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il gramlò di Peppe Voltarelli Cultura

Ha vinto  la Targa Tenco 2010 come miglior album in dialetto e stasera è a Firenze con Fabio Morgera alla batteria.  Il bluesman calabrese torna a suonare  i brani di "Ultima notte a Malá Strana", secondo disco da solista. Un attimo e la musica della taranta si sparge nell’aria. “Tichititì titichità…quanto è bella sta città.. quanto è storta sta città…Tutto l’odio maturato per questo schifo di città”.
Tradizione ed innovazione si compenetrano nella voce del musicista, fa pensare a un mondo lontano, ma basta un gesto, una pizzica, un tocco leggero e raffinato di bacchetta e l’atmosfera è attuale, il racconto si fa chiaro sulla società e sugli avvenimenti dell’oggi.
Dopo anni di gruppo, l’ex front-man de Il Parto delle Nuvole Pesanti oggi affronta da solista una musica diversa, nuova, un sound che lui stesso definisce blues meridionale. Su una trama progettuale s’inserisce il racconto, sempre musicalmente evocativo e complesso, la performance, l’immagine, la gestualità, e con essi passa il messaggio legato all’identità, alla lingua, al viaggio.
E la poesia… “Chisse lo core di marinare”, chitarra e mondolino, note vibrate e malinconiche, testo in calabrese;  e la percepisci la paura del non ritorno, lo senti il sale che prosciuga il volto, odori il vento dello Ionio, condividi la tristezza di chi rimane ad aspettare. Capisci fino in fondo come “ un popolo è povero per sempre quando gli tolgono la lingua” (Ignazio Butitta).

Daniela Cresti


 

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