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Il centrosinistra e il lavoro Economia, STAMP - Lavoro Nuovo

Se davvero il Pd è uscito rafforzato da queste primarie e vuole avere un ruolo di primo piano anche nel dopo-Monti (o nel Monti-bis), deve infatti iniziare fin da ora a riflettere sulla situazione economica e le possibili vie d’uscita dalla crisi. Per Boeri “Da troppo tempo il centrosinistra non riesce ad avere una sua proposta sul lavoro, il problema numero uno con 3 milioni di disoccupati. Agisce solo di rimessa e il più delle volte a conservazione dell’esistente. Non è un difetto da poco per una coalizione che vuole ridurre le disuguaglianze: quando i soldi per politiche redistributive non ci sono, solo il lavoro può contenere i divari di reddito e ridurre la povertà. E dai tempi con cui si riuscirà a migliorare la situazione occupazionale verrà l’unica spinta autoctona alla crescita, quella non importata dall’estero attraverso le esportazioni”. L’economista si sofferma anche su probemi come il dualismo contrattuale, gli sgravi fiscali e la necessità di favorire  (ulteriormente?) la flessibilità in entrata per le imprese che possono dare crescita ed occupazione.

Per Gramolati “[…] I 30 anni che abbiamo alle spalle sono stati segnati dalla sconfitta del lavoro e da una profonda disillusione di questo mondo verso la politica. La solitudine del lavoro è diventata un tema politico di prima grandezza, basti pensare a come suoni paradossale l’appello alla partecipazione rivolto a persone cui è negata sistematicamente la libertà di esprimersi su materie che le toccano da vicino come i contratti, o peggio, come è successo alla FIAT, di vedersi negato il diritto di scegliere i propri rappresentanti […] La crisi e la subalternità verso le politiche liberiste hanno accentuato questi fenomeni . I danni che tutto ciò ha prodotto sono sotto gli occhi di tutti. Con la sconfitta del lavoro e del suo valore i ceti medi si sono impoveriti, ricchezza e povertà si sono polarizzate con enorme danno per le nuove generazioni alle quali sono negate le più elementari opportunità di mobilità e di inclusione sociale. E ne ha risentito sensibilmente la nostra democrazia“.

I due editoriali

 

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