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Il coronavirus attacca anche il Museo Gino Bartali Breaking news, Sport

Firenze – Il virus travolge tutto. Anche i due più importanti musei di ciclismo in Italia hanno chiuso i battenti. Il museo del Ghisallo, una salita storica in Lombardia, punto di riferimento da sempre dei ciclisti,  voluto dall’indimenticabile Fiorenzo Magni, e quello di Firenze dedicato a Gino Bartali e gestito dalla sua inaugurazione, 1 aprile 2006, dall’Associazione Amici del museo e dal 1 ottobre 2017, direttamente dall’assessorato della Cultura di Palazzo Vecchio con la formula del comodato d’uso gratuito per tre anni. Costruito a Ponte a Ema per volere di Bartali davanti alla casa nella quale era nato.

In realtà, in tempi normali, è aperto tre giorni la settimana, è gestito da due custodi non in grado (e non per colpa loro) di illustrare ai visitatori il prezioso materiale esistente.

Ci sono 118 biciclette in tutte le sue evoluzioni tecniche, c’è anche una bici per bambini del 1930 regalata da un ciclista di Viareggio; oltre 200 maglie; una ricca biblioteca; 700 fotografie, i giornali anche degli anni ormai lontani, trofei, targhe, una cineteca, un archivio. Da qualche anno ormai non è stata effettuata alcuna manutenzione ed i preziosi cimeli si stanno gravemente deteriorando.

Da tempo era stato fissato proprio per questo mese di marzo un incontro dell’Associazione Amici del Museo guidata da Maurizio Bresci, con il sindaco di Firenze per trovare una soluzione al problema, ma giustamente con questa tremenda epidemia è stato rinviato.

Rinviato, ma non annullato. Quando ci sarà questo incontro gli Amici del museo chiederanno al sindaco  garanzie per un rilancio immediato della struttura, virtualmente abbandonata. Mancando un progetto simile tutti i cimeli esistenti nel museo, preziosi ed originali, saranno trasferiti in qualcuna delle località toscane pronte a gestirli. Siamo, dunque, ai ferri corti. Né Palazzo Vecchio potrebbe opporsi perché una sentenza del Tribunale di Firenze attribuisce la proprietà di tutto il materiale all’interno, all’Associazione Amici del museo (Palazzo Vecchio è proprietario solo della struttura muraria per il 65%, il resto diviso tra Provincia di Firenze e Comune di Bagno a Ripoli). 

 

 

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