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Il mito Odin Teatret in prima nazionale a Prato Spettacoli

Il “vecchio” Odin Teatret di Eugenio Barba ha chiuso Contemporanea 2011, festival promosso dallo Stabile della Toscana per la direzione di Edoardo Donatini, giunto alla decima edizione, che si caratterizza per il suo essere una sorta di laboratorio o una zona franca di sperimentazione dei linguaggi teatrali, dove a lavori già pronti e tecnicamente definiti si affiancano progetti, performance e studi in vista di un successivo allestimento. Così detti in progress. Lo spettacolo di Barba, titolo La vita cronica,  arriva al Fabbricone in prima nazionale (prossimamente sarà a Lecce e a Pontedera) fresco del debutto a Holstebro in Danimarca, casa madre del gruppo che lì stabilmente risiede dal 1966. Dedicato a Natalia Estemirova e Anna Politkovskaya, scrittrici russe paladine dei diritti umani, assassinate da sicari anonimi nel 2009 e 2010 per la loro opposizione al conflitto ceceno, di cui denunciarono sulla stampa i misfatti compiuti dall’esercito di Mosca, La vita cronica traghetta sulla scena, un lungo corridoio col pubblico ai due lati, il tipico armamentario dell’Odin, la coscienza politica e la valenza poetica, la geografia del corpo e l’antropologia del testo, la centralità del canto e l’importanza della musica, la coralità dell’azione e la suggestione dei quadri. Il risultato semmai, più di altre volte, nella consapevolezza di una sempre più necessaria incoerenza del gesto e impossibilità di comprendere i fatti, è una sorta di “ubriacatura odiniana”, eccessiva e dirompente, un susseguirsi slegato e disordinato di situazioni e commenti sulla ricerca delle proprie radici, la violenza della storia, la diaspora del senso, la paura della morte, la cultura dell’accoglienza e la supremazia della guerra. Barba svolge il suo filo drammatico che profuma inevitabilmente di antiche consonanze, diademi da terzo teatro e partiture ritualistiche. Spettacolo complesso e volutamente caotico, solcato da varie lingue (danese, italiano, spagnolo) e attraversato da un flusso sonoro dal vivo che accoglie Puccini e Leonard Cohen, impaginato con la consueta maestria compositiva che non lascia tempi morti o pause di ripensamento, La vita cronica segna l’ultimo approdo di Barba e dei suoi attori alle ragioni estetiche e poetiche di un teatro fortemente simbolico e canonicamente traumatico che non si fida della realtà per farsi rappresentare ma che non può fare a meno di essa per risultare credibile e sconveniente. Nell’occasione è stato presentato il libro di Marco De Marinis dedicato a Eugenio Barba e all'Odin, "Il teatro dell’altro”, recentemente edito da La Casa Usher. 

 

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