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Il console Wolhauer: uniti e forti per la democrazia Opinion leader

Firenze – Pubblichiamo il discorso che il Console generale degli Stati Uniti d’America a Firenze, Benjamin V. Wohlauer ha tenuto in occasione dei festeggiamenti per l’anniversario della ratificazione della Dichiarazione d’Indipendenza americana del 4 luglio 1776.

Vorrei dare riconoscimento ad alcuni special guests che si sono riuniti a noi questa sera. Nello spirito del Insieme200, hanno viaggiato a Firenze per essere presenti qui oggi quattro ex-consoli generali e tre discendenti degli ex-consoli generali. Sono onorato di presentarvi, in ordine cronologico:

–          Sarah Morrison, console generale dal 2011-14.

–          Mary Ellen Countryman, console generale dal 2008-11.

–          William McIlhenny, console generale dal 2002-05.

–          Sue Patterson, console generale dal 1993-96.

–          Sara Hassett, figlia di Frederick Hassett, console generale dal 1982-85.

–          Laura Gordon Giannozzi, figlia di Robert Gordon, console generale dal 1972-78.

–          Riccardo Michaheles, erede di Hiram Powers, artista e console dal 1852-54.

Grazie a voi per tutto il vostro impegno, e quello dei vostri genitori ed antenati, che ha reso possibile 200 anni fruttuosi di storia condivisa.

A tutti i nostri amici, ancora un saluto ed un ringraziamento per essere qui stasera per celebrare due traguardi importanti.

Il primo è il 243esimo anniversario della ratificazione della Dichiarazione d’Indipendenza americana del 4 luglio 1776.

In quella data, 56 uomini valorosi, provenienti dalle 13 colonie americane, fecero un passo coraggioso, che come Abraham Lincoln disse, “diede alla luce… una nuova nazione, concepita in libertà, e dedicata all’idea che tutti gli uomini sono creati uguali.” Non tutti questi 243 anni sono stati semplici. Ma abbiamo perseverato e prosperato.

Il secondo traguardo importante che celebriamo stasera è il bicentenario della nostra presenza diplomatica a Firenze. Il 2 aprile 1819, l’allora Console americano a Livorno Thomas Appleton scrisse al Segretario di Stato John Quincy Adams (figlio del padre fondatore John Adams) informandolo della decisione di nominare James Ombrosi come “agente degli Stati Uniti” con le competenze di “dare aiuto e assistenza adeguata ai cittadini americani”.

In quel momento, la storia degli Stati Uniti e le storie della Toscana, l’Emilia Romagna e la Repubblica di San Marino diventarono ufficialmente intrecciate.

Negli ultimi due secoli, questa storia condivisa, insieme ai nostri valori e alla nostra cultura in comune hanno dato nascita ad un legame infrangibile; creando solide fondamenta su cui le nostre tre nazioni sono fiorite nell’ambito economico, politico e culturale.

Ci ricordano che l’Italia e la Republica di San Marino non hanno un partner o amico migliore degli Stati Uniti – e lo stesso vale anche per noi.

Come un americano, rifletto su quanto abbiamo contato sui nostri amici e alleati in Italia e San Marino per assicurare il successo dell’esperimento della democrazia e della libertà individuale lanciato da quei 56 uomini intrepidi a Philadelphia 243 anni fa.

Sebbene questo esperimento sia sopravvissuto e cresciuto negli Stati Uniti e in tanti paesi nel mondo, non lo possiamo dare per scontato. E tutti noi stasera dobbiamo restare uniti e forti nel nostro credo che la vita democratica – costruita sulle ideali di libertà e di tolleranza – meriti di essere tutelata e preservata.

Come disse James Monroe, Presidente degli Stati Uniti quando le stelle e strisce furono fatte volare per la prima volta a Firenze: “Che i vostri figli non si scordino mai dei sacri doveri, conferitegli per preservare l’eredità acquisita con grande coraggio dai loro padri.”

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