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Il licenziato concilia? I primi passi della riforma Fornero Economia

Niente licenziamenti di massa, nonostante la crisi sempre più acuta. E l’arma Fornero della conciliazione preliminare sembra riuscire davvero a disinnescare le liti fra lavoratori e imprese. Solo undici casi di richieste di licenziamento discusse in provincia di Firenze durante il periodo estivo, spesso uno dei più intensi dell’anno sotto l’aspetto della perdita dei posti di lavoro: e ben sette si sono risolti con un accordo fra le parti. Sono gli effetti della riforma Fornero, che dal 18 luglio ha cominciato a muovere i suoi passi su uno degli aspetti che più hanno surriscaldato lo scontro sociale: quello del licenziamento per motivi economici, o per meglio dire (in termini tecnici) per “giustificato motivo oggettivo”. Possibilità teoricamente inesistente in Italia prima della riforma. Questa eventualità invece è ora entrata a pieno titolo nell’ordinamento italiano, ma non ha creato la paventata “voragine” occupazionale temuta soprattutto dai sindacati.

La riforma Fornero continua a non piacerci, ma dobbiamo riconoscere che la procedura messa in atto, consente di applicare strumenti più flessibili di risoluzione dei conflitti, evitando il ricorso in giudizio» sostiene Sergio Vigiani, che si occupa di questa materia per conto della Cgil. Più ponderato il giudizio degli imprenditori: «È un ulteriore adempimento a carico delle aziende – sottolinea Confindustria Firenze -: allunga tempi, costi, pur nell'intento di favorire la ricerca di una soluzione per una materia complessa come il licenziamento». Lo strumento in questione non è altro che la commissione istituita dalla legge Fornero presso la Dpl (Direzione provinciale del lavoro) che ha il compito di dirimere la materia. Nel momento infatti in cui l’imprenditore decide di licenziare deve obbligatoriamente comunicare la risoluzione del rapporto di lavoro a questo organismo dove siedono, fra gli altri, rappresentanti sindacali e dei datori di lavoro. Questa “Camera di decompressione” del conflitto funziona più o meno così: l’imprenditore dà comunicazione del licenziamento per “giustificato motivo oggettivo”.

La Commissione deve riunirsi in tempo record, convocare le parti e concludere il procedimento entro 20 giorni. Per evitare il ricorso in giudizio (comunque possibile in una fase successiva), la commissione può proporre varie soluzioni: riassunzione con altre mansioni, indennizzo economico, contratti di solidarietà o forme più sofisticate come l’outplacement. In cifre, in provincia di Firenze su 11 commissioni che si sono formate su altrettanti casi, tre posizioni non sono state discusse perché le parti non si sono presentate. Su otto posizioni rimanenti, sette si sono concluse con una conciliazione, grazie ad un incentivo economico all’esodo. Solo in un caso il contenzioso andrà a finire inesorabilmente davanti al giudice.

foto: www. tg24.Sky.it
 

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