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Il Chianti: l’anima segreta di una terra magica Cultura

Firenze – Un libro avvincente scritto con la competenza del ricercatore, con un agile stile narrativo e con la passione di chi vive intensamente un territorio e ne assapora l’anima segreta.

Ne Il Chianti dall’A alla Z di Enrico Fiori (Ediz Sarnus) questa anima segreta emerge con forza perché l’autore parla di una terra magica incastonata fra Siena e Firenze. Il Chianti, il regno del celebre vino è definito come uno scrigno prezioso costellato di antichi borghi, castelli eleganti cipressi.

Il volume raccoglie usi e costumi, tradizioni e folklore: a fianco delle prelibatezze gastronomiche e dei tesori paesaggistici, e la narrazione è ricca di aneddoti, curiosità, personaggi storici, che vanno a costituire questo alfabeto chiantigiano dalla A di Arrosto girato e arrosto morto alla Z di Zuppa frantoiana. Il libro è il risultato delle peregrinazioni di Enrico Fiori per paesi, selve, chiese e manieri, oltre che di attente ricerche e di chiacchierate con tanti compaesani, magari fatte davanti a dei cantuccini inzuppati nel Vinsanto A proposito,- rileva l’autore: – si scrive Vinsanto o Vin Santo?

In questa intervista Enrico Fiori, insegnante, originario di Caprese Michelangelo, nella Valtiberina toscana, che vive a Castelnuovo Berardenga ci conduce all’interno del suo nuovo suggestivo lavoro.

Consideri il Chianti “cuore della Toscana” e non solo in senso geografico?

Sì, credo che il Chianti sia il cuore della Toscana perché qui batte la toscanità più vera, più genuina, più sanguigna: è una terra dove Natura, Storia, Arte, Tradizione si fondono e sprigionano un fascino irresistibile; e poi ci sono i chiantigiani, il prototipo dei maledetti toscani di cui parlava Curzio Malaparte.

Ma è vero che Chianti è una delle parole più cliccate sul web e non parlo solo del vino? 

E’ vero: la parola Chianti è una delle più cliccate e non solo per il vino, peraltro giustamente famoso in tutto il mondo; la parola Chianti evoca tante cose, dal territorio alla cucina, dall’antica Lega ai borghi medievali, ma quando si dice Chianti si fa riferimento soprattutto ad uno stile di vita, a un modo di vivere tranquillo e rilassato, lontano dalla frenesia dei grandi centri.

Gli Inglesi si sono inventati il Chiantishire, un termine che nell’immaginario collettivo si è trasformato in un posto leggendario ammantato di eleganza, armonia, bellezza, e come tutti i luoghi leggendari anche questa ha un fondo di verità.

Quali sono  “i magnifici chilometri” che non ti stanchi mai di percorrere? 

Ci sono strade che pur lunghe non ti pesano e non ti stancano mai, altre invece, magari più corte che sono logoranti e faticose .. ecco la Chiantigiana non mi stanca mai e c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire: un vicolo, una strada, una bottega, ma anche una persona che ha qualcosa da dire, una confidenza da fare, una vicenda da riportare.

Ho conosciuto molte persone che mi hanno raccontato tante storie, alcune spiritose, altre più  interessanti: ecco in questi anni nel Chianti ho imparato ad ascoltare gli abitanti del posto e a far tesoro delle loro narrazioni.

Uno dei miei divertimenti preferiti è proprio quello di partire da Castelnuovo Berardenga dove abito, arrivare fino a San Casciano in Val di Pesa o a Greve in Chianti e poi tornare indietro, facendo tappa a San Donato in Poggio piuttosto che a Volpaia oppure sostare a Gaiole in Chianti o fare un giro a Panzano, tanto per citare alcune località.

E il bello è che una volta tornato a casa ripartirei subito, magari per percorrere altri itinerari, ma sempre nel Chianti!

Dal tuo libro emerge che andare nel Chianti significa addentrarsi in una terra magica… 

La magia del Chianti sta nell’atmosfera che si respira in queste terre dove Storia e Leggenda si accavallano: così accanto alla storica contesa tra Firenze e Siena, combattuta armi in pugno, ecco sorgere la leggenda del gallo nero con il cavaliere fiorentino e quello senese che partono al canto del gallo, nero per la Città del Giglio, bianco per la Città del Palio; con la vittoria del primo grazie ad uno stratagemma.

Accanto alla figura storica di Bettino Ricasoli, detto il “Barone di ferro” per la durezza del suo carattere e inventore della formula del vino Chianti, spunta la leggenda nera del fantasma di Bettino che ancora oggi infesta le campagne e il castello di Brolio a cavallo di un destriero, seguito da una muta di cani, spettrali pure loro!

E si potrebbe continuare a lungo parlando di fatti storici poi sconfinati nel mondo della fantasia, ma non voglio togliere a nessuno il magico piacere della scoperta!

Tradizioni, paesaggio, gastronomia, arte, legami profondi che costruiscono un’identità. 

Partiamo da qui: il Chianti è unico e inconfondibile! Questo perché nella terra di Sua Maestà il Gallo Nero si verifica uno straordinario intreccio di colline pettinate con ordinati filari di viti ed olivi, di minacciosi e turriti castelli, di eleganti ville ornate da svettanti cipressi, di tortuose strade che si snodano nelle campagne, di austere e severe pievi.

E poi ci sono i borghi con le loro massicce case in pietra, la cucina dove vino, olio e selvaggina la fanno da padroni, le cantine dove riposa quel vino straordinario che è il Chianti Classico.

Proprio per salvaguardare questa felice combinazione che nel 1716 il Granduca Cosimo III emanò un bando per delimitare i confini del Chianti: fu il primo documento ufficiale al mondo con cui veniva precisata una zona di produzione del vino, ma non c’è dubbio che anche questo ha contribuito a forgiare l’identità del Chianti.

Molti personaggi hanno lasciato  la loro impronta in questa terra 

Il Chianti è stato un crocevia di famosi personaggi storici che, nati o meno nel Chianti, hanno lasciato qui tracce importanti.

Tanto per fare alcuni esempi, la Gioconda dipinta da Leonardo da Vinci era Monna Lisa dei Gherardini, la cui famiglia era proprietaria del castello di Vignamaggio e la tradizione narra che Leonardo abbia realizzato proprio tra quelle mura il suo capolavoro.

E che dire di Galileo che venne ad insegnare a Badia a Passignano? Anche il genio di Michelangelo subì il fascino del Chianti, tanto è vero che cercò e vi trovò casa tra le colline di Castellina, San Donato e Panzano.

Pensate poi che Machiavelli quando si trovava in esilio a Sant’Andrea in Percussina, racconta che andava all’osteria a mangiare, bere e giocare con l’oste, il beccaio, il mugnaio e due fornaciai e si accapigliavano così tanto che li sentivano gridare da San Casciano! Difficile immaginare qualcosa di più autenticamente e maledettamente toscano!

Hai descritto le stagioni del Chianti; puoi dare una breve definizione per ognuna di esse? 

Bella domanda! Vedere il Chianti attraverso il mutare delle stagioni è un’altra esperienza intensa e poetica. In sintesi direi che la Primavera è la stagion bona, il momento del risveglio della natura e delle primizie: le prime rondini, i primi asparagi, i primi turisti.

L’Estate è il momento dell’esplosione della vita nella campagna e nei borghi: la temperatura schizza in alto mentre la campagna e i paesi si popolano di turisti.

L’Inverno è il momento del riposo, della casa, della tavola imbandita, del camino acceso.

Ma la stagione che preferisco è l’Autunno: i colori, le nebbie, i frutti del bosco, la vendemmia, la raccolta delle olive e tanto altro ancora fanno dell’autunno una stagione meravigliosa! Provate a fare un giro in Chianti nel periodo autunnale e ve ne accorgerete!

Sei nato a Caprese Michelangelo, ma come si lega il Chianti alla tua vita?

Altra domanda stuzzicante! E ci vorrebbe un altro libro per rispondere, ma la faccio corta anche se questo argomento è veramente stimolante.

Sono originario di Caprese Michelangelo nella Valtiberina toscana, una terra ai confini con l’Umbria: le mie radici sono in quel piccolo paese. Tuttavia da giovane frequentavo le contrade chiantigiane dove avevo alcuni amici; ricordo che un giorno passai per Brolio e la visione del castello immerso tra boschi e vigneti mi catturò fin da subito; rammento le tante volte che venivo a trovare Don Svaldo Secciani, parroco di Lecchi in Chianti e mio grande amico, e con lui andavamo a mangiare a San Sano, un altro borgo “fuori dal mondo” un gioiellino nascosto tra le selve con il suo monumento alla Rana Beona.  E tutte le volte mi chiedevo: “Chissà se un giorno potrò venire a stare da queste parti?

Così quando ormai tredici anni fa mi sono stabilito nel Chianti questo per me ha voluto dire realizzare un sogno.

Alla lettera A troviamo Accento … si trovano qui i padri della lingua italiana?

Alla voce Accento ho cercato di illustrare come si parla nel Chianti, un territorio che si trova tra Firenze e Siena, le culle della lingua italiana, e questo non è un particolare secondario per la parlata chiantigiana; non si tratta di un vero e proprio dialetto, ma, come ho detto, di una parlata ricca di immagini vivide, di espressioni bizzarre, di metafore frizzanti: il risultato è godibilissimo e penso che anche i padri della lingua italiana ne sarebbero contenti.

Per chi hai scritto questo libro?

Ho scritto “Il Chianti dalla A alla Z” per miei ragazzi di Castellina in Chianti, dove ho insegnato, e di Pianella, dove insegno adesso: mi piacerebbe che comprendessero quale grande fortuna hanno avuto a nascere in queste terre eccezionali.

Foto: Enrico Fiori

 

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