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Il grande Francis Bacon a Firenze! Cultura

Già la grande mostra alla Galleria dell’Accademia – Arte torna arte – ci ha regalato di Francis Bacon uno dei dipinti più impressionanti del XX secolo: il ritratto The Cardinal (Figure sitting), tra i tanti che Bacon ossessivamente replicò nel tentativo di imitare Velasquez. Oggi è la Strozzina a proporre – a cura di Franziska Nori – una mostra incentrata sulla figura straordinaria dell’artista dublinese (1909-1992), accanto alle cui poche ma illuminanti tele, cinque artisti contemporanei – Natalie Dijurberg,  Adrian Ghenie,  Arcangelo Sassolino, Chiharu Shiota e Annegret Soltau – provano a raccontare a modo loro il senso dell’esistere per noi contemporanei. Appena scese le scale della Strozzina nella prima e seconda saletta già incontriamo il nucleo principale delle 8 opere e del materiale d’archivio in esposizione (selezionato da Barbara Dawson), provenienti in maggior parte dalla Dublin City Gallery The Hugh Lane, che dal 1998 conserva la versione integrale dell’impressionante coacervo stratificato che era diventato lo studio londinese di Bacon. Studiati da vicino dipinti quali Turning figure,  Seated figure e Untitled (Three figures), offrono spunti di riflessione sulla capacità unica che aveva questo grande artista di mantenere leggibile la figura umana, mentre ne dissolveva la corporeità in forme astratte, per restituirne una rappresentazione che allo stesso tempo mostra la pelle e lo spirito dell’essere umano, l’involucro esterno e il travaglio interiore, spesso drammatico, di cui tutti noi siamo fatti. Impossibile e superficiale liquidare in poche battute Francis Bacon, un artista che assieme a Lucien Freud e Graham Sutherland, è stato un capostipite dell’arte pittorica del secolo scorso, perciò consiglio di leggere le interviste che gli fece il critico David Sylvester tra il 1962 e il 1986, dove si può comprendere come il pittore sia riuscito “a rivelare all'uomo del XX secolo il suo volto inquietante, liberandolo da ogni maschera e da facili illusioni”. Il processo creativo che sta dietro le opere di Bacon viene accennato da alcuni ritagli e collage di immagini, prelevate sempre dal famoso studio, così come altre immagini testimoniano della vita privata  – e delle passioni omosessuali – che ne fecero un personaggio classificato all'epoca come trasgressivo.  Ma veniamo ai cinque artisti invitati a dialogare con lui. La prima che incontriamo è la giovanissima Dijurberg che monta video inquietanti, costruendo essa stessa grottesche marionette in argilla che si muovono a scatti e interpretano storie tristissime di rapporti famigliari opprimenti e di violenza fisica e mentale. Segue Ghenie, un pittore di indubbie qualità, che imita però un po’ troppo l’irraggiungibile maestro, senza renderne lo stesso pathos. Il lavoro di collage fotografico di Annegret Soltau  (nella foto) risulta invece il più convincente: l’artista tedesca usa nelle performance (di cui restano le foto) filo nero per avvolgere il corpo fino a inciderlo; successivamente utilizza lo stesso filo per ricucire gli elementi fotografati del volto, che può essere sia in posa quieta e serena, sia devastato e squarciato quasi gridasse la propria pena. Bellissime anche le acqueforti fotografiche dove la figura di donna diventa via via un segno grafico essenziale e graffiante. La giapponese Shiota, usando anche lei del grosso filo nero, ha creato una installazione che scompone e ricostruisce lo spazio della stanza, imprigionando in questa soffocante tela di ragno, vecchie porte di palazzo Strozzi. Infine il nostro Sassolino, l’ingegnere-artista che ricrea con sistemi meccanici la tensione di una corda tesa allo spasimo con un pistone tra due travi di legno, che a sua volta comunica un senso di paura nello spettatore, costretto a passare a suo rischio (simulato) in quello spazio ristretto. L’ultimo lavoro di Bacon nel percorso espositivo è il suo presunto autoritratto non finito, ritrovato su un cavalletto nel 1992 nel suo studio a Londra, mentre l’artista moriva a Madrid. Poco più che un abbozzo ma già espressivamente assai forte. Il tentativo di accostare i 5 artisti contemporanei a Bacon, per dimostrare, appunto, la nostra attuale condizione esistenziale, con tutte le buone intenzioni, non è completamente riuscito: tutto è molto pulito, calcolato, registrato, puntualizzato, e questo senso di ordine e di controllo va a stridere vistosamente con la tormentata personalità e il linguaggio estremo dell’incommensurabile pittore che è stato Francis Bacon.
CCCS Strozzina, Palazzo Strozzi, Firenze. Da oggi 5 ottobre 2012 fino al 27 gennaio 2013

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