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Il Festival di Cinema e Donne di Firenze non si farà Dibattito politico

Firenze – Riceviamo e pubblichiamo

A poca distanza dalle date fissate, con il programma pronto, ci rendiamo conto che il Comune di Firenze anche per quest’anno non prevede alcuno stanziamento per questa manifestazione che pure è nata nel Comune di Firenze, 43 anni fa, e che potremmo solo disporre del tradizionale, ma per forza sempre più ridotto, contributo della Regione Toscana, che non ha mai interrotto nel corso degli anni il suo sostegno e a cui siamo molto grate. Quindi il nostro appuntamento annuale verrà a mancare per la scarsità delle risorse disponibili. Ce ne rattristiamo e ci scusiamo con il pubblico fedele, amici, generosi e competenti, collaboratori e collaboratrici, corrispondenti nazionali e internazionali.

La vasta rete internazionale, che fa del Festival di Cinema e Donne un punto di riferimento molto importante forse soprattutto all’estero, è stata costruita anche grazie alla collaborazione delle donne della città di Firenze: studiose e artiste, imprenditrici, insegnanti, professioniste e studentesse. Anche molti uomini contribuiscono con le loro competenze e la loro arte alla riuscita del Festival. Una rete cittadina che si allarga all’Italia e al mondo con corrispondenti internazionali, critici, giornalisti studiosi e registe, una struttura organica cresciuta negli anni che sarà forse impossibile spegnere.

Eppure a Firenze si sceglie di non sostenere adeguatamente una manifestazione che da più di 40 anni rappresenta la città e spesso l’Italia negli incontri internazionali, nelle reti europee Un hub fondamentale, laboratorio di idee e linguaggi veramente innovativi, nonché luogo fisico di scambio, è un’eredità culturale, sociale e storica che le amministrazioni devono sostenere.

Per quest’anno, accanto alla vetrina internazionale dei migliori film dell’anno non distribuiti in Italia, alla selezione del molto materiale che ci viene proposto da autrici e produzioni, avevamo pensato anche ad un momento di riflessione collettiva sul senso, le ragioni e i modi di un festival dedicato alla promozione del lavoro femminile della comunicazione visiva e segnatamente del cinema. Avremmo preferito proseguire sulla base di questa riflessione l’avventura di 43 anni che ha visto esordire a Firenze praticamente tutta l’onda femminile del cinema italiano, da Emanuela Piovano a Costanza Quatriglio, da Isabella Sandri a Ursula Ferrara, da Antonietta De Lillo a Wilma Labate, da Alina Marazzi a Cristina Comencini e tante altre. Avremmo voluto dialogare con la città di Firenze sulle maestre del cinema come abbiamo fatto con Giovanna Gagliardo, Deepa Metha, Moufida Tlatli, Márta Mészáros, Léa Pool, Suzanne Osten, Kira Mouratova, Coline Serreau, Bette Gordon, Věra Chytilová, Sonia Chamki, Regina Pessoa… fino a Marina Spada e tante altre.

Qui sono state riannodate le fila di un passato pieno di sorprese, sperimentazioni, novità, una storia del cinema ancora poco conosciuta, tutta da scoprire. Dai primi anni ’80 Lorenza Mazzetti e Cecilia Mangini (Sigilli della Pace in anni più recenti), le importanti Retrospettive dedicate, tra le altre, ad Alice Guy, Maya Deren, Germaine Dulac, Elsa de Giorgi, Asta Nielsen, Alida Valli, con film restaurati nella mostra itinerante in Istria e Dalmazia, ed altre eredità davvero preziose da riscoprire, condividere, diffondere. Coppie prevedibili come Piera Degli Esposti e Lina Wertmüller, insospettabili come Mariangela Melato e Giuseppe Bertolucci, imprevedibili come Claudia Cardinale e Mauro Bolognini. Dal Festival fiorentino sono partite selezioni di cinema italiano a Berlino, New York, Rio de Janeiro, Marsiglia, dove il Festival Film Femmes Méditerranée nasce come filiazione del festival di Firenze.

Ci preoccupa quindi anche il fatto che tutto questo, che davvero incarna l’incipit di una svolta storica, una nuova storia del mondo, con l’ingresso delle donne a posizioni autoriali e direttive, artistiche ed economiche, nella cultura, nella tecnologia, nel potere-sapere, sia stato ignorato da Amministrazioni e Istituzioni Culturali Italiane. È ancora troppo presto per questo? Non è questo un passaggio storico da sostenere?

Il contesto è cambiato, ma non abbastanza

Oggi le donne vincono i grandi Festival, come Cannes e Venezia, ma continuano ad essere tragicamente poche quelle che fanno del cinema la loro arte o la loro professione. Studi, statistiche e premi internazionali provano che non sono meno brave dei colleghi maschi, ma rimangono discriminate, meno pagate e in tutti i modi disincentivate. In Italia, le ragazze che entrano nelle scuole di cinema sono più della metà degli allievi ma non scelgono la specializzazione regia “perché dopo non si lavora”. Anche adesso che le registe sono una bella squadra anche in Italia, riescono ciascuna, in media a fare un film ogni 5 anni.

Il cinema, in sala o su tutti i device in uso, costituisce ancora la gran parte dell’intrattenimento e dell’informazione indiretta. Quindi se vogliamo guardare il mondo con sguardo imparziale, a tutto tondo, cioè anche con occhi di donna, occorre favorire l’aumento delle donne nei ruoli fondamentali dell’ideazione e realizzazione delle opere cinematografiche.

I nodi concreti da sciogliere: la distribuzione, e ancor prima la produzione 

Inoltre, per quanto riguarda la distribuzione, si riscontrano problemi in parte condivisi dalla produzione nazionale di qualità, ma accentuati per quanto riguarda i film firmati da donne. Tra pandemia e chiusura delle sale, al pubblico, oltre ai film americani, arriva qualche film europeo e qualche film italiano. Film da Africa, Asia, America Latina nulla. I film delle donne acquistati (finalmente ce ne sono alcuni), da qualsiasi luogo provengano, dormono nei listini, vanno in cartellone qualche giorno (magari estivo) e appena inizia il passaparola (in genere non dispongono di campagne pubblicitarie adeguate) scompaiono.

Occorre fare proposte per inserire le priorità delle donne all’interno dei piani di applicazione del Recovery Fund. Questi nominano per ora solo “gli asili nido”, che però sono necessari agli uomini come alle donne, dato che figli e figlie comportano un impegno genitoriale condiviso e quindi non sono iniziative specificamente rivolte alle donne.

Sono invece attività rivolte specificamente alle donne la formazione per le attività professionali e artistiche a scarsa presenza femminile: queste devono essere finanziate. È su formazione e cultura che bisogna puntare se si vuole cambiare una mentalità misogina e foriera di violenza inaudita, ben visibile nei femminicidi, ma potente soprattutto nell’invisibilità.

Dunque la necessità di punti qualificati di attenzione e ricerca sulle donne nel cinema contemporaneo è, purtroppo, aumentata. In Europa ve ne sono. C’è almeno un festival medio-grande dedicato alle donne in ogni paese, alcuni autonomi, altri legati a Cineteche e Università o altre istituzioni culturali locali o nazionali. Questo vale anche in molti paesi non europei e naturalmente in USA.

Le produzioni femminili sono al momento quasi totalmente realizzate da Produzioni Indipendenti. Ci sembra interessante proporre una modifica della legge Franceschini N. 220 del 2016, chiedendo un maggiore sostegno alle Imprese di Produzione indipendenti a prevalenza femminile, rifacendosi addirittura alla Direttiva della CEE del 1989, cosiddetta ‘TV senza frontiere’ che poneva al centro le Produzioni Indipendenti come garanzia della pluralità culturale.

Davvero l’Italia vuole continuare a distinguersi in direzioni opposte a quelle dell’innovazione, della pluralità e dell’inclusione socio-culturale ed economica delle donne? 

Il Festival Cinema & Donne di Firenze

 

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