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Il cane Teo e il Forte Belvedere Opinion leader

La responsabilità è duplice e risale a molti anni fa. Era l’estate del 1975, io e il mio fidanzato avevamo un cane. Un bellissimo boxer, di nome Teo, figlio di campioni con pedigree eccezionale. Era un animale molto dolce, obbediente ed amava saltare e giocare a pallone. Anzi, aveva una dote incredibile per il dribbling. Una sera, assistendo ad una partita di dilettanti a Scandicci, Teo era sceso in campo, ha preso possesso della palla e la stava portando verso la rete quando l’arbitro è intervenuto e non sapremo mai se avesse potuto segnare… Ogni domenica mattina andavamo alle Cascine per farlo correre, e divertire i tanti bambini che giocavano con quei coloratissimi, e leggerissimi, palloni. Povero Teo non sapeva che era contro le regole afferrare la palla con i denti, e più di una volta abbiamo dovuto risarcire un bambino in lacrime quando usciva quel “pfsssshhhhh”. L’uomo che vendeva i palloni (per 500 lire) ci adorava! Ma, una domenica il mio ragazzo ha detto: “Non possiamo andare alle Cascine, c’è la Festa dell’Unità. Quindi, andiamo a Forte Belvedere”.   Mi ricordo di avere risposto: “No, è pericoloso, ho sentito parlare di un barboncino che è morto là”.  “Non ti preoccupare. Teo è un cagnolino molto intelligente.”

Stavamo giocando, la palla ha rimbalzato oltre il muro e Teo l’ha seguita. Gridavo, la gente veniva a chiedere cosa era successo. Correvo e ho trovato un vigile (oggi si chiamerebbe Agente della Polizia Municipale e porterebbe una targhetta identificativa sopra il distintivo). Tremando ho spiegato cosa era successo e dicevo che c’era bisogno di lui e la sua pistola per mettere fine all’agonia del povero cane che era caduto giù in Boboli. Mi ha guardato, alzando le spalle per dire “questa è matta”. Non ha preso i nostri nomi, non ha stilato niente che poteva documentare l’accaduto. Se n’è andato, infischiandosene del tutto. Dopo, il fidanzato ed un amico sono andati a recuperare il corpo e l’hanno seppellito in campagna. Io chiamai mio padre. Mi ha detto di trovare un medico per farmi dare 10 gocce di valium. Fatto. Quando riuscii a parlare non facevo altro che ripetere: “Bisogna fare qualcosa là è pericoloso. Vedrai, che non faranno niente finché non muore la figlia di qualcuno”.

Sono passati tanti anni. Io non ho più messo piede a Forte Belvedere. Ma non ho smesso di chiedermi …se quel vigile avesse fatto rapporto…forse? Non ci vuole molto. In Australia c’è un luogo (per turisti) dove si possono vedere coccodrilli in un fossato. Bisogna salire molto in alto. Ci sono pochi cartelli, anche spiritosi, tipo “Do not lean over the glass edge. If the fall does not kill you, the alligator will”  (Non sporgetevi oltre la ringhiera di vetro, se la caduta non ti uccide, ci penseranno gli alligatori) e “Parents, take care of your children” (Genitori, abbiate cura dei vostri bambini”). Non so se ci sono avvisi del genere a Forte Belvedere. Non dico di scendere nel ridicolo come negli Stati Uniti dove i contenitori di caffè da MacDonald recano una scritta che dice “Attenzione. Liquido scottante, pericolo di ustioni” ma a qualcosa serve.

Forse se quel vigile tanti anni fa… L’altra colpa è la nostra, cioè della società in generale. Tutto ciò che è vecchio deve per forza essere un luogo di divertimento, di svago, per turismo. La Fortezza San Giorgio era nata come una struttura militare, per difendere la città e come rifugio per la famiglia Medici durante “tempi insalubri” quali epidemie di peste . L’unica sicurezza che interessava gli architetti era quella dei padroni e di Firenze,  non quella dei preposti alla difesa ne tanto meno quella degli eventuali nemici che potevano entrarci. Anzi, più pericolosa la struttura, più sicura la città. E si vede, le scale e le rampe interne sono perfide fatte per uomini con stivali, non per signore indossando tacchi a spillo. Si, il luogo offre un panorama mozzafiato come si legge nelle guide. Ma sarebbe il caso di modificare l’offerta “turistica”, magari con percorsi ben definiti, magari con un recinto sui prati che lascia uno spazio di diversi metri tra la zona praticabile ed il muro. Non deve essere molto alto, ma servirebbe per tenere la gente lontana dal muro. E se qualcuno scavalcasse il recinto? A quel punto dico “pazienza – il mal voluto non è mai troppo”. Non possiamo ridurci a quel che in Inghilterra chiamano “Nanny State” – il governo che fa da balia.  Né possiamo incolpare Leonardo Domenici o Matteo Renzi per le manchevolezza di un vigile tanti anni fa.

Julia Hanna Weiss

Foto: www.geniofiorentino.it

 

 

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