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“Il Cubo di Horus”, fantasy giornalismo nel romanzo scritto da nonna e nipote Cultura

Firenze – Un fantasy, scritto a quattro mani da nonna e nipote; un libro complesso, una storia che da classica (le avventure di fratello e sorella, Nicolas e Irina, che durante la loro fuga vengono a conoscenza di un incantesimo che affligge la popolazione e che potrà essere sconfitto solo da due ragazzini dal cuore puro, gli unici in grado di salvare maghi intrappolati nel ghiaccio e liberare il tesoro della montagna) diventa modernissima soprattutto a causa di quel finale non finale, dal momento che la storia rimane aperta. Presentato giovedì scorso all’Ibs, con la sola presenza della nonna giornalista Benedetta Gentile (che ha svolto la sua attività professionale per grandi testate, soprattutto economiche), mentre il nipote ora tredicenne (all’epoca della scrittura del romanzo aveva fra gli undici e i dodici anni) non è potuto essere presente, il romanzo è stato una vera sorpresa per chi, nel pubblico, si aspettava un “semplice” fantasy. Intanto, come ha magistralmente sottolineato il filosofo Sergio Givone, degna di nota è la struttura complessa che “dilata” e “restringe” il tempo: si tratta infatti del racconto di un racconto che contiene all’interno un altro racconto. Il racconto infatti del confronto fra nonna e nipote da cui scaturisce la storia, il racconto dell’avventura dei due protagonisti, il racconto fondamentale nell’economia del romanzo di un personaggio, che da il là e il senso all’azione. In tutto ciò, lo scorrere temporale degli eventi si frantuma, si ricostruisce e diventa esso stesso elemento portante della narrazione.

La stessa modernità d’impianto, pur nella classica contrapposizione fra bene e male, risiede nel “termine” della storia. Infatti, ricorda Givone, il narrare spesso si basa su due movimenti fondamentali, l’exodus e il nostos, vale a dire l’uscita nel mondo, e il ritorno. Ebbene, in questo caso, se c’è ritorno, è molto particolare, vorremmo dire, aperto … o addirittura non c’è. sintomo e simbolo di un’avventura umana che non “ritorna” per narrarsi, ma si narra procedendo nell’exodus? Ma allora, come fa a narrarsi? …

givone-gentile-meucci

Per non togliere il piacere della scoperta al lettore, non procediamo oltre nel disvelamento del meccanismo narrativo e della trama. Un’ultima osservazione, rilevata dal direttore di Stamp Piero Meucci, giornalista di lungo corso, presente al tavolo, riguarda la scrittura. Una scrittura asciutta, da cronista, lineare anche quando si tratta di narrare eventi e fatti “meravigliosi”.  Del resto,  spiega Benedetta Gentile: “La storia era già stata pensata da Olmo, i personaggi erano già tutti lì. L’aggiunta “mia”, la scrittura, doveva rispettare la chiarezza e la coerenza del narrato”. Fantasy e giornalismo, insomma.

 

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