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Il doppio turno, Kennedy e Kruscev Politica

“E da una parte c'è Kruscev e dall'altra c'è Kennedy. Secondo lei per chi voto?” Questo, in sostanza, il commento di un caro signore alla fermata del bus sulle elezioni primarie. Da un lato tentazioni revansciste di stampo comunista, dall'altro i sogni tardo-adolescenziali di chi vorrebbe colorare la democrazia di giovane, gioviale e frizzante “ludocrazia”. Una fotografia inesatta della situazione (i candidati sono più di due), ma che ben esprime il concetto di fondo: le primarie sono uno strumento eccezionale di selezione della classe politica.

E dire che l'indizione di un'elezione primaria, almeno in Italia, è tutt'altro che un atto dovuto. Anzi, come ben sappiamo, nessuno ha il potere di dire al segretario del Partito Democratico: “Piergigi orco boia facciamo ste primarie”. Eppure, a Matteo Renzi pare essere riuscito anche questo. Magari non è proprio andata così, non davanti a una bottiglia di lambrusco, ma certamente la pressione continua del sindaco di Firenze affinché questa tornata elettorale prendesse luogo (e importanza) ha non poco influito sulla sua effettiva realizzazione.

È come se, anticipando la sua campagna elettorale, Renzi abbia forzato la dirigenza del Pd a scendere a sua volta in campo, organizzarsi in tempi strettissimi, elaborare regole e strategie elettorali on demand. Non è certo roba da poco. Come roba da poco non è stato lo sforzo del segretario democratico Bersani per mediare e tenere unito il partito al momento dell'assemblea di Roma per redigere le regole del gioco. E allora, Kruscev e Kennedy a parte, all'elettore ignorante e fortunatamente fuori dai giochi di partito, una domanda sorge spontanea: ma non è che tutta questa competizione alla fin fine si risolverà solamente in una lotta per la segreteria del Pd? In palio, lo sappiamo, non c'è quella e, inoltre, le elezioni primarie stanno assumendo una centralità politica tale da averle affiancate a quelle parlamentari per la nuova legislatura. Ma se da un lato Renzi continua a dire che “se vinco io, con un euro Bindi a casa”, cosa propone se non un cambio di dirigenza? E la stessa Bindi, di certo non renziana e che in assemblea ha provato a far passare norme restrittive sulla partecipazione, cosa auspica se non a una conservazione dello status quo?

L'Italia che Renzi ha in testa è la Firenze del suo mandato su scala nazionale. Tra un plauso alle politiche aziendali di Marchionne e un negozio di computer al posto di una libreria, ci sarà spazio per asili privati e operazioni edilizie importanti. Diritti civili sì, ma non troppi, accompagnati da una costante ricerca di una non ben precisata “bellezza”. Niente di più distante dalle idee di tutti gli altri candidati in competizione, dei quali, per ora, abbiamo poche tracce. Se per assurdo è infatti quasi più difficile capire quale tipo di idea-paese abbia in mente Bersani, che dire del progetto Tabacci the sound of silence?

Vendola crozzianamente “si vuole sposare” e rottama il liberismo. Bene, ma poi? E l'eterno ritorno di Valdo Spini? Uomo d'altri tempi, sa di poter contare ancora qualcosa anche considerato il secondo posto che ha in un sondaggio online de L'Espresso ma che, forse, rimane una variabile dipendente del sistema. Poi c'è Sandro Gozi, l'europeista che strizza l'occhio a Monti e radicali, che rappresenta una candidatura interessante ma che non aggiunge niente di nuovo o di diverso a quanto visto fin'ora. Infine abbiamo l'unica donna, Laura Puppato, accompagnata per modo di dire da Stefano Boeri e da un incerto quantomai alle corde Pippo Civati.

Fra tutti questi nomi è spuntato il doppio turno. Si vota e se nessuno prende la maggioranza assoluta c'è il ballottaggio fra i primi due la settimana dopo. E secondo voi, tutti questi signori con chi staranno, con Kennedy o con Kruscev? Sarebbe ora di iniziarselo a chiedere.

foto: www. lettera43.it

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