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Il castello di mia madre Rubriche

Ogni mattina, verso le quattro, mio padre apriva la porta di camera mia e sussurrava:"Vuoi venire?"
Quelle poche parole sussurrate da lui bastavano a tirarmi giù dal letto, nonostante il mio sonno fosse a prova sia del ronfare dello zio Jules, sia degli strilli del cugino Pierre, che reclamava il biberon delle due.
Mi vestivo in silenzio, al buio, per non svegliare il piccolo Paul, e scendevo in cucina dove, gli occhi gonfi e l'aria un po' stravolta degli adulti appena svegli, zio Jules scaldava il caffè. Mio padre intanto riempiva i carnieri, ed io le cartucciere.

(Traduzione: Marco Cavalli, Patrizia Coia, Geneviève Dinomais)

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