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Il “cardinale lavavetri” ospite di Betori Società

Su invito del Cardinale Arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori questa mattina il clero, ma anche  i fedeli fiorentini, hanno incontrato al seminario maggiore sul lungarno Soderini, il Cardinale Miloslav Vlk, Arcivescovo Emerito di Praga, che ha portato la sua diretta testimonianza, sul tema “La santità in condizioni di oppressione e di persecuzione”, avendola vissuta in prima persona. Dopo gli studi superiori, Vlk  ha lavorato come operaio un una fabbrica di automobili, poi, dopo il servizio militare, riuscì a laurearsi in archivistica alla Facoltà di Lettere di Praga. A 36 anni, il 23 giugno 1968, durante la Primavera di Praga, venne ordinato sacerdote. Nell’ottobre 1978, le autorità dello Stato, con l’appoggio dei comunisti locali, gli ritirarono l’autorizzazione statale a svolgere l’ufficio sacerdotale, costringendolo a svolgere  clandestinamente il suo ministero pastorale, lavorando come lavavetri, fino  al 31 dicembre 1988. Il 14 febbraio 1990 fu nominato dal Beato Papa  Giovanni Paolo II  Vescovo di Ceské Budejovice, trasferendolo il  27 marzo 1991 alla sede metropolita  di Praga. Dal 1993 al 2001 è stato anche presidente del consiglio delle conferenze episcopali europee. E’ stato creato cardinale il 26 novembre 1994. “Singolare – ha detto il Cardinale Betori nel presentare Vlk – il suo sacerdozio in condizioni di estrema difficoltà per la Chiesa stessa al tempo del dominio sovietico e marxista nei paesi dell’Est dell’Europa. Tutto questo ha fatto di lui un testimone come pochi altri, e quindi è una vita che si propone a noi, e non soltanto una sapienza che viene ad illuminare la nostra  mente”. Monsignor Dante Carolla, moderatore e coordinatore del ciclo di incontri, nell’introdurre l’ospite ha ricordato come “oltre 45 anni fa venne a Firenze a parlare, un paio d’anni prima della sua morte, qui in Seminario il Cardinale Josef  Beran, Arcivescovo di Praga, e di cui è aperto il processo di beatificazione, predecessore di Vlk. Io ricordo ancora la testimonianza di serenità e dolcezza, proprio di mitezza, con il quale ci parlò. Veniva da un esperienza tremenda di persecuzione e di prigionia, prima sotto il regime nazista e poi sotto il regime comunista, ma non aveva un minimo di acredine. Una testimonianza come questa può farci molto bene, sperando di non dover vivere momenti di particolare ed esplicita persecuzione, ma certamente nella vita dell’uomo, e del sacerdote, si affaccia spesso anche la possibilità e l’esigenza di una testimonianza a volte anche eroica”. Il Cardinale cecoslovacco ha iniziato partendo dal 1946 “quando ero un semplice ragazzo di campagna, anche se povero, di 14 anni, che sognava di diventare pilota di aereo, e che per entrare in un istituto gratuito, pagato dalla Caritas, per frequentare il liceo, studiava latino con il suo parroco sui campi, mentre pascolava, come ogni pomeriggio, le pecore. L’ingresso a questo istituto, che scoprii poi essere il Seminario minore, per me fu un sorriso di Dio”. E’ stato un intervento durato un ora, durante il quale il numeroso uditorio ha seguito in religioso silenzio la testimonianza di questo sacerdote, uomo, oggi cardinale, oggetto delle più impressionanti pressioni psicologiche dell’ideologia marxista-comunista, per 10 anni costretto a fare il lavavetri per le strade di Praga, con un secchio e degli stracci, impedendogli di esercitare il ministero sacerdotale, e che si è sempre completamente lasciato abbracciare da Cristo Crocifisso, donandogli tutta la sua vita, “sotto la mano potente di Dio”, come ricordano le Sacre Scritture. “Durante quei 10 anni – ha raccontato Vlk – costretto a fare il lavavetri, avevo perso tutto, anche il mio sacerdozio, l’attività pubblica. Non potevo fare nulla. Più volte mi sono chiesto: ‘Dov’è la potente mano di Dio?’ Ho lottato, non volendo perdere questa convinzione e la fede nella potente mano di Dio. Ed ho dovuto lottare molto per mantenermi fedele. Spesso chiedevo al Signore: ‘perché tutto questo?’ Una volta, facendomi questa domanda, avvertii dentro di me anche la risposta: ‘Perché ti voglio bene’. Pian piano la mia anima fu illuminata. Nel buio, nei dubbi, guardando la croce, e abbracciandola, capii che Gesù fu sommo sacerdote proprio sulla croce, nel suo esistere totale per il Padre e per Noi, quando non poteva muoversi, inchiodato alla croce. Folgorato, ho capito che, persa la libertà, e la possibilità di esercitare il mio sacerdozio, vicino alla croce, diventavo pienamente sacerdote. La mia vita si è rischiarata, anche se tra le mille difficoltà. E’ stato per me il più grande frutto della potente mano di Dio. Pulire le vetrine come lavoro quotidiano era una croce, non faticoso, ma pesante ed umiliante. Non l’avevo scelto io, forse avrei pulito le vetrine per tutta la vita, ma capii che ogni situazione ci rivela il disegno dell’amore divino di Dio per noi”.

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