energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Il film “Cesare deve morire” e l’eterno dissidio tra il potere e la libertà Spettacoli

“La nostra idea di proporre il ‘Giulio Cesare’ – spiegano i fratelli Taviani – è stata immediata. Nasceva da una necessità: gli uomini a cui facevamo la proposta rispondevano a un loro passato, lontano o recente, di colpe e di delitti, di valori offesi, di rapporti umani spezzati. Bisognava contrapporgli un’opera di eguale forza, ma di segno opposto. Ecco: anche Shakespeare nel ‘Giulio Cesare’, in questa storia italiana, porta in campo i grandi rapporti che legano o contrappongono gli uomini, l’amicizia e il tradimento, il potere e la libertà, il dubbio. E il delitto, l’assassinio. Due mondi che in qualche modo si rispecchiano”.
Ecco quindi che la prigione, nel film, diventa anfiteatro, una cella il set delle prove e ogni parola, dialogo o riflessione del copione il momento principale delle vite quotidiane di un gruppo di persone in cui l’essere qualcun altro, “interpretare” un personaggio, è l’unico modo di vivere da uomini liberi.
I due fratelli di San Miniato non si accontentano di seguire la sceneggiatura, ma scelgono di rendere epico il tutto con tagli di montaggio improvvisi, primi piani carichi di tensione e la scelta del bianco e nero. “Il colore è realistico- dichiarano i Taviani – il bianco e nero, invece, è irrealistico. La nostra è un’affermazione  perentoria, ma almeno per questo film è la verità. Avvertivamo che, dentro al carcere, la possibilità di scivolare nel naturalismo televisivo era dietro le sbarre. Siamo evasi grazie anche al bianco e nero: ci siamo sentiti più liberi d’inventare, di girare in questo set dell’assurdo che è divenuto il carcere, dove Cesare viene ucciso, non su fondali di Roma antica, ma nei cortili-cubicoli dove i carcerati scendono a prendere l’aria. Di girare in una cella dove Bruto recita con sofferenza e passione il monologo: ‘Cesare deve morire’. Abbiamo voluto bianchi e neri violenti, contrastati, che, nel finale, cedono ai colori magici del teatro, che esaltano la gioia furibonda dei carcerati travolti dal successo. Ma la scelta del bianco e nero è stata anche una scelta narrativa: volevamo sottolineare il passaggio di tempo, il salto indietro, una sottolineatura decisa, di facile lettura”. 
Il film, inoltre, vuole richiamare l’attenzione sul problema delle carceri.
“I detenuti- concludono i Taviani – fanno parte di organizzazioni criminali, del narcotraffico, sanno che saranno reclusi per molti anni. Si impongono ordine e silenzio in un ambiente in cui regnano innaturalezza, non-umanità. I carcerati vivono l’esperienza peggiore: sono muti per il mondo. Eppure anche se hanno fatto cose terribili, restano sempre uomini”.

 

Print Friendly, PDF & Email

Translate »