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Lettera da Gerusalemme: il girotondo quotidiano della Città Santa Opinion leader

E allora nelle freschi notti così come nelle roventi giornate di questa torrida estate c'è chi chiede la pace, chi incita alla guerra, chi sogna uno stato, chi crede nell'odio, chi propina la violenza, chi chiama fratello l'altro, chi prega di fronte ad uno dei tanti muri, chi lo fa in una chiesa, chi in moschea, chi implora Dio in ebraico, arabo, italiano o aramaico.  È il girotondo della città Santa.
Nel recente passato non occorreva oltrepassare la porta di Jaffa e porgere lo sguardo a sud per vedere l'escalation di Gaza e l'inizio del dominio di Hamas, oppure non erano i canti dei minareti dalle verdi luci ad amplificare gli echi della primavera araba; la rivolta egiziana e poi la vittoria elettorale dei fratelli musulmani sono storia, sembra passato un secolo da allora. Tutto scorre. Anche quei cambiamenti epocali sono diventati semplice normalità.

Oggi in Egitto è uscito di scena un dittatore amico sia d'Israele che della causa palestinese, a Gaza comanda Hamas, nella West Bank gli uomini di Fatah e in Israele il Likud. Ma, cosa accadrà domani a Gerusalemme, alla sua gente: se verrà la guerra chi li salverà? In fondo come cantava De Andrè – il buon Dio è già scappato e chi sa quando ritornerà.- A Gerusalemme solo pensare che il Creatore si sia allontanato anche per un solo istante è peccato, blasfemia. In questa città tutte le pietre ne ricordano la presenza, sempre e ovunque. È il simbolismo, forte, immortale, trascendentale spesso esasperato e mistificato. In questa terra origine dei conflitti, palingenesi della politica internazionale e sancta sanctorum delle religioni monoteiste diventa assai complicato ragionare sulla oggettività delle cose. Tutto è troppo soggettivo e funzionale alla propria storia e per questo anche solo saper osservare obbiettivamente oltre l'angolo della strada, oltre un check point, un filo spinato, un muro, un confine è cosa improba. Siamo nella capitale che capitale de jure non è.

Una città contesa tra Israele e Territori Palestinesi. Occupata e unita con le armi da oltre quarant'anni. Divisa socialmente internamente ed esternamente. Con targhe automobilistiche uguali, con i cartelli in tre lingue, con le stesse linee telefoniche, medesimi dottori, avvocati e stessa moneta. Ci sono giornalisti da tutto il mondo a raccontare le sue storie e personale delle Nazioni Unite a presidiare, da semplici osservatori, il conflitto eterno. C'è un esercito ed una polizia, i primi facenti funzioni dei secondi e i secondi dei primi. C'è una tramvia che taglia la città da parte a parte, cammina lungo la linea di frontiera del 1967. C'è un servizio di pullman per i palestinesi ed uno per gli israeliani. C'è chi ha un passaporto in mano e chi solo una carta d'identità. Ci sono due sindaci, uno eletto da una parte della città, ed uno privo di esercizio delle funzioni rappresentante dell'altra. Questo e molto altro ancora è la Gerusalemmedi oggi.


Per sapere cosa sarà domani di Gerusalemme non c'è bisogno di andare troppo lontano, perchè in Medio Oriente tutto è al contempo distante e vicino alla Santa. E così se in queste ore a Damasco si muore, si combatte, si perde e si vince, a Gerusalemme si aspetta e si osserva la Siria o il Libano dei cedri, dei campi profughi palestinesi, dei maroniti e di Hezbollah.
Dentro i bar della città vecchia o nei locali del lato ovest della città,sorseggiando thè con foglie di menta, caffè arabo o cibi kosher, ci si interroga su passato, presente e futuro della regione, della classe politica che la comanda, di quella militare che la difende servilmente oppure offende rivoluzionando il sistema. Ecco allora gli affari  "sporchi" dei servizi segreti sovrapporsi, le ingerenze delle grandi potenze mondiali contrapporsi in opposti fronti. È l'eterna lotta per il potere, è la guerra che precede la speranza di pace. È l'alienante normalità di questa terra. È l'effetto domino che parte dalla periferia e muove verso il centro:Gerusalemme.

Periferie come l'Iran dove si lavora l'uranio mentre a Gerusalemme, in queste stesse ore, invece si fanno affari con il turismo e dal lato israeliano si studia, discute su se e quando attaccare e come proteggersi. Gerusalemme città preda della storia e dei conflitti. Ciclicamente. Fino ad oggi che nuovi venti di tempesta e guerra sorvolano i suoi cieli. Tutto già visto, nulla di diverso. Nessuno aspetta la pioggia da queste parti, è una delle tanti verità cheaccomunano nelle preghiere le genti di questo luogo. La pioggia unisce e la terra brulla divide. C'è troppa bramosia di terra alle porte della Santa. Ci sono troppi bantustan a ridurne lucentezza e rispetto della democrazia. Gerusalemme è costretta a convivere con la sua triste eredità di città dalla eterna grandezza spirituale ma solo pagando il prezzo più caro: rinunciare alla pace. L'eredità nascosta di questa città dalla pietra bianca che brucia nella sera che scende.

Enrico Catassi

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