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Il governo Meloni e il taglio alla rivalutazione delle pensioni Opinion leader

Firenze – Per noi pensionati costretti a tirare la cinghia per un’inflazione dirompente e per il caro bollette, l’unica ancora di salvezza era la rivalutazione delle pensioni.  Infatti non abbiamo i rinnovi dei contratti, non abbiamo il cuneo fiscale e nemmeno i vari bonus per recuperare potere d’acquisto.

Con stupore e profondo rammarico apprendo che il governo Meloni, però, taglia la rivalutazione delle pensioni oltre 2100 euro lordi. A  prima vista  perequazione  sociale.  Invece è solo demagogia.

Anche in qualità di Vice Segretario regionale della Fap Acli  sottolineo che  la pensione non è una elargizione assistenziale ma il risultato dei contributi versati. Inoltre non si è tenuto conto né del reddito familiare né del reddito complessivo.

Coloro che hanno pagato all’Inps  pochi contributi, ma hanno altre forme di rendita adesso si godono la rivalutazione totale.  Eppure  basterebbe tenere conto l’ISEE  e  si potrebbero escludere dai vantaggi coloro che hanno anche altre fonti di reddito.

Inoltre, le  famiglie monoreddito o quasi  sono come al solito penalizzate.   Per non parlare di coloro che hanno due pensioni di enti previdenziali diversi. Casi isolati ?  Casi limite?  Certo che no.

In ogni caso sarebbe stato più equo attuare una rivalutazione per fasce ovvero a chi  ha 2100 euro di pensione rivalutare al 100% la parte di pensione fino a 4 volte il minimo all’80% quella tra 4 e 5 volte ecc…

Invece la scure colpisce con un taglio netto. E si preferisce far passare per  “ricchi” coloro che non lo sono affatto.

Con  duemila euro o poco più non si vive agiatamente, si tira la cinghia.  Specie nel momento in cui il caro bollette mette a dura prova il nostro reddito.

E appare quasi una beffa che si continui a parlare di cifre al lordo che fanno apparire pingui pensioni che sono invece magre Ma quando si va a fare la spesa si paga con il netto, non con il lordo. 

Ovviamente il taglio della rivalutazione scalfisce ben poco le pensioni d’oro che sono di per sé  pingui. Come al solito la scure si abbatte sui  redditi medio-bassi. In tempi di inflazione senza freni questa mazzata sui ceti medio-bassi è ancora più pesante. Tanto più se si pensa che fa parte di una manovra in cui c’è dovizia di benefici a cominciare dallo stralcio delle cartelle esattoriali sotto i mille euro (comprese multe e bollo auto !!).

Populismo invece di equità. E’ questo il biglietto da visita del nuovo governo?.

 

 

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