energee3
logo stamptoscana
badzar
energee3
badzar

Il metodo di Marina, la performer più carismatica Cultura

Grazie a Lo schermo dell’arte (che coi suoi programmi aiuta Firenze a sprovincializzarsi), anche chi non potrà andare al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano e partecipare di persona alle performance (già sold out fino al 24 marzo, in presenza dell'artista), guidate da Marina Abramovic, potrà vedere la performer più estrema e nota in ambito internazionale, in azione all’Odeon di Firenze. Qui giovedì si proietta in anteprima il film “Marina Abramovic:the artist is present”, già premiato a Berlino. Abramovic che è di origini serbe, ha celebrato due anni fa al MoMa di New York, i suoi quarant’anni di carriera, e questo film documenta proprio la performance da lei tenuta, con la partecipazione indispensabile del pubblico, in quella occasione.

Quasi impossibile non aver sentito parlare di questa artista straordinaria anche se non si vive nel mondo dell’arte, tanta è la fama che le portano le sue doti da “superwoman”, sia fisiche che psicologiche. Basta estrapolare dalla sua biografia le sue opere più celebrate: Balkan Baroque del 1997 performance con cui ha vinto la Biennale di Venezia. Se c’eravate, ricorderete ancora l’odore terribile che per tre giorni emanava la montagna di grosse ossa animali, spolpate a mano da Abramovic che mormorava litanie mentre immagini video documentavano scene del suo paese dilaniato dalla guerra. Seven Easy Pieces, proposto l’anno scorso a Bologna, collage delle celebri performance storiche degli anni Sessanta e Settanta, tra le quali ci sono azioni giovanili, in coppia con l’artista tedesco Ulay, allora suo compagno nella vita. Celeberrima quella dove lei e  Ulay, sono nudi e fermi come cariatidi, contro i lati di una piccola porta, mentre le persone devono attraversarla, sfiorandoli. E’ diventata una performance anche la fine della loro storia: i due hanno percorso dai lati opposti, la Grande Muraglia Cinese per dirsi addio dopo novanta giorni e duemilacinquecento chilometri. Al MoMa, racconta chi c’è stato, Marina è rimasta seduta per ore a fissare impassibile negli occhi, chi le si fermava davanti, creando nel pubblico, come sempre, reazioni discordi: imbarazzo, fascinazione, frustrazione, fastidio, nessuno ce la fa a restare indifferente davanti a questo monumento vivente alla forza della vita. Da Marina, se ce la sentiamo, si può imparare quale è il metodo per esistere e resistere, e piuttosto, cosa significhi quando tutto l’operare di un artista va a coincidere esattamente con la sua personalità, come nel suo caso, poiché, avendo scelto la performance per esprimersi, lei è riuscita a trasformare il suo corpo nello strumento perfetto della sua arte insuperabile.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi
Translate »