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Il Comune di Firenze ha chiuso il campo Rom dell’Olmatello Cronaca

Lo ha annunciato il Sindaco di Firenze Matteo Renzi questa mattina in diretta radiofonica a Lady Radio, rispondendo ad una domanda di Francesco Pini, il Comune ha chiuso definitivamente il campo Rom dell’Olmatello, l’ultimo campo rom rimasto, attivo da oltre 16 anni, regolato da apposite norme, volute dal Consiglio Comunale nel 1992,  che istituì un apposito Comitato Comunale di Gestione, presieduto dal Presidente del Quartiere 5, e formato dai rappresentanti dei vari uffici comunali interessati, da quelli sanitari a quelli assistenziali, comprese le varie associazioni di volontariato che in questi anni hanno operato sul campo, eleggendo sempre, ininterrottamente, come loro rappresentante nel Comitato Comunale il sottoscritto, Franco Mariani, di professione giornalista. Sono quindi  l’unico testimone diretto di una vera e propria odissea vissuta da tutti i soggetti interessati, me per primo.  In tanti anni ho visto passare tre Sindaci, tre Presidenti al Quartiere 5, diversi Assessori interessati alle varie tematiche, diversi capi di gabinetto del Sindaco, e anche diversi membri dello stesso Comitato. Solo io sono rimasto nel Comitato dalla sua creazione ad oggi. E nemmeno per me non è stato un compito facile. 

“Lunedì 9  – ha detto in diretta il Sindaco Renzi – chiuderemo definitivamente questa partita con lo smantellamento materiale perché una città civile non tiene un campo rom come quello dell’Olmatello, ma cerca di giocare la carta dell’integrazione nella legalità. E’ un fatto positivo, ennesima dimostrazione di come questa amministrazione risponde con i fatti e non con gli slogan”.

In esclusiva a Stamp Toscana il Presidente del Quartiere 5 Federico Gianassi ha così commentato l’annuncio odierno del Sindaco: “Per noi è un grande motivo di soddisfazione essere riusciti ad arrivare alla chiusura del campo rom dell’Olmatello, in quanto era un impegno che c’eravamo presi con la popolazione durante la campagna elettorale del 2009: c’eravamo impegnati come Consiglio di Quartiere di chiudere il campo prima della fine del mandato nel 2014, e ci siamo riusciti con un anno e mezzo d’anticipo. E questa è una doppia soddisfazione. Se a ciò ci aggiungiamo che siamo arrivati alla chiusura senza l’impiego della forza pubblica, e quindi senza gravare sulla collettività, con un percorso ben organizzato, senza regimi preferenziali, né regimi discriminatori. Questo è l’elemento significativo del successo. Ora per noi non si chiude il compito, in quanto nelle prossime settimane continueremo a seguire le famiglie che hanno lasciato il campo per verificare che tutto proceda regolarmente”. 

Se quello del Poderaccio, al Quartiere 4, fu chiuso nel luglio 2004, a seguito della morte violenta, per incendio, nel 2000, di una piccola rom bruciata assieme alla sua roulotte, e per le 262 persone che vi vivevano fu realizzato un nuovo villaggio con 49 casette in legno da 45 a 75 metri quadri e una moschea, oltre a tutte le opere di bonifica e urbanizzazione, allacci di acqua e corrente elettrica, quelli dell’Olmatello sono stati più fortunati. Per tutti il Comitato è riuscito a trovare una sistemazione abitativa definitiva.

Alcuni hanno poi lasciato definitivamente la città.

Un campo, quello dell’Olmatello, che in molti casi, per chi ha avuto a che fare, ha portato molte rogne, e non solo organizzative, soprattutto politiche. 

In questi anni sono cambiate diverse cose, soprattutto da parte del Quartiere. Si è passati dal totale assistenzialismo gratuito del Presidente Stumpo, per il quale tutto era dovuto ai Rom, con continue spese a carico del Comune e dei fiorentini, allo stop della Presidente Collesi che ha incominciato a dire basta alle richieste dei Rom, obbligandoli, anche se con scarsi risultati, a pagare le bollette di luce e acqua, e a portare la legalità al campo: “Noi siamo convinti – diceva  all’epoca – che i problemi del campo non si risolvano con falsi solidarismi, pietismo, carità pelosa o difesa d’ufficio ma con interventi strutturali”. Fino ad arrivare al Presidente Gianassi a cui è toccato gestire la non facile operazione chiusura.  

E' sotto la Presidenza Collesei che i Rom, capita l'antifona, smisero di nominare i due loro rappresentanti nel Comitato.

Chi è rimasta veramente scottata dall’esperienza del campo, e ne sta pagando tutt’ora le conseguenze è la Madonnina del Grappa, che, attraverso la Cooperativa sociale Madonnina del Grappa, vinse nel 2000 la gara indetta dal Quartiere 5, per quello che venne chiamato “Global Service” e che avrebbe materialmente gestito il campo nomadi. Praticamente sarebbe stata la mano lunga del Quartiere.

Il Global Service, disse il Comune all’epoca, “avrebbe dovuto migliorare le condizioni materiali di vita del campo sotto l'aspetto della pulizia, dell'igiene e della funzionalità delle strutture e dei servizi; aumentare le opportunità per chi vive al campo con programmi di alfabetizzazione, con occasioni di accesso al lavoro e con interventi che portino i bambini Rom a frequentare con continuità la scuola dell’obbligo; aumentare la coesione sociale dei residenti al campo, creando un sistema di regole accettate e condivise da tutti: questo con il graduale coinvolgimento dei Rom nelle responsabilità sulla gestione del campo, compresa la sorveglianza e il controllo degli accessi”.

Già all’epoca, 2000, nel comunicato stampa ufficiale si sottolineava che “l’obiettivo finale dell’amministrazione, in accordo con il Quartiere, è quello di arrivare alla chiusura dell’Olmatello”.

All’epoca era Assessore all’Immigrazione, delega poi scomparsa nelle successive amministrazioni, Marzia Monciatti, oggi ritornata a lavorare presso Trenitalia.  La Monciatti disse: “penso che questa iniziativa sia comunque un passo importante in questa direzione: oltre che attraverso il blocco degli accessi, la possibilità reale di smantellare il campo passa anche dall’indipendenza economica dei Rom attraverso il lavoro”.

Lavoro che fu trovato facendogli assumere dalla cooperativa, facendola poi andare in fallimento, con strascichi anche giudiziari, incrinando, a causa di alcune persone, l’immagine dell’Opera di don Facibeni in città. 

Di fatto chi doveva “sorvegliare” i Rom dell’Olmatello erano gli stessi Rom del campo, e venivano pagati pure per tale servizio.

D’altra parte il campo dell’Olmatello non è mai stato piccolo: 8000 mq con – nel 2000 – ben 220 persone autorizzate, 8 autorizzate per sei mesi e 14 senza autorizzazione, 31 case mobili, 24 roulottes, 2 baracche, un centro sociale, con funzione anche di Moschea, e un presidio sanitario, che fu poi demolito e ricostruito grazie ai fondi donati dalla Chiesa Avventista.

Se sul pagamento delle utenze, luce e gas, la campagna di sensibilizzazione attuata dalla Collesei non ha avuto risultati eclatanti, in quanti in pochi hanno capito l’importanza di pagare, anche se poco, quello che consumavano, mentre la stragrande maggioranza ha preferito far pagare quelle utenze ai fiorentini attraverso il Comune, sul piano sanitario invece il Comitato di gestione è riuscito, in pochi anni, grazie soprattutto allo sforzo di una infermiera della Asl, Roberta G., che ha fatto parte per un paio di anni del Comitato, a mettere in atto un piano di prevenzione sanitario. Grazie ai suoi sforzi le donne rom hanno incominciato ad occuparsi della loro salute ed igiene, di quella dei loro piccoli bambini, sottoponendoli alle varie vaccinazioni,  per poi passare a quella più generale della famiglia. Al presidio sanitario venivano dottori che tenevano costantemente sotto controllo buona parte della popolazione femminile e dei minori.

Comunque si voglia vedere la situazione un dato certo c’è: il campo dell’Olmatello, nel male o nel bene, a seconda dei punti di vista, e non solo politici, ha visto una pioggia continua di milioni e milioni, anche miliardi per alcune iniziative, delle vecchie lire in quasi 20 anni di vita. E non sono stati tutti investimenti fruttiferi, anzi.

Andando a ritroso nel tempo ritroviamo – era l'ottobre 2000 – le pompose e spocchiose parole dell’allora Sindaco Leonardo Domenici: “Ci troviamo di fronte a una situazione che non è più accettabile. La scelta perseguita in questi anni dei campi nomadi è ormai superata. Il Comune non può più investire in queste strutture che, nonostante tutti gli interventi, restano sempre fatiscenti, invivibili. Per questo la scelta di fondo è quella di arrivare a un superamento graduale dei campi”.

Da allora ci sono voluti ben 12 anni per arrivare a quello che Palazzo Vecchio prevedeva in poco tempo.

L'accellerata allo smantellamento definitivo c'è stato però grazie al Governo e al Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri quando iniziarono a costruire la nuova scuola sottufficiali proprio davanti al campo Rom, altrimenti chissà per quanto tempo si sarebbe andati avanti con questa fatiscente struttura.

“Quest’anno abbiamo destinato ai campi  un miliardo e 408 milioni –  disse sempre nel 2000 l’allora vicesindaco Graziano Cioni -. Non possiamo più destinare soldi per i campi, dobbiamo orientare le nostre risorse su altre scelte”.

Eppure cosi non è stato, anzi…..

Un esempio, nel 2000, per allacciare ai servizi 5 nuove case mobili, il Comune spese, solo per questo intervento, circa 235 milioni delle vecchie lire.

Nel campo dell’Olmatello, nel corso degli anni, le costruzioni abusive sono proliferate ed hanno inglobato colonnine della luce,impianti antincendio ecc, tutti  lavori di ristrutturazione.

Non parliamo poi di quante volte sono dovuti intervenire gli operai comunali, e non, per risistemare le colonnine della luce o i sanitari dei bagni e delle docce.

Nel 2005 il Comune stanziò 235mila euro, per i due campi allora esistenti, per alcuni interventi urgenti.

Di fronte a questo scenario l’opposizione ha avuto vita facile.

Nel 2004 l’amministrazione spende quasi 5 milioni di euro per campi rom. Una cifra eccessiva”, sostenevano il consigliere di Forza Italia Marco Stella e il consigliere di Alleanza Nazionale Stefano Alessandri.

“Più precisamente 1 milione e 800 mila euro sono stati spesi per la gestione ordinaria dei campi, mentre ben 3 milioni di euro sono serviti per la costruzione del nuovo campo del Poderaccio.

“Secondo quanto previsto nel regolamento del ’97 dei campi dell’Olmatello e del Poderaccio – sottolineavano all’epoca Stella e Alessandri – le spese per le utenze di luce e acqua devono essere sostenute dagli assegnatari delle piazzole del campo. Non si comprende dunque come mai il Comune debba far fronte a tali spese così onerose. Secondo i dati emersi dall’ultimo censimento sulla popolazione rom del 2003 – hanno proseguito i consiglieri – che non tengono neppure conto dei cambiamenti verificatisi negli ultimi due anni all’interno della popolazione dei campi, risulta che l’amministrazione comunale spenda circa 6 mila euro annui a testa, per un totale di 811 persone che abitano nei campi della città. Senza contare che tale cifra non tiene conto neppure delle somme investite autonomamente dai singoli quartieri per queste popolazioni”. 

Sempre nel 2005, l'allora Senatore e consigliere comunale Paolo Amato, assieme al consigliere Stella, sciorinarono altre cifre, chiedendo una commissione d’inchiesta: “556.018 euro sono stati spesi dalla direzione decentramento, 655.000 dalla direzione sicurezza sociale, 189.000 dai servizi tecnici. Il Quartiere 5 spende 350.000 euro per il portierato e la sorveglianza al campo Olmatello. Come se non bastasse per la messa in sicurezza di nove case mobili sono stati impegnati 93.500 euro, per i consumi di energia elettrica 49.636 euro, per il recupero scolastico degli alunni del campo 38.680 euro, mentre per gli educatori di strada si spendono 59.914 euro e per l'acquisto di arredo scolastico 10.000 euro”.

Nel 2007 toccò al consigliere di AN Jacopo Cellai chiedere lumi al Sindaco sulle spese per i Rom. Iniziò chiedendo spiegazioni sui 175mila euro per sei mesi dati ad un consorzio, Co e So, per accompagnare i bambini del campo Olmatello a scuola. Cellai, all’epoca domandava al Comune come si spiegasse “la presenza di una solo soggetto alla gara di affidamento del servizio; come si giustifica una spesa così elevata per un servizio della durata di 6 mesi appena; se la comunità dei Rom contribuisca economicamente alle suddette spese perché, in caso contrario, il Comune non garantisca il trasporto scolastico minorile e le relative spese anche per tutti gli italiani e i cittadini comunitari che rientrano fiscalmente nell’area no tax e che hanno figli che frequentano le scuole nel territorio comunale”.

Poi il giovane Cellai passò ai 247.520 euro, iva esclusa, del servizio portierato, che “funziona 24h al giorno con due operatori per turno. Il che significa spendere 687 euro circa al giorno e pagare ciascun operatore 171 euro circa al giorno. In due anni e mezzo i fiorentini hanno speso 1.100.000 euro circa per il servizio di sorveglianza, pulizia, portierato del campo rom Olmatello e per il trasporto scolastico dei giovani iscritti alle scuole medie. Nel 2005 – ricordava Cellai  – il Comune ha speso 232.000 euro per detto servizio nel periodo luglio-dicembre. 6 mesi che ci sono costati 38.666 euro al mese cioè 1.288 euro al giorno circa. E confermato dalle spese sostenute nel 2006. Dal 9 gennaio al 9 giugno le medesime attività sono state pagate 200.000 euro. Dal 10 giugno al 13 settembre le solite attività sono costate 100.000 euro. Poi dal 14 settembre al 22 ottobre sono costate 49.915 euro. Dal 23 ottobre al 31 dicembre 80.000 euro. Facendo la somma totale nel 2006 abbiamo speso circa 430.000 euro, ossia 35830 euro circa al mese, dunque 1194 euro circa al giorno. Quest’anno – spiegò nel 2007 Cellai – spenderemo soltanto 350.000 euro, vale a dire 29.166 euro al mese circa, che significano 972 euro al giorno”.

Il 2007 fu l’anno in cui le Forze dell’Ordine riuscirono, in un solo colpo, ad allontanare dall'Olmatello ben 25 persone abusive, permettendo l’abbattimento delle relative strutture fatiscenti.

Più volte le Forze dell'Ordine sono intervenute nel campo anche per stroncare un commercio clandestino di spaccio, oltre a qualche diverbio pesante tra alcune "famiglie".

Nel 2008 altra denuncia di Cellai “L’ultima determinazione dirigenziale riguarda il bimestre gennaio – febbraio 2008 per un importo di 52.220 euro. Poiché il Quartiere 5, con nota protocollata, ha richiesto al consorzio che gestisce attualmente i servizi del Campo Rom la disponibilità al rinnovo della gestione per l’anno 2008 è alquanto probabile che spenderemo altri 312. 000 euro per l’anno corrente, se ne occorrono 52.000 ogni due mesi”, evidenziò il consigliere di AN.

Poi entrarono in campo i consiglieri Bianca Maria Giocoli e Carla Cavaciocchi che puntarono la loro attenzione sui 900mila euro destinati dal Comune per il recupero dell’area di Via Lorenzini, che doveva essere ristrutturata per creare degli alloggi per i Rom dell’Olmatello, tanti lavori, tanti soldi spesi, ma poi il progetto è stato abbandonato.

Nel 2010 l’Assessore Saccardi ribadiva però come i dati in suo possesso evidenziavano che “dal 2007 ad oggi le somme investite sui campi dell’Olmatello e Poderaccio ammontano a circa 2 milioni di euro. Comunque – sottolineava l’assessore – questa voce di spesa è in progressiva riduzione come pure stanno diminuendo di anno in anno le presenze. L’obiettivo della nostra azione politica è lo smantellamento dei campi: questo non per una contrarietà a priori ma perché si tratta di strutture transitorie che devono condurre all’integrazione e non devono diventare soluzioni definitive. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario puntare sulla integrazione delle persone e una quota molto significativa delle risorse vengono investite proprio in questo ambito. Assicurarsi che i bambini frequentino la scuola rappresenta un investimento per il domani, per avere persone integrate nella nostra società oltre ad offrire loro una opportunità per affrancarsi da situazioni difficili. Si tratta quindi di soldi spesi bene. In questo periodo di gravi difficoltà economiche trovo irresponsabile alimentare la politica di odio nei confronti della popolazione Rom come di chiunque altro. Il rischio è di arrivare ad una guerra fra poveri. La politica deve suscitare speranza – conclude l’assessore Saccardi – non certo fomentare odio”.

E difatti l’attenzione sulle frequenze scolastiche è sempre stato il fiore all’occhiello del Comitato di Gestione fin dal suo insediamento, non tralasciando mai niente al caso, anzi intervenendo tempestivamente anche con segnalazioni mirate al Tribunale dei Minori.

Nel 2011 i Consiglieri Giovanni Galli, Jacopo Cellai e Francesco Torselli ritornarono all’attacco: “Nel 2011 in tre mesi già spesi 100.000 euro per portierato e attività collegate al campo Rom Olmatello. Al consorzio Co & So al quale è stata affidata la gestione dei servizi per i quali, dal 2005 ad oggi, il Comune ha dato  complessivamente 2.200.000 euro. Circa 4 miliardi e passa di vecchie lire. Una cifra enorme che rappresenta paradossalmente solo una parte degli oltre 10 milioni di euro spesi in favore dell’Olmatello e del Poderaccio. Il nostro Sindaco Renzi – concludevano i tre esponenti – erettosi paladino della battaglia contro sprechi e privilegi non si è accorto che dal 2010 ad oggi ha già speso 400.000 euro dei contribuenti in questo modo? Questi servizi strapagati sono o non sono dei privilegi?”.

Lo scorso gennaio di nuovo Jacopo Cellai a fare i conti in tasca al Sindaco Renzi: “Il nostro Sindaco in poco più di 2 anni ha già speso per i Rom dell’Olmatello 650.000 €. Per cosa ? Per il portierato e per il trasporto scolastico dei minori del campo. 300.000 € nel 2010, 300.000 € nel 2011, ed altri 50.000 € già impegnati per il primo bimestre del 2012. Facendo due conti si scopre facilmente che sorvegliare gli ingressi nel campo e accompagnare a scuola gli 11 bambini in ètà di istruzione obbligatoria a scuola costa ai contribuenti 25.000 € al mese. 830 € al giorno. Noleggiano le ferrari per accompagnare questi bambini ? I portieri hanno contratti da top-manager ? Viene davvero da ridere a sentire parlare il Sindaco di riduzione dei costi e lotte agli sprechi. Questi servizi potrebbero essere da tempo gestiti con un decimo di ciò che è stato speso fino ad oggi. Dal 2005 ad oggi sono stati complessivamente buttati dalla finestra per questi pseudo servizi all’Olmatello € 2.155.000”.

Nell’approssimarsi poi della chiusura del campo, all’inizio di giugno scorso, lo stesso Cellai ha chiesto al Sindaco con una interrogazione: “Con l’ultima tranche di pagamento relativa al mese di Giugno di 23.287,69 euro arriviamo a quota 145.270,74 euro dall’inizio dell’anno, a copertura del primo semestre. Ai suddetti 145.270,74 euro ci sono da aggiungere i 300.000 dell’anno 2010 e i 300.000 dell’anno 2011. La Giunta Renzi ha speso in 2 anni e mezzo 745.000 euro per il portierato e il trasporto scolastico di alcuni bambini del campo. Una scelta assurda finalizzata principalmente a dare uno stipendio a dieci rom abitanti del campo, soci lavoratori della cooperativa il Cenacolo, che gestisce i servizi nell’ambito di Co & So.  7 hanno la mansione di portiere, 2 di accompagnatore dei minori a scuola sui pulmini, 1 di autista. E intanto il campo è rimasto sempre nelle stesse oscene condizioni di vivibilità, in mezzo alle roulotte-baracche, al cemento e ai rifiuti abbandonati. Dal’99 ad oggi sono già state effettuate 43 assegnazioni di alloggi di edilizia popolare ai Rom provenienti dall’Olmatello. Dal 2000 ad oggi sono stati spesi 4.635.000 euro all’Olmatello solo per i suddetti servizi di portierato/trasporto scolastico. In 13 anni la sinistra al potere ha pensato bene di dare appalti e di fatto stipendi, mica di risolvere l’abc di condizioni di vita, soprattutto per i minori, rimaste allo stesso assurdo livello di invivibilità e anti igienicità del 1999”.

Ritornardo ai giorni nostri, oggi, sulla chiusura del campo è intervenuta, con un comunicato stampa diramato da Palazzo Vecchio, anche la consigliera comunale Stefania Collesi, già Presidente del Quartiere  5: “E' una buona notizia per la città di Firenze quella della chiusura del campo rom dell'Olmatello. E' una chiusura particolare perché non è derivata da sgomberi forzosi ma da un programma serio di integrazione e inclusione che parte da lontano. Il campo, esisteva già, ma il picco di presenze di rom all'Olmatello si verificò con l'ondata di arrivi dalla ex Jugoslavia nel 1999 , in quel momento si registravano oltre 300 presenze. All'epoca ero appena divenuta presidente del Quartiere 5: si trattava di una vera e propria emergenza umanitaria. Da lì nacque la determinazione di affrontare il problema con metodo seguendo il filone dell'accoglienza: c'erano tanti bambini, bisognosi di tutto. Il Quartiere 5 con la collaborazione dell'Arci, della Madonnina del Grappa, della Comunità di Sant'Egidio, dell'Opera Nomadi approvò un piano che si sarebbe sviluppato negli anni successivi: istruzione, lavoro, alloggio. Insomma – precisa Collesei – le cose che danno indipendenza e dignità. Da subito si iniziò a dare risposte all'emergenza alloggiativa sostituendo le roulotte con case mobili, poi abbiamo lavorato sulla scuola, sulle frequenze, l'accompagnamento coi pulmini dei bambini, poi la ricerca del lavoro per chi era abile: negli alberghi, al mercato ortofrutticolo, sui furgoncini,nella portineria del campo stesso per limitare nuovi accessi. Furono accompagnate le famiglie a fare le domande per la casa popolare. A loro è stata richiesta collaborazione. Non si poteva fare sterile assistenzialismo, bisognava assumersi la responsabilità di far crescere la propria famiglia in un sistema di regole: pagare le utenze, l'affitto, usufruire correttamente del sistema sanitario. Non sempre è stato facile: questo popolo, che non ha mai dichiarato guerra a nessuno si chiudeva a volte nel suo sistema, spesso maschilista, sprezzante delle regole dei gagé. I risultati, sudatissimi, sono però arrivati via via. Dalla frequenza scolastica si passò alla qualità della frequenza scolastica. I bambini nascevano all'interno del campo, poi andavano a scuola. Qualcuno di loro riusciva ad andare oltre le medie. Nacque un squadra di calcio ed anche un gruppo di ballo: i Gypsi Boys, qualcuno recitò anche in una compagnia teatrale. Ci sono stati anche episodi di violenza, l'allontanamento forzoso di abusivi in collaborazione con le forze dell'ordine, incendi dovuti alla cattiva gestione, ma alla fine i nuclei che avevano raggiunto l'indipendenza economica cominciarono ad uscire dal campo. Ogni uscita era una conquista, un motivo di orgoglio per tutti , no all'assistenzialismo, si all'accoglienza. A metà 2009, 10 anni dopo restavano al campo circa 70 persone (in realtà erano 140 ndr) . Il Quartiere 5- conclude la Collesei – aveva cambiato presidente, ma l'opera di superamento del campo è proseguita: ed oggi 13 anni dopo si è arrivati alla chiusura. Non è né scontato né banale quello che è successo e il sindaco Renzi può essere orgoglioso di aver raccolto i frutti di un impegno collettivo. E' un esempio di come l'accoglienze paghi in termini di sicurezza e di civiltà. La gestione del campo è stata spesso oggetto di polemiche sui costi, i pulmini, il portierato, le case mobile ecc. ma sono orgogliosa e felice di aver contribuito a realizzare questo risultato. I rom dell'Olmatello sono fra noi, i loro figli sono nelle nostre scuole, sono avviati nel cammino dell'indipendenza economica, stanno realizzando progetti di vita, sono persone, sono nostri concittadini. Ne è valsa la pena”.

Il Quartiere 5 ha sempre operato, attraverso i suoi uffici e il Comitato di Gestione, in assoluto silenzio  e questo, come ha giustamente rilevato il Presidente della Commissione Sicurezza Sociale, Cristiano Balli “ha permesso di chiudere il campo senza interventi drastici con le Forze dell’Ordine. Quando il campo Rom del Poderaccio fu smantellato occorsero ben 100 poliziotti, due dirigenti, e 100 carabinieri, con due ufficiali, e per diverse ore. Noi invece abbiamo fatto uscire dal campo l’ultimo residente tranquillamente, accompagnandolo nella sua nuova dimora. Se non è un successo questo!”.

Poco prima di cena è arrivato sulle scrivanie delle redazioni cittadine il comunicato stampa ufficiale della Giunta: “Sono iniziate ieri le operazioni per la chiusura del campo rom dell’Olmatello che si concluderanno lunedì prossimo con gli interventi di bonifica e sistemazione dell’area. Si tratta della conclusione del processo di superamento del campo avviato nel 2009 quando si trovavano all’interno dell’insediamento circa 140 persone, ed entrato nella fase operativa l’anno scorso per concludersi adesso con la fuoriuscita delle ultime famiglie presenti.  Questo intervento si inserisce perfettamente nella linea adottata da questa Amministrazione per quanto riguarda le occupazioni e gli sgomberi – dichiara l’assessore al welfare Stefania Saccardi –: massimo rigore nel rispetto delle regole e massima attenzione ai diritti e ai bisogni della persone, soprattutto quelle più deboli come le famiglie con bambini. Nessun intervento di polizia, ma percorsi di accoglienza e di integrazione senza procedure privilegiate. Il che vuol dire anche superamento dell’assistenzialismo puro per favorire percorsi di autonomia nei quali ciascuno deve fare la sua parte e parteciparvi attivamente”.   Il percorso di superamento e chiusura del campo è il risultato di una positiva collaborazione tra l’Amministrazione comunale (direzioni servizi sociali, patrimonio e servizi tecnici), il Quartiere 5, il comitato di gestione e la cooperativa sociale “Il Cenacolo”. Nel periodo gennaio-giugno 2012 i nuclei rom coinvolti nel processo di superamento e seguiti dai servizi sociali e dalla cooperativa sono stati 13 per un totale di 54 persone, di cui 23 minori. Per ogni nucleo è stato attivato un percorso di autonomia. In dettaglio: quattro famiglie (15 persone) sono risultate assegnatarie di alloggi Erp secondo la graduatoria ordinaria; due nuclei familiari (8 persone) sono stati accolti in strutture della cooperativa in attesa di assegnazione di alloggio Erp, sempre sulla base della graduatoria ordinaria; quattro famiglie (14 persone) sono entrate nel circuito ordinario di accoglienza coordinato dalla Asp Montedomini con la collaborazione di associazioni del Terzo Settore; due nuclei familiari (11 persone) hanno trovato la casa sul libero mercato; una famiglia (6 persone) è stata accolta, in qualità di rifugiati politici, al Centro Paci. “Il campo rom è stato chiuso, è bene ricordarlo, senza ricorrere a percorsi privilegiati come era la previsione del ‘villaggio’ di via Lorenzini – sottolinea l’assessore Saccardi – . Quel progetto, che avrebbe visto la realizzazione di un insediamento solo funzionale ai rom dell’Olmatello, è stato immediatamente abbandonato da questa Amministrazione. È stata una grande operazione in sinergia con tanti soggetti e conclusa senza l’intervento delle forze dell’ordine. Voglio per questo ringraziare il presidente del Quartiere 5 Federico Gianassi e il comitato di gestione, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile, gli operatori sociali e la cooperativa Il Cenacolo oltre a tutti i miei collaboratori della direzione servizi sociali. La chiusura del campo rom era prevista nei programmi dell’Amministrazione entro il 2014 e siamo riusciti nell’obiettivo con un anno e mezzo di anticipo, senza alcuna tensione sociale, senza percorsi privilegiati e nel rispetto totale delle regole e delle graduatorie in essere”. Tutti i nuclei sono stati seguiti e continueranno ad essere monitorati sotto il profilo del sostegno e dell’avvio al lavoro, della conclusione dei percorsi di integrazione, dell’aiuto nella gestione dei minori e nel percorso di integrazione sociale. “Si chiude un’esperienza nata per essere temporanea – aggiunge il presidente Gianassi – garantendo minori costi per l’Amministrazione e una prospettiva a tutti i presenti nel campo rom, senza privilegi né discriminazioni”.

L'appuntamento quindi è per lunedi prossimo 9 giugno, nell'area dismessa dell'ex campo rom dell'Olmatello in viale XI Agosto quando nella mattinata, davanti a telecamere, fotografi e giornalisti, il Sindaco Matteo Renzi, con l'Assessore al Welfare Saccardi e il Presidente del Quartiere 5, Gianassi, e il Presidente della Commissione Sicurezza Sociale Q 5, Billi, armato di piccone materialmente darà il primo colpo, quello ufficiale, per abbattere definitivamente quello che rimane di un area fortemente degradata.

Fino a lunedì la vigilanza al campo continua, per impedire nuovi ed abusivi insediamenti, che vanificherebbero gli interventi fino ad oggi attuati, interventi durati quasi 20 anni per arrivare a questo momento.

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