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Il covid fa schizzare i prezzi di mais e soia, allevamenti a rischio Breaking news, Economia

Firene – Fra le varie conseguenze della pandemia covid, si conta anche qualcosa che rischia di mettere definitivamente in ginocchio il già provato settore dell’allevamento italiano. Un settore che tocca anche la nostra regione, in quanto la Toscana, per quanto riguarda i soli allevamenti bovini, al 2018 vedeva  88800  capi bovini censiti, con 3mila aziende agricole orientate alla produzione di carne e circa 200 a quella di latte. Un settore relativamente piccolo nel contesto generale dell’economia toscana, ma non per questo meno importante, in particolare in riferimento alle tradizionali eccellenze regionali, la prima assoluta delle quali riguarda la razza chianina. Senza contare il settore ovicolo, con tutto l’addentellato della produzione di pecorino.

Il problema che segnala Coldiretti tuttavia riguarda il contesto più generale dell’allevamento italiano, dal momento che va a toccare le quotazioni dei principali alimenti della dieta degli animali. Quotazioni, che, come segnala una nota dell’associazione, sono schizzati su massimi storici “con il mais che registra il maggior incremento del decennio mentre la soia ha raggiunto il picco da quasi sette anni”.  L’analisi della Coldiretti è stata prodotta in occasione della diffusione dei dati sull’inflazione a maggio, sulla base dei contratti future nei listini del Chicago Bord of Trade (CBOT), il punto di riferimento internazionale per il mercato future delle materie prime agricole (il contratto future è un accordo legale tra due parti per la negoziazione di un asset a un prezzo predefinito, in una data futura specifica e sono negoziati su un mercato regolamentato, ndr).  Secondo l’analisi Coldiretti, le quotazioni nell’ultimo anno sono praticamente raddoppiate, con aumenti del 74% per il mais e del 77% per la soia. Tutto ciò rende necessaria la convocazione urgente del tavolo zootecnico presso il Ministero per “individuare strumenti che consentano di fissare i prezzi su valori che non scendano a livelli inferiori ai costi di produzioni sostenuti dalle aziende”.

“L’emergenza Covid – sottolinea la Coldiretti – ha innescato un cortocircuito sul fronte delle materie prime con rincari insostenibili per l’alimentazione degli animali nelle stalle dove vengono però riconosciuti in molti casi compensi per la carne e per il latte più bassi degli scorsi anni. Una situazione insostenibile, con il rischio di non riuscire a garantire razioni adeguate agli animali soprattutto di fronte ad alcune proposte di riduzione dei prezzi riconosciuti alla stalla per il latte che mettono in pericolo la sopravvivenza della Fattoria Italia”.

Sul tavolo,  il futuro dell’allevamento italiano. “Con la pandemia da Covid – continua la Coldiretti – si è aperto uno scenario di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti, speculazioni e incertezza che spinge la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per conquistare l’autosufficienza produttiva nei settori strategici per garantire l’alimentazione delle popolazione. Nell’immediato bisogna garantire la sostenibilità finanziaria delle stalle con la responsabilità dell’intera filiera per non perdere capacità produttiva in un Paese come l’Italia che è fortemente deficitaria per i prodotti zootecnici ma c’è anche bisogno – conclude la Coldiretti – di un piano di potenziamento o e di stoccaggio per le principali commodities, dalla soia al mais fino all’atteso piano proteine nazionale per l’alimentazione degli animali in allevamento per recuperare competitività al Paese rispetto ai concorrenti stranieri”.

 

 

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