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Il documentario e la distribuzione tra sala e web Cinema

La distribuzione del cinema documentario è da sempre una questione annosa e problematica. Un cinema che viene spesso erroneamente etichettato come didascalico e al contempo di difficile fruizione per il pubblico in sala. In realtà le vittorie di due pellicole documentarie nei due maggior festival italiani, “Sacro Gra” a Venezia e “TIR” a Roma, fanno sperare che cominci ad esserci uno spiraglio distributivo per questo genere estremamente sottostimato in patria. Uno spiraglio che in realtà già esiste e si chiama Internet.

Nella prima edizione di Doc at Work – rassegna parallela al Festival dei Popoli dedicato agli addetti ai lavori, tra documentaristi, distributori e giornalisti, e ai nuovi progetti in sviluppo – si è parlato proprio della distribuzione del documentario tra la sala cinematografica, quella digitale e la televisione. "Per la prima volta organizziamo Doc At Work, il momento del mercato e l'incontro tra i produttori e i progetti – ha dichiarato orgogliosamente Marco Pratellesi, presidente del Festival – io credo che il terzo passo fondamentale oltre al festival e il Doc at Work sia la distribuzione. Il documentario vive grandi momenti sul palco dei festival ma solo una piccola parte di ciò che viene presentato in quelle sedi riesce ad avere una distribuzione su larga scala. Crediamo che sia importante creare intorno a questa realtà una distribuzione efficace e brillante, che si avvalga non solo di cinema e televisione ma deve sfruttare la grandissima risorsa che è la rete."

Nella cornice dell'auditorium di Santa Apollonia, sede del Doc at Work, si è discusso animatamente di questo argomento con alcuni rappresentanti di alcune realtà distributive alternative che stanno già prestando un grande spazio al genere documentario. Si è partiti da Terenzio Cugia di Sant'Orsola del social network dedicato al cinema, Cineama: "la maggior parte di iscritti sono persone del settore che grazie al social network possono trovare collaborazioni o anche location ma anche un pubblico che possono cominciare a creare direttamente da qui. Nonostante Cineama sia una piattaforma web spinge il pubblico ad andare al cinema. Molto spesso ci attiviamo in anticipo, addirittura nella produzione di documentari che aiutiamo a promuovere, produrre e in seguito a portare in sala."

Si è parlato anche con Gianluca Guzzo, diretto del portale MyMovies che ha parlato della loro distribuzione On Demand che collabora con numerosi festival italiani tra cui lo stesso Festival dei Popoli e il Festival di Torino: “ci siamo legati ai festival per potere proporre contenuti che difficilmente possono essere reperiti altrimenti. Dal 2010 abbiamo aperto la piattaforma di Video On Demand, facendo uscire proprio un documentario, La bocca del lupo di Pietro Marcello, nella nostra sala virtuale prima dell'uscita in quella cinematografica. La nostra sala digitale si deve comportare come una sala vera e propria, abbiamo così un numero di posti limitato, e che quindi si posizioni nel mercato come un mezzo di comunicazione che spinga il pubblico ad un tam tam mediatico promuovendo il film presso i propri amici ed ecco che qui si introduce l'aspetto social della piattaforma.

Lorenzo Ferrari Arcini di CG Home Video ha invece parlato di come il'home video sia ancora un mercato molto forte in Italia e di come i numeri siano superiori a qualsiasi distribuzione web. Un problema dovuto ancora alla poca copertura della banda larga della nostra penisola e secondariamente un problema dovuto alla mancata percezione del bene digitale come un bene effettivo per cui si debba pagare un prezzo. Ecco che in quest'ottica si inserisce ancora una volta MyMovies con la sua piattaforma che abitua il pubblico a pagare: “pagare poco ma pagare sempre”. Il pubblico viene in questo modo abituato ed educato a capire che il prodotto digitale ha un suo valore intrinseco che va recepito come tale. Il problema si acuisce quando si compra su piattaforme che pretendono di vendere una versione digitale di una pellicola a 15-20 euro, cifra pari se non superiore a quella del rispettivo su supporto fisico, che sia DVD o Blu Ray.

Le possibilità distributive alternative in Italia esistono, che siano serate evento, spettacoli unici che spingono il pubblico ad andare in sala, pena la perdita definita della pellicola cui si era interessati, oppure distribuzione On Demand. L'importante è come sempre abituare il pubblico a fruire di queste novità in un modo meno invasivo possibile eppure efficace… e pare che le premesse ci siano. Decisamente.

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