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Il Covid o la Covid? La Crusca francese preferisce il femminile Cultura

Parigi – Il Covid 19 o la Covid 19?  Dopo due mesi del Covid al maschile interviene ora l’Accademia di Francia per cambiare genere all’acronimo che designa il male che ci ha chiusi tra le quattro mura di casa bloccando le attività produttive del paese.

Ed è subito accesa polemica anche perché questa solenne decisione sarebbe  stata presa in modo poco ortodosso dal segretario della secolare istituzione,  Hélène Carrère d’Encausse: la novantenne storica, già discussa per la sua ferma opposizione a mettere al femminile ministri e sindaci avrebbe il torto di aver optato per la Covid da sola, senza aspettare il problema degli altri 39 “immortali” dell’Accademia, istituzione creata da Richelieu per garantire alla Francia purezza di linguaggio e che nel corso degli anni ha perso molto del suo smalto tanto che in molti si chiedono a cosa serva.
Il suo diktat comunque, che poggia sul fatto che il Covid sia la contrazione tra “coronavirus” e “desease” e  indicherebbe la malattia provocata dal virus,  rischia di rimanere inascoltato. In Francia, come nella maggior parte dei paesi francofoni,  si è sempre parlato del Covid e la stragrande maggioranza tende a continuare a indicarlo al maschile anche perché  più che alla malattia si ha in mente il devastante virus che ci ha causato tanti lutti e tanti guai. L’unico paese dove è attecchito è il Quebec che la Covid  è in uso da marzo. Il termine Covid 19 nel febbraio scorso è intanto dilagato nel linguaggio,  “gettonato” secondo i calcoli dell’Oxford English Dictionary,  milioni di volte.

I linguisti, non solo francesi stanno intanto dando la caccia al nuovo linguaggio creato dal coronavirus, come avviene all’indomani di un avvenimento inatteso se non traumatico. Coronavirus, che, secondo la BBC nasce negli anni ’60,  sta ugualmente imperversando assieme a Covid  a tutte le metafore guerresche: un po’ ovunque in Europa si sente parlare di guerre, battaglie, primelinee. 
Spuntano anche i coronababies per designare i bambini concepiti durante la quarantena,  i coronaparties. In Germania si parla di coronaspeck per designare il Covid, in Spagna il “covidiota” e il coronaburro (burro significa asino) per designare gli sciocchi che non rispettano le regole sanitarie.
In Francia si parla di “covidati’  riferendosi alle persone che hanno preso il virus o anche di coranovirus. Anche gli emoj vengono utilizzati per indicare a esempio mascherine o microbi. Secondo i linguisti però molte di queste creazioni sono destinate a scomparire una volta dimenticata l’epidemia. C’è però chi è convinto che sulle orme dell’espressione  il “dopoguerra”  rimarrà forse il dopo confinamento.
Mentre il paese si dibatte in ben più urgenti problemi, con un PIL che nel secondo trimestre dovrebbe crollare del 20%, i francesi continuano a vegliare sulla loro lingua, preoccupati della crescente avanzata dell’inglese sul territorio della loro lingua. Proprio in questi giorni la Commissione per l’arricchimento della lingua francese ha pubblicato una lista di nomi da bandire, come “fake news” che a suo avviso può essere sostituita da “infox “ o ‘informazione fallace”. Invece di Podcast poi si prega di usare “audio su richiesta”.
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