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Il fascino degli Etruschi: Tagliamonte al Museo di Villa Giulia Cultura

Firenze – Il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dove sono conservati reperti etruschi di notevole valore ha nominato lo studioso di etruschi e antichità italiane Gianluca Tagliamonte, nel Comitato scientifico dell’istituzione.

Nel museo si trovano capolavori come il Sarcofago degli sposi, una tenera testimonianza dell’amore coniugale e un esempio della raffinata arte etrusca. Ma anche la testa di Leucotea, l’Apollo di Veio, le lamine d’oro di Pyrgi risalenti alla fine del Gianluca Tagliamonte  secolo a.C., con un testo bilingue in fenicio ed etrusco che permette di comprendere meglio la lingua degli Etruschi. Oppure l’altorilievo di Pyrgi, un frontone quasi integrale, recuperato nel santuario del porto di Cerveteri. Tutti tesori unici per la qualità artistica e fondamentali testimonianze di un popolo misterioso e affascinante, ancora tutto da scoprire. Gianluca Tagliamonte, con la sua esperienza in qualità di funzionario archeologo nel Ministero e come professore ordinario di Etruscologia e antichità italiche, contribuisce a valorizzare maggiormente i numerosi pregi di questo museo.

Professor Tagliamonte, lei è appena entrato a far parte del Comitato Scientifico del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ETRU. Da sempre la civiltà etrusca ha esercitato un fascino particolare sul grande pubblico, e il Museo di Villa Giulia ne è un esempio.

Il Museo di Villa Giulia, oggi diretto dal dott. Valentino Nizzo, venne istituito nel 1889, proprio in rapporto a questa esigenza di dare conto delle testimonianze storico-archeologiche riferibili agli Etruschi, ma anche ad altre popolazioni dell’Italia centrale (Latini, Falisci, Umbri). La sua istituzione era parte di un generale e ambizioso progetto finalizzato a dotare Roma, all’indomani della sua proclamazione a capitale d’Italia, di un grande sistema museale che la ponesse alla pari delle altre grandi città europee, a prescindere dalla straordinaria eredità museale pontificia rappresentata dai Musei Vaticani e Capitolini. Nel Museo di Villa Giulia, nei suoi percorsi allestitivi, nelle sue sale, nei suoi depositi è conservato il meglio dell’arte degli Etruschi, soprattutto di quelli insediati nell’Etruria meridionale (ovvero entro gli odierni confini del Lazio). Vi sono esposti autentici capolavori, divenuti vere e proprie icone dell’arte etrusca (dall’Apollo di Veio al Sarcofago degli sposi di Cerveteri, ecc.). Da generazioni questi reperti parlano ai visitatori del museo e continuano a farlo oggi attraverso nuovi linguaggi e forme espressive, che fanno riferimento anche alla multimedialità e all’uso di canali social. Le limitazioni imposte dalla attuale emergenza epidemiologica hanno ulteriormente enfatizzato questa dimensione virtuale e comunicativa, che tuttavia va ritenuta integrativa ma non sostitutiva della diretta visione delle opere”.

Le nuove scoperte archeologiche che riguardano il territorio etrusco come possono trovare spazio nel Museo di Villa Giulia?

Le numerose mostre e iniziative, organizzate dal Museo, hanno proprio questo scopo. Una parte di esse illustra le nuove scoperte che incessantemente interessano il territorio storico dell’Etruria tirrenica (Lazio e Toscana) ed evidenzia i progressi delle ricerche che, anche grazie ad approcci di studio diversi alla materia archeologica, di tipo multi- e interdisciplinare, restituiscono una migliore conoscenza storica dei reperti e dei contesti archeologici esibiti in questo e in altri musei”.

Quale è oggi il ruolo culturale e sociale di un museo come quello di Villa Giulia?

A partire dal 2016, la cd. riforma Franceschini ha progressivamente e sensibilmente modificato l’assetto organizzativo interno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT), che da pochi giorni ha assunto la veste e la denominazione di Ministero della Cultura (MiC). In tale contesto sono stati ridefiniti anche il profilo istituzionale e il ruolo di taluni grandi musei statali, di storica fondazione e dotati di un proprio cospicuo patrimonio museale, divenuti oggi musei di rilevante interesse nazionale, provvisti di una speciale autonomia. Fra questi è, dopo alterne vicende, anche quello Nazionale Etrusco di Villa Giulia, in virtù della sua storia e della ricchezza delle sue collezioni archeologiche. Nel corso degli ultimi anni, proprio sotto la spinta del MiBACT, ampio spazio e risalto sono stati dati, anche grazie alla diffusione e all’uso dei social media, alla promozione e alla enfatizzazione delle attività di valorizzazione, fruizione e comunicazione del patrimonio culturale conservato in tali musei. Così pure è stato per Villa Giulia. Sempre più si è venuta poi affermando una visione che identifica nel museo un luogo di incontro e di socialità, di benessere, di diletto per la comunità. Ora la questione, a mio avviso, è quella di contemperare questa nuova visione con quella tradizionale, che riconosce nel museo un luogo di conoscenza e di apprendimento, un centro di ricerca scientifica, uno spazio di conservazione e restauro dei reperti”.

 

Gianluca Tagliamonte è professore Ordinario e Direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici “Dinu Adamesteanu” dell’Università del Salento (Lecce). Già Direttore del Dipartimento di Beni Culturali (2016-2020) di quell’Ateneo, è docente di “Etruscologia e antichità italiche”. Dal 1999 al 2002 è stato Archeologo Direttore presso la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta. Dal 2000 è Membro Corrispondente dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici; dal 2019, Socio Ordinario dell’Istituto per la Storia e l’Archeologia della Magna Grecia; dal 2020, Socio Corrispondente nazionale dell’Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli. Ha ricoperto il ruolo di direttore scientifico di opere edite dall’Istituto della Enciclopedia Italiana ‘G. Treccani’: Magna Grecia. Città greche di Magna Grecia e Sicilia (con F. D’Andria e P. G. Guzzo, 2012) e Città vesuviane. Antichità e fortuna. Il suburbio e l’agro di Pompei, Ercolano, Oplontis e Stabiae (con P. G. Guzzo, 2013). Autore di oltre 140 scritti di carattere scientifico su aspetti e problemi di storia, epigrafia e archeologia dell’Italia preromana, ha diretto e dirige indagini e scavi archeologici. Fra le pubblicazioni si segnalano: I figli di Marte. Mobilità, mercenari, mercenariato italici in Magna Grecia e Sicilia, 1994; Terme di Diocleziano, 1998; I Sanniti, 20052; Ricerche di archeologia medio-adriatica, I. Le necropoli: contesti e materiali (a cura di), 2008; Archeologia dei luoghi e delle pratiche di culto (con L. Giardino, a cura di), 2013; Ricerche archeologiche in Albania (a cura di) 2014; Sui due versanti dell’Appennino. Necropoli e distretti culturali tra VII e VI sec. a.C. (con F. Gilotta, a cura di), 2015.

Foto: Gianluca Tagliamonte

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