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Il Covid blocca il Treno della Memoria Cronaca, Cultura, Notizie dalla toscana

Firenze – Troppo complicato adesso organizzare un convoglio lungo sedici carrozze con cinquecento studenti degli ultimi due anni di scuola superiore a bordo in partenza dalla stazione di Santa Maria Novella a Firenze e diretto ad Auschwitz, senza sapere se l’emergenza sanitaria da qui a sei mesi sarà rientrata: senza conoscere quale sarà la situazione in Polonia oltre che in Italia e quali misure saranno imposte per ridurre il rischio di contagio da coronavirus. E così a malincuore e per la prima volta dal 2002 il Treno della Memoria, che parte ogni due anni a gennaio, stavolta non ci sarà. Ma la Memoria invece no, non si fermerà e neppure l’idea di compiere comunque un viaggio seppure virtuale.  Ci sarà anche la classica “Summer School” con gli insegnanti, per preparare le iniziative in classe: solo che le lezioni e gli incontri non si svolgeranno in presenza ma a distanza e non saranno concentrate nell’ultima settimana di agosto, come di solito accade, ma distribuite in un arco di tempo molto più ampio, dal 28 agosto al 16 dicembre. Nove lezioni e otto dialoghi sempre on line ma fruibili da tutti, studenti compresi.

“Organizzando ogni anno il viaggio con i ragazzi o l’incontro con i testimoni a Firenze – spiega la vice presidente ed assessore alla cultura, Monica Barni – ci siamo sempre posti tre obiettivi: l’educazione, la conoscenza e la costruzione dello spirito critico nei ragazzi che saranno cittadini domani. Anzi, già lo sono. Si tratta di tre ingredienti fondamentali per combattere l’indifferenza, che è il più grande forse dei mali a cui le iniziative che abbiamo organizzato vogliono essere invece una risposta. E così sarà anche quest’anno, anche se fisicamente il treno non partirà e non ci potremo ritrovare tutti insieme. L’impegno per una memoria attiva e partecipata però rimane”.

Aggiunge Ugo Caffaz, ideatore e anima da tanti anni del Treno della Memoria toscano: “Non abbiamo mai voluto celebrare la memoria in modo sterile, bensì lavorato affinché i ragazzi attraverso i loro insegnanti arrivassero ad Auschwitz consapevoli di quello che andavano a vedere e potessero con i loro occhi essere testimoni dell’orrore che si è consumato in quei luoghi. I meccanismi che fanno nascere i razzismi e li mantengono sono sempre gli stessi, ieri come oggi. Antidoti non ce ne sono. Ci sono vaccini: le iniziative con i ragazzi sono uno di questi. Ma i vaccini hanno bisogno per l’appunto di richiami continui”.

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