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Il libro d’Ilaria: l’omaggio corale a una vita generosa Cultura

Firenze – C’è riuscita anche questa volta, l’Ilaria, a riunire le amiche e gli amici. Tantissimi. Una folla che ieri pomeriggio ha gremito la sala conferenze della biblioteca delle Oblate, per la presentazione del libro “Siete contenti? Il libro di Ilaria”, edizioni SoleOmbra. E mentre sullo schermo passavano le foto della sua vita così bella, piena, generosa, sembrava proprio di sentirla, l’Ilaria, con la sua risata fragorosa e la sua voce squillante, che ci chiedeva: Siete contenti? Vi state divertendo? State bene? Come faceva sempre alle feste, nelle tante occasioni in cui ci riuniva tutti.

Un libro “ilare”, come è stato definito durante la presentazione, un omaggio corale per tutto ciò che Ilaria Meucci ha fatto e rappresentato per le tante persone che hanno avuto la fortuna di incrociare la sua vita. Un grande patchwork: della vita di Ilaria ma anche di un’epoca, di una comunità, di una città. E per questo è giusto, come è stato sottolineato durante la presentazione, che il libro venga acquisito dalla biblioteca delle Oblate.

Un libro scritto a tante mani, a cominciare da quelle di Marco Nannini, il marito, di Susanna Bausi, la grande amica di Ilaria e sua “sorella di anima”, come una volta le è piaciuto definirsi; e del “gruppo libro Ilaria”, che con pazienza ha raccolto le testimonianze di amici e amiche, parenti, colleghi e pazienti. Contributi assai diversi per stile, tematica, lunghezza, stato d’animo, che sono stati raggruppati in capitoli: da ragazza, al lavoro, con gli amici, tredici storie, il saluto a Ilaria. Le foto, tante, dei tanti momenti felici della sua vita. E tre temi scritti da Ilaria alle elementari. Chiude il libro una lunga biografia scritta da Sergio Caruso, docente universitario e cognato di Ilaria, che con passione ripercorre tutta la sua vita, privata e professionale.

A presentare il libro, ieri, oltre ai due curatori, la sorella Titta Meucci. E Ada Bausi che ha letto tanti brani. Episodi, ricordi, testimonianze che ci hanno restituito Ilaria in tutta la sua grandezza, in tutte le mille, preziose sfaccettature della sua personalità. Perché, come hanno scritto i curatori nella prefazione, “il libro risponde anche a una nostra esigenza inizialmente consolatoria per riempire un grande vuoto. Pensiamo però che questo desiderio si possa trasformare col tempo nella percezione che Ilaria è come compenetrata in noi. Al posto dell’assenza subentra un senso di ‘compagnia’”.

 

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