestualmente da ogni lato, e poi accostate a formare dei campi di colore steso a strisce. Le travi vengono appoggiate alle pareti del sacello in verticale, oppure sdraiate a terra, o ancora seminascoste dietro la sporgenza di un muro in posizione obliqua. Un’installazione più complessa e meno rigida è affastellata sopra una mezza parete spessa e contro una finestrella: all’apparenza è una catasta di tronchi dai colori sgargianti, ma quasi subito scopri leggendo che sono 196 elementi in  “schiuma poliuretanica, acrilico, idropittura, smalto, asfalto a freddo, pigmenti, resina acrilica, farina, gommalacca, lattice sintetico, legno (abete), silicone acrilico, guaina bituminosa, argilla, grafite”. Allora sentiamo cosa significa Campo per il giovane artista triestino e per la curatrice Barbara Casavecchia:

“Campo” è anche un’espressione utilizzata da Pierre Bourdieu, in chiave sociale, per definire uno spazio nel quale agiscono forze che provocano effetti di campo, determinando comportamenti che mirano al mantenimento oppure al mutamento degli equilibri. Per entrare in un campo, anche di gioco,bisogna accettarne le regole, dimenticandosi che potrebbero essere arbitrarie. E nel farlo, si porta con sé il proprio habitus, una “struttura strutturante” fatta di automatismi, sensibilità, schemi, che presiede alla sfera della pratica. Kvas rispetta le regole di un campo per continuare a forzarne gli equilibri, a cercare di rompere la rigidità dell’habitus. “I procedimenti fisici del mio lavoro sono semplici e ripetitivi”, dice. “Sto in uno spazio per il tempo necessario a dimenticarmi che ha qualcosa che potrebbe bloccarmi, come un paio di scarpe nuove che ricordi di avere ai piedi solo i primi giorni, per poi ignorarle”.

Bene, gli artisti hanno questa grande, invidiabile libertà di esprimersi, che va rispettata, i risultati alla distanza, si vedranno. Resta la voglia di chiedere, in questo caso a Kvas (nato nel 1986), a chi ha guardato, con chi si è confrontato, e tuttora con quale pensiero si sta muovendo. L’artista ritiene che la tecnica “sia ininfluente” e entrando nel “campo” del museo utilizza tutte le superfici disponibili, come nel caso dei legni e dei poliuretani realizzati per la mostra, li modifica e gli cambia di posizione. La sua produzione per questa mostra, è comnque un’espressione pittorica: non c’è una tela, ma c’è una trama di colore stesa su supporti lignei. A chi scrive piacerebbe che l’artista fiorentino Paolo Masi (foto 2), il cui lavoro è definito informale (classe 1933),  andasse a conoscere il giovane triestino e lo invitasse a confrontarsi con lui. La pittura analitica di Masi, infatti, la sua severa riflessione sugli strumenti del fare arte, e la ricerca dei supporti più vari come i cartoni, i plexiglass, le travi di legno, hanno segnato una storia e tuttora indicano un rigore etico, un impegno anche politico, cioè sensibile al mondo sociale, al quale i giovani artisti devono guardare con attenzione e rispetto.
La personale rimarrà aperta fini al 6 aprile 2013.     www.museomarini.it


 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »