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Il futuro di Prato? Afferrare la coda del Dragone Economia

Il complesso ruolo della comunità cinese (una delle più numerose e storicamente più anziane d'Italia) studiato sotto vari profili, sociali ma soprattutto economici. Infatti, se i legami col territorio sono presenti ma difficilmente quantificabili, emergono però i numeri del lavoro: 20mila addetti stimati sugli 11mila registrati, una produzione che potrebbe variare tra i 2 e i 2,3 miliardi di euro, con un valore aggiunto dai 680 agli 800 milioni di euro, ovvero tra il 10,9% e il 12,7% del totale della provincia. A stendere le oltre 100 pagine della ricerca,  Irpet con l’Osservatorio economico e sociale della Provincia. La ricerca è stata voluta dalla Provincia di Prato che l’ha inserita nel patto per Prato Sicura. Lo studio è stato presentato ieri mattina a palazzo Buonamici, presenti  il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, il presidente della Provincia Lamberto Gestri, Stefano Casini Benvenuti per l’Irpet, Gabi Dei Ottati dell’Università di Firenze e Piero Ganugi dell’Università di Parma.

Partendo dal punto di vista sociale, indaghiamo sulla consistenza numerica della comunità cinese di Prato. Un problema ottenere dati certi, dal momento che gioca ampiamente la proverbiale presenza di irregolari. E tuttavia l'Irpet le stime le fa: secondo i dati ufficiali i residenti cinesi in provincia di Prato sono, infatti, quasi 17 mila, su un totale di 250 mila abitanti; se, però, si include tutta la popolazione cinese con regolare permesso di soggiorno si arriva ad un totale di circa 32 mila che corrisponde al 13% della popolazione residente.

Dati che tuttavia non consentono ancora di far piena luce sulla quantità di cinesi realmente presenti nell’area: tra residenti e permessi di soggiorno vi è infatti una parziale area di sovrapposizione, inoltre vi à senza dubbio anche un certo numero di cinesi che non dispone né di residenza, né di permesso di soggiorno. “Pertanto alcune stime che circolano perché vanno ben oltre 40 mila presenze appaiono del tutto verosimili. limitatamente, infatti, alla sola popolazione residente il peso di quella cinese è triplicato, passando tra il 2002 ed il 2012 dal 2,3% al 6,7% del totale dei residenti nella provincia di Prato”. Un altro dato interessante riguarda le famiglie cinesi e i consumi: se la quota di famiglie italiane con più di 4 componenti ammonta al 4% del totale, si sale al 20% circa per le famiglie cinesi, e, supponendo che i consumi siano paragonabili a quelli delle famiglie italiane, si arriva a stimare si arriva a stimare un ammontare totale dei consumi di circa 156 milioni di euro nel 2012, che rappresenta il 4,4% del consumo totale delle famiglie residenti in provincia. Dati che danno tutta intera la rilevanza economica della presenza cinese sul territorio provinciale di Prato.

Partendo da questi dati e dalla rilevanza economica dovuta alla sola presenza della folta comunità cinese sul territorio, si giunge a quello che è il cuore della ricerca: perché, a fronte della caduta in picchiata delle esportazioni, non è seguita anche la caduta del valore aggiunto procapite nell'area pratese? Le spiegazioin tentate dagli studiosi sono tre: il mercato degli affitti, che a Prato pesa il 17% (più della media regionale); la possibile minor dipendenza da servizi localizzati un tempo in altre province; infine, non essendo sufficiente l'apporto dei primi due elementi, la presenza di una vasta economia sommersa, che la ricerca dell'Irpet cerca di stimare.
Seguendo passo passo ciò che hanno rilevato i ricercatori, ecco un quadro seppure approssimativo rispetto alla complessità della ricerca:

La produzione – Lo studio quantifica tra l'11 e il 13% l'apporto delle imprese cinesi al valore aggiunto prodotto nell'intera provincia: qualcosa come 680 milioni di euro nell'ipotesi minima e e quasi 800 milioni in quella massima, con un produzione stimata tra 2 e 2,3 miliardi. Interessante il panorama evolutivo, che passa dagli anni Novanta, in cui i cinsi erano sopratutto sub-fornitori, vale a dire cucivano per conto terzi, agli anni Duemila, in cui molti diventano imprenditori finali e passano dalla cucitura dei capi alla progettazione dei modelli e alla commercializzazione degli abiti. Da sottolineare che l'abbigliamento assorbe oltre il 90% degli addetti; gli altri settori, ma con numeri molto minori, riguardano  ristorazione e commercio

Le imprese – Numeri certi, 4.830 imprese, quattro volte più quelle di dieci anni prima, un sesto di tutte quelle delle provincia e molte di più se si guarda al solo abbigliamento: in questo settore sono quasi le metà delle aziende pratesi condotte da stranieri.

I numeri della comunità – Riprendendo quanto scritto sopra, ci troviamo di fronte a una comunità che conta oltre quarantamila residenti e circa20 mila lavoratori, sebbene si tratti di stime: infatti l'esercito degli irregolari sfugge alle statistiche ufficiali. L'Irpet ha quindi adottato un sistema empirico ma molto efficace, che tiene conto dei consumi di acqua interpolato al rapporto tra irregolari e regolari riscontrato durante i controlli sulle imprese da parte delle forze dell'ordine. Così, i residenti 'veri' potrebbero benissimo essere 40-45 mila cinesi (di contro ai soli 17 mila cinesi iscritti all'anagrafe e i 32 mila permessi di soggiorno richiesti), mentre i lavoratori oscillerebbero tra 17 e 20 mila, con un forbice di irregolari compresa tra 6 a 9 mila addetti.

Vita delle imprese – La ricerca conferma l'elevata mortalità delle imprese cinesi: delle 386 nate nel 2001 ne sopravvivevano alla fine del 2012 solo 53, meno del 4%. Le imprese cinesi sono in genere anche piccole e con pochi addetti, come del resto quelle degli italiani. La dinamica negli ultimi anni è però opposta: quelle italiane, complice la crisi, si sono fatte ancora più piccole, quelle cinese sono cresciute in dimensione.

Le rimesse – Un capitolo dello studio è dedicato anche alla rimesse verso la Cina. Le oscillazioni sono grandi, a seconda degli anni. Si parte da 20 milioni di euro nel 2005 (meno della metà allora di Firenze) fino a 187 milioni del 2012. Il picco è tra il 2007 e il 2009 con 431, 373 e 464 milioni. Numeri che pongono Prato sul podio delle classifiche nazionali: mai prima ma tre volte seconda, quattro volte terza e un solo anno, nel 2005, quarta.

Infine, l'ultima domanda, che pone il quesito se la presenza di una comunità cinese dinamica e attiva come quella pratese possa rappresentare un'opportunità per il distretto locale. La risposta propende per un sì, contemperato dalla necessità di mettere ulteriormente in relazione due comunità (quella pratese e cinese) entrambe molto identitarie e autoreferenziali. In ogni caso, come concludono molti studiosi, il futuro non solo economico dell'area pratese si gioca proprio su questa necessità di integrazione fra Cina e Prato. Insomma, bisogna afferrare la coda del Dragone.

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