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Il male viola: tecnico testardo e società che tira a campare Opinion leader

Firenze – Il processo di involuzione della Fiorentina è sotto gli occhi di tutti. Avevamo una squadra con un gioco che tutti apprezzavano e temevano; una squadra che in tre anni è arrivata al trentesimo posto nel ranking europeo e che l’anno scorso, per i risultati ottenuti in campo nazionale e internazionale, è stata l’ottava squadra d’Europa (e cioè, idealmente, ai quarti di finale in un torneo tra le migliori continentali!); una squadra di giocatori che avevano un mercato e che facevano tutti plusvalenza se si decideva di cederli.

Quest’anno abbiamo deciso per la distruzione. Abbiamo un tecnico imperscrutabile, che i giornalisti intervistano solo per vederlo sorridere signorilmente, ma non certo per sentirlo parlare di calcio. Lui ripropone ogni volta il refrain del “lavoro”, del “lavorare duramente”, con “applicazione” e “concentrazione”, del “migliorarsi continuamente”, fino all’uso di toni epici quando parla della “sua vita” dedicata a questo lavoro e della “passione” di uomo che “vuole sempre vincere”.

Tranne il giorno in cui gli scappò detto che tra cinque anni vincerà la Champions League, non si è sentito mai parlare di temi concreti, di tattica o di che cosa voglia dire quel “migliorarsi continuamente”, visto che la squadra sta peggiorando a vista d’occhio di partita in partita.

Per la verità, un paio di cose significative le ha dette, e forse era meglio se le teneva per sé: ha detto (diverse volte) che bisogna “lavorare duramente” per assimilare i nuovi schemi di gioco e che bisognerà anche trovare (sono le testuali parole del dopopartita di oggi) qualche “variante tattica diversa”.

Al che mi chiedo: se dopo ventinove partite non è stato ancora assimilato il suo gioco “nuovo”, quanto ci vorrà per vedere delle varianti tattiche digerite a dovere? E con quali giocatori, visto che ogni gioco che lui propone si attaglia soltanto a certi attori? In tutti questi mesi nessuno che gli abbia detto: caro Sousa, ma se vedi che è così difficile da parte di questi giocatori giocare il gioco dei tuoi sogni, perché non provi un gioco diverso, magari uno di quelli che scorrevano a meraviglia fino all’anno scorso con questi stessi uomini?

Io la risposta ce l’ho: Sousa non è a Firenze per fare grande la Fiorentina, ma per “allenare” se stesso alla grandeur che lo aspetta, possibilmente in Premier League. Ed è chiaro che uno con quelle ambizioni non può rinnegare i suoi schemi. Ormai ha messo la griffe sul 3-4-2-1; è l’unico al mondo a giocarlo. Se cambiasse sarebbe come se rivelasse al Chelsea o chi altri che è un fallito e che, pusillanime, si converte per opportunismo a un gioco all’italiana. No, il grande Sousa, che ha fatto grandi Maccabi e Basilea e che è sulla base di lancio per triplicare il suo stipendio in Premier, non può abbassarsi a tradire i propri ideali!

E voi direte: ma se fosse così, come potrebbe tollerarlo la società!? Eccoci al punto. Credo che ieri sia stata la giornata in cui anche la società ha scoperto le carte. Non vuole vincere, ha paura di volare troppo alto e distrugge tutto quando qualche grande obiettivo si profila alla portata. La scelta del tecnico, dopo Montella, è stata un perfetto colpo di teatro.

Un tecnico emergente, di cui tutti parlavano bene, da accontentare nelle sue stranezze proprio perché era un tecnico che avrebbe fatto vendere più che comprare, sicuro com’era che è il gioco che vince, non i giocatori; uno che preferisce mettere sempre in campo un undici da affiatare finché non si trova a memoria, e che non si preoccupa se gli si vendono i giocatori che non gli sono congeniali, perché lui tanto non li “vede”.

Non so come finirà questo mercato, ma al momento la situazione è questa: via Suarez, via Rossi, via Rebic (si parla di giocatori da Nazionale e di giocatori, soprattutto i primi due, che hanno vinto a livello internazionale e che tuttora sono ambiti da tante squadre blasonate) e al loro posto Tino Costa (…poco, come hanno subito cinicamente insinuato i fiorentini!), Zarate e Tello.

In difesa arriverà, a andar bene, De Maio (e cioè un giocatore sicuramente sotto il livello di Roncaglia e di Basanta, per non dire di Savic). Bisogna anche considerare che Mati è come se fosse fuori rosa, che Babacar presto sarà anche lui tra gli indesiderati (soprattutto se ripete prestazioni come quella di oggi), che Kuba stenterà a rivedere il campo da titolare dacché i ritmi sono tali da non permettergli il graduale recupero di condizione e di agonismo di cui necessita dopo il lungo infortunio da cui esce.

Sta vacillando anche il titolo di insostituibile di Kalinic, chiaramente provato dalle tante corse a vuoto che ha fatto nel girone d’andata e primo imputato degli zero tiri in porta collezionati da una decina di partite a questa parte (pardon: ieri un tiro in porta si è fatto, con Alonso al 95esimo!), e ora anche Ilicic torna inevitabilmente l'”indolente” di un tempo, perché costretto a giocare spalle alla porta e a ripiegare per rincorrere gli avversari in un gioco che non sarà mai il suo. Inutile aggiungere la pena del povero Berna, encomiabile per l’impegno quanto impotente sulla fascia destra senza avere quel piede, e la progressiva, inevitabile, perdita di lucidità di un eroico Borja Valero, confermato uomo squadra a tutto campo però a ritmi che, da “grande” ma spagnolo, non ha mai neanche immaginato.

E vi dirò di più, a conferma delle mie perplessità sul gioco di Sousa che ripeto da mesi: la Fiorentina oggi contro il Genoa è tornata padrona del campo negli ultimi venti minuti quando ha inserito un terzo centrocampista, il centrale Tino Costa, al posto di Ilicic. Da quel momento tutti i nostri centrocampisti guardavano in faccia gli avversari e facevano densità a metà campo (grazie soprattutto all’abnegazione di Borja che si riallineava prontamente in fase di non possesso).

Lì lo spavaldo Genoa, che fino a quel momento aveva attaccato meglio gli spazi (anche quelli creati da noi) e aveva costretto al fallo i nostri centrocampisti sistematicamente in affanno (Vecino, diciamolo, è stato graziato dall’arbitro), ha cominciato a vedersi davanti più maglie bianche e ha creato poco e meno in velocità. Si è accorto di qualcosa anche Costacurta, che a fine partita ha chiesto a Sousa come mai la squadra, “quando si alza il ritmo”, appare in difficoltà.

E Sousa, con assurda fierezza, gli ha risposto che è proprio la Fiorentina a volere i ritmi alti. Già! E uno ora capisce meglio come mai Montella la faceva giocare più col possesso palla e con un pressing meno esasperato. Perché un bravo tecnico commisura il gioco sui giocatori che ha, non sull’adeguatezza in astratto degli schemi. E guarda caso che, nel nulla delle sue dichiarazioni quando viene intervistato, una perla Sousa ce l’ha regalata: che Suarez se n’è andato perché non aveva “l’approccio giusto alla partita” (?!), e che forse però era anche colpa sua (di Sousa)!

Esattamente quello che penso da mesi. Sousa sta liquidando giocatori solo perché non sanno giocare “quel” gioco, ma non li ha mai provati altrimenti. Basterebbe pensare a come ha ignorato Basanta, che all’inizio della preparazione era infortunato ma che forse avrebbe meritato una riprova, data anche la scarsità di giocatori in difesa che avevamo. Ma Sousa aveva deciso a priori che Basanta non andava, facendo felici i DV che avrebbero risparmiato un altro stipendio. Ora, se davvero il quarto difensore sarà De Maio, si finirà per rimpiangere anche Basanta!

Ormai credo che ci siano tutte le evidenze per interpretare correttamente questo strano campionato della Fiorentina. Un campionato in cui i DV hanno avuto l’ennesima sfortuna di trovarsi con la squadra sotto gli occhi di tutti, addirittura favorita in campionato, per una serie di ritardi delle altre e di circostanze fortunate. Si erano appena grogiolati nell’idea che i tifosi avessero digerito la “necessità” di aprire un nuovo ciclo, che eccoli di nuovo incalzati dagli eventi e dalle urgenze di spesa.

Ora ci si mette anche Sousa a invocare le responsabilità che si era presa la società dalla scorsa estate. Una vera disdetta, per chi voleva campare in pace, senza infamia e senza gloria, ma soprattutto impunemente senza spendere. Ora sarà dura. Non resterà loro che dar la colpa al tecnico (che, detto tra noi, se la meriterebbe eccome!).

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