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Il futuro delle città? Lo decidono gli abitanti del futuro Economia

Parigi – “La nostra missione di italiani è consegnare un paese migliore e più giusto ai nostri figli e nipoti…ogni spreco oggi è un torto che alle facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione ai loro diritti”, ha dichiarato oggi al senato il presidente del consiglio Mario Draghi, facendo sue preoccupazioni largamente condivise ma finora rimaste per lo più senza risposte, in Europa come altrove. Già Georges Washington nel 1796 esortava a non lasciare ai posteri il fardello del debito pubblico, già rilevando come sarebbe doveroso non lasciare alle generazioni future il peso di scelte subite senza avere alcuna voce in capitolo

Un’esortazione, quella di Washington, che ha trovato eco in Giappone, l’unico paese finora sceso concretamente in campo per cercare di limitare i danni cercando di coltivare l’arte di essere dei “bravi avi”. A innovare nell’arte del buon governo con un occhio al futuro è stata Yahaba, una cittadina di 27.000 abitanti che dal 2015 si è lanciata in una democrazia partecipativa, battezzata Future Design, che impone la discussione dei progetti sullo sviluppo della città anche con l’ottica degli abitanti futuri.

Nel corso delle riunioni pubbliche i progetti vengono esaminati in due tappe: i partecipanti dapprima danno il loro punto di vista poi vengono invitati a immaginare di vivere nel 2060 e di rivedere il loro giudizio alla luce di 40 anni di distanza. Secondo il Boston Globe Ideas che ne dà notizia, il sistema funzionerebbe e porterebbe a decisioni, svincolate da interessi sia economici o politici del momento, a dare il via a cantieri e infrastrutture che tengono in maggior conto gli interessi delle generazioni in arrivo.

Le origini del Future Design, modello che si sta rapidamente sviluppando nel paese, vengono però da lontano: “Ci siamo ispirati dagli Irochesi che ogni volta che devono prendere una decisione cercano di anticipare il benessere delle generazioni future su sette generazioni” ha spiegato il fondatore del movimento Tatsuyoshi Saijo dell’Università d Kochi secondo cui, contrariamente a quanto si pensi, i nostri cervelli sanno pianificare sul lungo termine. Inoltre, ha aggiunto, “numerose ricerche in neuroscienza hanno rivelato la capacità del cervello umano a fare un gran salto nell’ignoto”.

Facoltà che dovrebbero essere sfruttate rapidamente per affrontare al più presto i problemi legati al cambiamento del clima. A suo avviso inoltre sarebbe utile non solo creare un ministero dell’Avvenire ma anche concepire strutture sociali che incentivino le nostre capacità a proiettarsi nel futuro “se non si vuole mettere a rischio la continuità della nostra esistenza”.

Il giornale segnala anche qualche iniziativa nel Regno Unito dove si punta alla nomina di un delegato alle generazioni future o negli Stati Uniti dove un Ong ha intrapreso un’azione legale in nome di giovani che reclamano il diritto a un’aria respirabile. Insomma qualcosa si sta muovendo e come aveva dichiarato nel 1955 il padre del vaccino antipolio Jonas Salk “la domanda più importante è chiederci se siamo stati dai bravi antenati”.

Foto: La stazione di Yahaba

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