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Il futuro di Firenze: “O verso Milano o un museo coperto di naftalina” Economia, Opinion leader

Firenze – Chi si ricorda del Piano strategico per la città metropolitana del 1978? Che cosa è rimasto del Forum per la città metropolitana del sindaco Leonardo Domenici del 2001 che doveva gettare le linee del Piano strategico  per “Firenze 2010”? Tante discussioni, tante diverse idee che negli ultimi venti anni sono rimasti lettera morta. Eppure le città che hanno un futuro sono quelle che sanno programmarselo.

Stavolta non è permesso sbagliare. Occorre ripartire con una visione condivisa, con idee chiare e strumenti adeguati. Il momento è favorevole perché istituzioni, imprese  e finanza si trovano sulla stessa lunghezza d’onda. Progetti fermi da anni (primi fra tutti, alta velocità e aeroporto) devono rapidamente  trovare la strada per arrivare alla realizzazione.

La sveglia è stata suonata da Confindustria Firenze che ha riunito prima in un volume (Firenze domani, una Firenze grande per una grande Firenze, a cura di Giandomenico Amendola e Vincenzo Di Nardo) e poi nell’auditorium della Camera di Commercio ottanta protagonisti (stakeholder) della vita economica, culturale, sociale e politica della città chiedendo una sorta di impegno collettivo per superare le paralisi, farla finita con i veti identitari che non portano a niente.

“Oggi non presentiamo un esercizio da futurologi, destinato a durare lo spazio di una mattinata o di una rassegna stampa”, ha esordito il presidente di Confindustria Firenze Maurizio  Bigazzi. “Ci interessa proporre un approccio nuovo allo sviluppo della nostra città metropolitana che guardi ai prossimi 25 anni”, perché “si decide quale sarà la nostra collocazione fra le economie urbane internazionali nei prossimi decenni”.

Qual è il motivo per il quale la seconda economia metropolitana dopo Milano, il terzo territorio più manifatturiero del Paese a pari merito con Bologna (17 miliardi e mezzo, solo nel 2021) finora non è stata in grado di garantire un adeguato sistema infrastrutturale e una capacità di progettazione all’altezza di questi risultati? Immaginiamoci quale sarebbe il livello di sviluppo oggi del territorio fiorentino se solo si fosse realizzato un sistema di trasporti competitivo (la tramvia è una luminosa eccezione) e una modernizzazione di aree della città come quella dello stadio: “Aeroporto, stazione dell’Alta Velocità, tramvie e polo fieristico valgono un punto strutturale di PIL e migliaia di posti di lavoro”, ha aggiunto Bigazzi.

Non è solo una questione di infrastrutture materiali, perché Firenze ha una grande potenzialità nel campo della formazione, nel momento in cui si calcola che nel 2026 le imprese avranno bisogno di 2,2 milioni di  ingressi, ma non ci sono le competenze richieste. Cos’ come opportunità importanti vengono dalla transizione energetica: “Possiamo essere una realtà di punta a livello nazionale, grazie agli investimenti nell’autoproduzione di energia o nel ricorso a fonti alternative e rinnovabili”, ancora Bigazzi.

La sfida è stata raccolta dalla platea di decisori, stakeholder e produttori. Intanto aeroporto e alta velocità sembrano tornati sulla rampa di lancio. Sulla pista di 2.200 metri e il nuovo terminal “green” con una grande vigna sul tetto si è aperto un dibattito pubblico che servirà a migliorare lo scalo, con la previsione di partire con i cantieri alla fine dell’anno prossimo (l’amministratore delegato di Toscana Aeroporti, Roberto Naldi). Sull’alta velocità si riparte con il rimettere in funzione la grande fresa tedesca Monna Lisa (marzo 2023) ferma da sei anni per poi avviare i lavori di scavo delle gallerie all’inizio del 2024 (il commissario all’Alta Velocità Vincenzo Macello). Sarà tutto pronto nel 2027 con i primi treni all’inizio del 2028. Sullo stadio è stato il progettista il direttore di Arup, Stefano Recalcati, a illustrare la trasformazione in  senso ecologico e funzionale dell’intero quartiere del Campo di Marte. Il tutto servito da energia pulita dei pannelli fotovoltaici.

E i cosiddetti “vetoplayer”, come il sindaco Dario Nardella ha definito quelli che dicono sempre di  no? Nardella ha parlato di un nuovo sistema cooperativo creato dal basso e si è concentrato sul problema della semplificazione amministrativa: “Non esiste più il concetto di questo non si può fare”. Il presidente della regione Eugenio Giani ha seguito la linea delle compensazioni sperimentata nei negoziati per il rigassificatore di Piombino: opere complementari e facilitazioni, tramvia e strade per Sesto Fiorentino, per esempio.

Vincenzo Di Nardo, vicepresidente di Ance Toscana che ha curato il volume, ha estremizzato la scelta che si pone a Firenze: “O va verso Milano o diventa una città museo coperta di naftalina. Dobbiamo trovare le strade per renderla contemporanea”. Immaginiamo una nuova Firenze tutti insieme.

In foto il rendering del progetto del nuovo stadio

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