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Il Memoriale italiano di Auschwitz a Firenze Cultura

Firenze – E’ arrivato oggi a Firenze il memoriale italiano di Auschwitz. L’opera è stata accolta a Gavinana dal  presidente Enrico Rossi insieme alla sottosegretaria al Mibact Ilaria Borletti Buitoni, al presidente dell’Aned Dario Venegoni, al sindaco Dario Nardella e all’architetto Alberico Belgiojoso:  “La storia politica e della Resistenza in Toscana ne rappresentano le radici stesse e hanno naturalmente giocato a favore dell’ospitalità del Memoriale a Firenze – ha dichiarato Rossi  -. La storia di una regione e del suo capoluogo nella Resistenza che parla di una partecipazione di popolo all’opposizione al Fascismo: non solo i gruppi armati dei partigiani, ma anche di migliaia di donne, di ragazzi che in vario modo parteciparono a questo moto di liberazione. La memoria della Resistenza accanto a quella sulle tante e terribili stragi di civili perpetrate dai nazisti durante l’occupazione, è viva e sentita nei nostri territori”.

“Per questo, fin da quando nell’ottobre del 2013 l’allora presidente dell’Aned Gianfranco Maris mi scrisse chiedendoci di salvare il Memoriale, la Regione si è dichiarata disponibile, anche con il necessario impegno finanziario di 2mln e 600mila euro in tre anni, ad accogliere in Toscana il Memoriale. Con il Comune di Firenze abbiamo concordato la sede dell”Ex3 a Gavinana, che presentava le dimensioni adatte, nonché una posizione favorevole all’afflusso di visitatori”.

“La Regione Toscana ha dato vita, da diversi anni, ad un complesso e articolato programma di attività dedicate alla memoria. La nostra impostazione è quella di far coesistere la scrupolosa e aperta ricerca scientifica e storica per ricostruire quanto più e meglio possibile la memoria di quegli avvenimenti, soprattutto per le giovani generazioni. In questo, la voce dei testimoni è di importanza fondamentale: tanto il Treno della Memoria (che organizziamo ogni due anni, al termine di un lavoro continuo nelle scuole della Toscana, portando migliaia di giovani a vedere la realtà della Shoah), quanto il Meeting che organizziamo in alternanza con il treno della memoria il 27 gennaio al Mandela Forum di Firenze sono esperienze straordinarie per questi ragazzi soprattutto grazie all’ascolto e al dialogo con i testimoni”.

“Avere a Firenze il Memoriale sarà un’occasione per rafforzare il lavoro della Regione con le scuole e con la cittadinanza – ha concluso Rossi -. Il Memoriale a Firenze, all’interno di una struttura viva , una sorta di museo interattivo e interdisciplinare sul Fascismo, sulla deportazione e sulla Liberazione, consentirà ogni giorno a studenti e cittadini di entrare in diretto contatto con quella storia e di alimentare e attivarne la memoria. Il Memoriale a Firenze, grazie alla collaborazione di Aned e Comune, sarà a disposizione di scuole, cittadini e associazioni non solo della Toscana: sono certo che sarà un punto di attrazione e un’occasione di confronto e scambio di esperienze per tutto il paese”.

La storia

Il Memoriale degli italiani ad Auschwitz fu inaugurato il 13 aprile 1980: un allestimento dove la testimonianza passa attraverso il lavoro artistico e l’arte si fa carico dell’impegno di testimoniare. La sua casa fu il Block 21 del campo di sterminio tedesco in Polonia, uno dei tanti dormitori di Auschwitz. Fu realizzato grazie ad una progettazione collettiva e corale a cui contribuirono lo studio architettonico milanese BBPR (Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers), lo scrittore Primo Levi, il pittore e maestro Mario “Pupino” Samonà, Nelo Risi e il compositore Luigi Nono che concesse l’utilizzo del suo brano “Ricorda cosa ti hanno fatto ad Auschwitz” per farne la colonna sonora.

L’obiettivo dichiarato dal suo ideatore Lodovico Belgiojoso, deportato nei campi di sterminio anche lui e autore di più memoriali, era quello di ricreare allusivamente un’atmosfera da incubo, l’incubo del deportato: uno spazio ossessivo, tra luci e ombre e ‘finestre’ aperte sugli altri blocchi del campo.

Così fu pensato a un’enorme spirale ad elica che occupava tutte le stanze al primo piano del Blocco 21, un tunnel – anzi due affiancati – dalle pareti decorate da percorrere all’interno lungo una passerella di traversine in legno che evocano quelle ferroviarie guardando quell’affresco suddiviso in ventitré strisce su cui il pittore Samonà racconta il fascismo e il nazismo, la Resistenza e la deportazione. Con colori ripetuti non casualmente: il nero del fascismo, il bianco che allude al movimento cattolico, il rosso del socialismo e il giallo che riconduce al mondo ebraico.

Primo Levi e Gianfranco Maris, allora presidente dell’Aned, scrissero nel 1979 che il memoriale italiano voleva essere “un luogo dove la fantasia e i sentimenti potranno evocare, molto più delle immagini e dei testi, l’atmosfera di una grande indimenticabile tragedia”. E’ questa l’essenza dell’installazione italiana.

Il primo progetto dell’allestimento risale al 1975. Ma a causa della difficoltà a trovare i soldi per la sua realizzazione il progetto andò a compimento solo cinque anni più tardi. Nel 2008 è stato oggetto di una prima ripulitura a cui lavorarono alcuni studenti dell’Accademia di Brera.

Il Memoriale degli italiani di Auschwitz trova nuova casa a Firenze, nello spazio ex Ex3 del quartiere Gavinana a Firenze, centro per l’arte contemporanea aperto nel 2009, inutilizzato dal 2012 e destinato così a diventare polo della memoria e centro di un museo diffuso sulla deportazione (e non solo).

Uno spicchio di città che sembra disegnato apposta, con la piazza Gino Bartali, popolare ciclista e indimenticato campione ma anche “Giusto tra le nazioni”: lui che grazie ai documenti nascosti nel telaio della sua bicicletta e scorrazzando da una parte all’altra della Toscana contribuì a salvare molte vite di ebrei.

E’ questa la decisione concordata tra l’Aned, l’associazione degli ex deportati che del memoriale è titolare, il Mibact, il Comune di Firenze e la Regione Toscana. Reso inaccessibile al pubblico dal 2011 per decisione della direzione del museo polacco, che da tempo aveva chiesto di rimuovere o cambiare la testimonianza italiana perché considerata troppo opera d’arte e troppo poco monumento documentale, non in linea con gli altri memoriali ed allestimenti, era addirittura malvisto anche per la presenza di simboli comunisti e quella falce e martello che il Parlamento polacco dal 2009 ha messo fuori legge al pari della svastica. Per questo ha corso il rischio di essere smaltellato d’imperio.

 

 

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