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Il grido di Mikhail Baryshnikov: “Ero migrante e mi hanno accolto” Cultura

Firenze – “Non è la faccia dello stesso paese che ha accettato me e tanti altri richiedenti asilo”. Si riferiva agli Stati Uniti Mikhail Baryshnikov che scelse l’occidente chiedendo asilo al Canada nel 1974, ma il messaggio giunge chiaro anche a noi e all’Europa di fronte alla tragedia della migrazione di massa.

Nel ricevere la laurea magistrale ad honorem in Scienze dello spettacolo nell’aula magna dell’Università di Firenze, il più grande ballerino vivente, ma anche coreografo, attore e fotografo, che ha segnato 50 anni di storia della danza classica e moderna, ha pronunciato con evidente commozione parile che pesano di più della tradizionale lectio magistrali riservata a neolaureati per chiara fama: “E’ strano ricevere questo onore in un tempo di grande inquietudine per i valori democratici, nel quale migliaia di persone protestano contro la politica del governo che caldeggia un atteggiamento contro i migranti trattandoli da criminali. Allora è il momento di parlare ai giovani, a coloro che hanno modo di pensare con più compassione al futuro”.

E come sintesi artistica del suo pensiero, Baryshnikov ha letto una poesia di Iosif Brodsky il poeta di San Pietroburgo, “dichiarato parassita sociale” ed esiliato dall’Unione Sovietica nel 1972, “Il funerale di Bobò”, che è – ha detto – “un’elegia alla vera musa che ha dato vita al suo lavoro, San Pietroburgo, e che tiene vivo il futuro che porta speranza”.

 

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Alle poesie di Brodsky Il ballerino russo, naturalizzato americano nel 1986, ha dedicato il suo ultimo spettacolo Brodsky/Baryshnikov che debutterà il 3 luglio al Teatro dell’Opera nell’ambito del Festival del Maggio musicale.  Ed è stata questa l’occasione per il conferimento della laurea magistrale ad honorem da parte dell’Università di Firenze a “uno dei più completi protagonisti della storia della scena contemporanea”.

“Grazie alla danza lei è riuscito a dipingere il movimento della gente e delle cose che ci consola e senza la sua arte le foglie degli alberi non si sarebbero mosse, gli alberi sarebbero rimasti infinitamente tristi e la loro tristezza sarebbe stata la nostra”, ha detto il rettore Luigi Dei parafrasando le parole del pittore Edgar Degas.

La “laudatio” è stata pronunciata da Sara Mamone, docente di Scienze dello spettacolo: “Si può essere leggenda in due modi – queste le paarole con le quali ha concluso il suo discorso – morire presto o vincere il tempo nella sua durata. Per noi storici dello spettacolo la sua scelta è stata di gran lunga la migliore: ci ha permesso di attraversare più di mezzo secolo di storia artistica e ci consente oggi di laureare un giovane che ancora molto avrà da dirci, un giovane che ci riserverà ancora molte sorprese”.

 

Foto: Mikhail Baryshnikov con il rettore Luigi Dei e la moglie. Sotto: mentre legge il suo intervento in inglese (foto di Luca Grillandini)

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