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Il Mediterraneo a Prato: la marcia della speranza dei profughi siriani Cultura

Prato – Al via  ” Mediterraneo Down Town ” la prima edizione del festival interamente dedicato alla scena contemporanea dell’area mediterranea, che si svolgerà a Prato il 5 il 6 e il 7 maggio 2017.

Settanta gli ospiti internazionali, cento volontari, settantadue ore di programmazione tra talk show, incontri, presentazioni di libri e spettacoli e quattro mostre fotografiche dedicate alla strada balcanica della speranza, ai salvataggi in mare, alla vita nei centri di accoglienza, alle donne che, in Italia, liberamente  hanno scelto di indossare il velo.

Una carrellata di immagini e disegni di vari artisti che racconteranno quello che non sempre le parole riescono a dire, come le storie dei migranti, il loro viaggi, gli approdi, le loro speranze.

Apre la kermesse delle immagini “One way only. Senza voltarci indietro” di Stefano Schiratocura della Fondazione “Il Cuore si Scioglie onlus” giovedì 4 maggio alle ore 18.30, presso l’ Ex Chiesa di San Giovanni, Via San Giovanni 9, Prato,alla presenza del del suo autore il fotografo Stefano Schirato e del Vicesindaco Simone Faggi.

med prato

Un racconto, attraverso gli scatti del fotoreporter e collaboratore del “New York Times” e del “National Geographic”, che spiega al mondo la marcia al limite della sopravvivenza di migliaia di persone, che in fuga dalla dalla Siria, dall’Iraq, dall’Afghanistan, cercano una via d’uscita verso il nord Europa, alla ricerca della libertà. È il lungo cammino a piedi o con mezzi di fortuna lungo la rotta balcanica di intere famiglie, giovani, vecchi, ma soprattutto di donne e bambini, (attualmente i numeri dicono il 52% contro il 27% di poco tempo fa), che in foto hanno oggi un volto, una voce e una storia.

C’è Ameena seduta per terra, avvolta dalle coperte con il suo bambino di 6 mesi tra le braccia che succhia il latte da una siringa senz’ago,e poi Sabah, che preferisce allattare il suo piccino al seno, in piedi per non perdere il posto in fila che le permetterà di entrare nel centro di transito a Preševo, in Serbia, dove potrà, dopo le lunghe procedure di identificazione, prendere l’autobus per raggiungere il confine con la Croazia e Safia, una giovane donna  afghana che vuole arrivare a tutti i costi in Svezia per raggiungere  il suo fidanzato.

Non mancano le testimonianze dei migranti che parlano di come la rotta balcanica sia ormai diventato un vero e proprio “sistema” per passare da un paese degli orrori a una vita di speranza e di libertà, chiamata  “the game”, la partita: “o vinci oppure soccombi”.

Scappano dalla guerra in Siria perché  raggiungere l’Europa per loro è molto di più di un sogno, è un bisogno, che vuol dire portare semplicemente i propri figli in salvo, dunque è una fuga per la vita e niente di più.

“Queste  immagini, molto forti e scioccanti, di malvagità e orrori – così il Vicesindaco Simone Faggi che da anni si occupa di immigrazione,-“che i migranti vivono sulla loro pelle, devono farci  riflettere perché nessuno di noi resti  insensibili di fronte a tutto questo. Non possiamo lasciarci condizionare solo dalla  paura dei numeri di coloro che continuano a sbarcare sulle nostre coste, perché accogliere significa arrivare fin dentro le radici dell’umanità stessa senza guardare al colore della pelle,e alla diversità della lingua.  Dobbiamo sforzarci di non essere indifferenti, un atteggiamento che ci spinge a non vedere quello che accade intorno a noi e a non ascoltare ciò che invece percepiamo benissimo”
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