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Il ministro Salvini, i teppisti e Firenze Breaking news, Opinion leader

Firenze – Il vero problema, per il nostro ministro degli interni, è non volere guardare in faccia alle cose. Anzi, il volere che gli altri, quelli che deve convincere e di cui chiede il voto, non vedano le cose come sono. Il caso Firenze ne è una simbolica testimonianza. La vera notizia “politica”, infatti, era che la piazza di Salvini, piazza Strozzi, dove c’era il palco del capo della Lega calato a Firenze a sostegno del candidato del centrodestra Ubaldo Bocci, vedeva alcune centinaia di persone (500, secondo i calcoli più generosi) ad applaudire, mentre in piazza della Repubblica le persone erano oltre duemila. A qualsiasi politico, tutto ciò produrrebbe, almeno, un attimo di riflessione. Ma il capo della Lega non vuole guardare e non vuole che gli altri guardino. Così, arriva puntuale la dichiarazione: di tutta la manifestazione, delle famiglie, degli anziani, dei giovani, delle donne, delle ragazze che inviavano un messaggio forte e chiaro, “Fuori Salvini da Firenze”, “Firenze non si Lega”, il leader della Lega non parla, svicola: per lui, si tratta di teppisti, che volevano picchiare carabinieri e polizia. Duemila persone insomma, con tanto di striscioni, slogan e canzoni, ridotti a un “gruppo di teppisti”. Che non avevano di meglio da fare, in una tranquilla domenica di maggio, che andare a farsi manganellare dalla polizia.

Se da un lato ci si chiede che razza di opinione il ministro abbia dei cittadini italiani e in particolare dei fiorentini, se ritiene che si muovano in tanti solo in quanto teppisti vogliosi di picchiarsi con noti ossi duri come le forze dell’ordine italiane (foto e video lo testimoniano, non è stata una passeggiata di piacere), il lato paradossale è che Salvini affida alle agenzie la sua convinzione di non essere stato lui, il bersaglio della contestazione, ma polizia e carabinieri.

Da Adnkronos, 19/05/2019 23:01: “Viva la libertà di pensiero e viva gli striscioni, purché siano nel rispetto e nella non violenza”. Lo dice il ministro dell’Interno Matteo Salvini. “A Firenze non sono scesi in piazza dei contestatori del sottoscritto ma dei teppisti che hanno aggredito poliziotti e carabinieri. Un episodio che conferma, una volta di più, l’importanza di approvare il Decreto Sicurezza Bis nel consiglio dei ministri di domani. L’obiettivo è inasprire le pene per chi aggredisce le Forze dell’Ordine”.

Eppure, il tono con cui si contestava il ministro, posso assicurare, era tutt’altro che poco chiaro. Insomma, sembra di capire che il ministro voglia trasmettere la convinzione che la partita non riguardava affatto lui (no? E striscioni e slogan che ci stavano a fare? ..) ma i “teppisti” e la “polizia”. Insomma, una partita a scopone in cui chi le piglia è sempre chi gioca con l’asso di bastone. E l’asso di bastone è stato tirato fuori per almeno sette volte e ha lasciato i soliti segni.

La domanda, diceva qualcuno, sorge spontanea: perché Salvini evita di dire ciò che è plateale, ovvero che l’oggetto, unico, solo, di quella levata di popolo che è stata la manifestazione di ieri, era lui e solo lui? Insomma, perché il Capitano non risponde e si nasconde dando di “teppisti” a un’intera città? Perché non parla di quella piazza gremita e della sua, sguarnita, ma blindata dalle forze dell’ordine? … Perché non parla (siamo in campagna elettorale, no?..) il linguaggio della Politica? …

Che abbaglio, caro ministro. Che abbaglio, non solo pensare ma anche affermare che la gente di Firenze fosse convenuta in qualche migliaio solo per gusto del rischio e del pericolo. Ma ancora di più, incomprensibile è che ci sia qualcuno, a Firenze e in Italia, che lo pensi davvero. Ovvero, che ritenga che teste spaccate, ragazze trascinate via, e in generale tutta la passione di quella piazza, dallo zorro che si aggirava fa la folla, alla musica e ai Bella Ciao, fino ai cartelloni, slogan e striscioni, sia davvero stata approntata per dar noia alla polizia (e carabinieri). E non per contestare Salvini. Che strani però questi fiorentini, signor ministro, vero? ….

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