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Il manifesto di Confindustria: liberare le energie Opinion leader

Uno stop al sistema pensionistico nazionale (che è fonte da sempre di ingiustizie e dissipazione di risorse), l' abbassamento della tassazione per imprese e lavoratori e, panacea di tutti i mali, le privatizzazioni e le liberalizzazioni. Un elemento di importanza primaria il rilancio delle infrastrutture che dovrebbe servire come fattore di sviluppo sia dal lato della domanda (volano di crescita) sia dal lato dell'offerta (rafforzamento strutturale).

Niente da dire. Si tratta di temi da tempo nell'Agenda della Politica e che sono stati affrontati a più riprese ma mai con una forte impronta strategica e mai con il necessario piglio risolutivo. Si pensi al tema delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni: non c'era bisogno di attendere l'esito dello sciagurato referendum sull'acqua per dire che nell'area dei servizi pubblici locali non solo a sinistra si guardava di buon occhio all'ancien regime!! Tutto in mano ai municipi, tariffe basse, investimenti all'osso e guai a parlare di industrializzazione dei servizi. E così aree importanti di produzione che in Europa hanno dato luogo a sviluppo di reddito, tecnologia  e imprenditorialità, da noi sono sempre state protette dall'ingresso vero della cultura di impresa e non hanno generato quello sviluppo che invece era possibile e auspicabile.

Lo stesso potrebbe dirsi per le infrastrutture. I costi più alti di tutta Europa. I tempi di esecuzione interminabili. I contenzioni continui fra imprese e pubblica amministrazione. Le interminabili battaglie di  "comitati contro" mai affrontate col giusto approccio risolutivo e lasciate lì a degenerare senza produrre, alla fine, nè un incremento di democrazia e partecipazione nè la realizzazione delle opere. Uno stallo continuo che sempre di più ha avvelenato la democrazia nel paese e che ha prodotto interminabili ritardi nella esecuzione delle opere che sono andati ad aggiungersi a quelli già prodotti dalla proverbiale inefficienza connaturata al sistema nazionale.

Penso che su questi punti non si tratta di riprodurre correzioni e  piccoli accorgimenti ma piuttosto di rivedere a fondo il sistema di funzionamento e di cercare di imprimere una svolta vera, forte. Come per gli antibiotici di fronte ad una malattia. Un inizio deciso senza tentennamenti. E senza la paura di colpire piccoli e grandi interessi e comportamenti negativi diffusi lungo tutto il percorso.

Il manifesto l'avrei chiamato "liberare le energie". Ma attenzione non solo le energie imprenditoriali che, tutti lo speriamo, sono sopite nel ventre molle e rilassato dell'economia italiana. Ma anche le energie di tutto il mondo che sta a fianco delle imprese.

Mi chiedo. Si può sperare in una nuova crescita senza che la scuola e l'università partecipino attivamente alla rinascita? Le nostre scuole assomigliano sempre di più a centri sociali di assistenza al disagio. Manca la spinta. I professori sono depressi. I locali e l'ambiente in generale spesso ricordano un ospedale psichiatrico di inizio secolo. Che giovani possono venir fuori da questa "fabbrica"?

Inoltre. Si può sperare in una nuova crescita senza che la Pubblica Amministrazione dia il suo slancio e supporto innovativo? I dirigenti, che sono troppi e spesso di non elevata qualità, vengono messi alla berlina e continuamente richiamati, più che al loro compito di direzione, al rispetto di regole ferree,  spesso ambigue talvolta anche  contraddittorie. E passano il loro tempo a districarsi da queste trappole invece che a pensare a fare e supportare progetti. Il resto del personale è disilluso, proteso alla protesta, delegittimatoe scarsamente attivato. Poche sono le aree dell'impegno innovativo,  della creatività e dell'orgoglio professionale. Cosa può venir fuori da questo grande, bistrattato, "ufficio"?

Infine. Si può sperare in una nuova crescita senza che la Politica ritorni al suo importante e insostituibile ruolo di guida della società?  Dire oggi politica, suscita nel popolo disprezzo, ilarità e indignazione. E' vero nella società "liquida" il rapporto fra cittadino e politica non può essere più quello del primo dopoguerra. Ci sarà sempre di più, e crescente, un'area di qualunquismo, di disimpegno, di disinteresse e di non appartenenza verso la politca e anche verso la comunità più in generale. Ma lo stato attuale è senza dubbio di malattia. Non penso che il problema sia il sistema elettorale. Penso che sia un problema di uomini. Bisogna che i "migliori" ritornino a farpolitica. Superando il senso di distacco e la delegittimazione oggi presente. E tutti dobbiamo fare in modo che questo ritorno sia possibile. E quindi togliere privilegi e favori alla casta va bene ma guai a delegittimare lo status, che deve essere ricercato e qualificato, della politica e dei governanti.

Queste sono tre malattie, vere, profonde, incancrenite del paese. Non penso che sia facile la diagnosi, e che sia pronta la terapia e che siaimmediata la guarigione. Penso che però senza una cura profonda di queste aree sarà difficile rilanciare un nuovo sviluppo per il paese. E non penso che il problema siano i soldi ma piuttosto un forte e deciso impulso alla riforma chepunti,  attraverso un"down-sizing" generalizzato e non lineare, ad un  recupero di qualità, di senso e di innovatività dei sistemi. Fare meno e fare in meno ma fare meglio può essere l'indirizzo giusto in questi settori rilevanti per il paese. E questo è un modo per dare più energia alla ripresa con minor costo e con maggiore risultato.

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