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Il mondo è pronto per la rivoluzione Veg? Lombardi Vallauri: “Segnali incoraggianti” Opinion leader

Firenze – Diritti degli animali, diritto animalista. Un vero e proprio nuovo approccio non solo alla giuridicità, ma anche alla visione stessa del mondo. Stamp intervista uno dei massimi esponenti di questo nuovo sistema, il professor Luigi Lombardi Vallauri, titolare della cattedra di Filosofia del diritto dell’Università di Firenze, chiamato per “chiara fama” all’Università di Sassari, prolifico autore di testi in materia oltre che estensore, insieme ad altri autori, di una monumentale opera di sistemazione del biodiritto, che è la più completa opera che esista in Europa in materia: “Trattato di biodiritto. La questione animale”. Giuffrè, Milano, 2013.

L’approccio del diritto al mondo animale è in buona sostanza portatore di un fondamentale cambio di prospettiva. Per secoli il nostro mondo, intendendo quello occidentale, ha visto gli altri esseri senzienti nell’ottica strumentale del proprio benessere, a fini strettamente utilitaristici. Come spiega il professore, è questo un portato preciso di una tradizione culturale e religiosa precisa, che per quanto ci riguarda affonda le sue radici nella tradizione semitica e nell’Antico Testamento.

“Le tre grandi religioni abramitiche – sostiene Lombardi Vallauri – sono portatrici di questo approccio violento nei confronti del mondo. L’esempio di Salomone (simbolo di re pacifico, ndr) che glorifica il Signore con un’ecatombe di animali talmente grande da dover allargare l’azione alla spianata del Tempio, ne è prova efficace”.

Tuttavia si sta assistendo, in questi ultimi tempi, ad alcuni segnali che farebbero sperare in una inversione di tendenza. Muta l’atteggiamento dell’uomo verso i propri compagni di viaggio? Segnali positivi, come la nascita di un diritto dedicato o la diffusione della “rivoluzione” vegetariana o ancora di più Veg testimonierebbero..

Intanto, è bene mettere in chiaro la distinzione fra vegeterianesimo e veganismo. Mentre i primi si astengono dalle sole carni animali, compresi quindi i pesci, i secondi rifiutano qualsiasi proteina di origine animale, dunque anche uova e latticini. “E’ una questione di allevamento e modalità di trattamento degli animali – precisa Lombardi Vallauri – l’uovo che la gallina che razzola nel cortile in libertà depone secondo i suoi cicli naturali è ben altro di quello depositato da batterie di cova che giacciono in condizioni non degne di nessun essere vivente. Perciò la questione vera è la modalità in cui l’animale si trova a vivere: condizioni di maltrattamento estremo, per quanto riguarda le produzioni industriali, oppure condizioni il più possibile naturali”.

Si torna dunque al punto fondamentale circa il trattamento degli esseri viventi o meglio, senzienti, con uno scatto in più: la considerazione degli stessi in quanto soggetti di diritto e non oggetti finalizzati al benessere umano. Insomma una vera e propria rivoluzione di tipo giuridico ma anche filosofico e antropologico. Tutto ciò che si traduce nella rivoluzione Veg.

E l’Italia? Tutto sommato siamo piuttosto avanti, come conferma il professore.

“L’Italia ha una legge particolare, la 413 del 2003, che prevede l’obiezione di coscienza da parte dei ricercatori riguardo alla vivisezione, senza ripercussioni sulla propria carriera professionale. Una disposizione che abbiamo solo noi. Non solo: il diritto animale è uno dei settori  che ha più “fruttificato”: nel 1990, ad esempio, in Italia esisteva solo una legge che proteggeva “dal senso del ribrezzo” il comune sentire. Conteneva divieto insomma di pordursi in pubblico in comportamenti di crudeltà tale sugli animali da provocare ribrezzo negli astanti. Nel 2010 ritroviamo già una ventina di leggi in tema. Svolta fondamentale, il Trattato di Lisbona, che introduce la consideraizone degli animali in quanto “esseri senzienti”.

Tutto a posto dunque, rivoluzione avvenuta? Affatto. Tant’è vero che, come ricorda Lombardi Vallauri, il diritto è affetto da una forma acuta di schizofrenia per quanto riguarda i diritti ddegli animali. Infatti, “il codice penale sanziona chi uccide o maltratta un animale senza necessità, ma le disposizioni in merito non si applicano in presenza di leggi speciali”. Esempio? La caccia, la pesca, la vivisezione.

“Una vera e propria contraddizione fra ontologia e giuridicità. In questi venti anni sono nate leggi di protezione degli animali sia generali che specifiche etologicamente corrette. Senonché poi sono state poste in essere norme di protezione assurde”. Come ad esempio la regola che limita l’allevamento di polli per metro quadro a un massimo di “45 chili di carne di pollo”. Con effetti così disastrosi per gli animali, che si divorano fra loro, da indurre “addetti specializzati” a compiere delle mutilazioni sugli stessi per evitare episodi di cannibalismo.

Una questione interessante è anche quella del miele, che attiene all’apicoltura. L’esempio è importante perché rappresentativo delle modalità “veg” di approccio al mondo animale: “Secondo gli studi in maateria, le api riescono a sopravvivere in autonomia utilizzando il 60% circa della loro produzione mellifera. L’apicolture dunque “può” prelevare il 30% della produzione senza arrecare danno”.

Schizofrenia del mondo del diritto dunque, che nasce comunque dal principio interiorizzato dalla cultura tradizionale votata a privilegiare “l’utilità umana” nell’ “uso” dell’animale. Una prospettiva però che sta cambiando, dando vita a orientamenti giurisprudenziali diversi recenti sempre più a favore dell’ottica animalista: nel dubbio insomma ci si orienta sempre più verso l’interpretazione più favorevole al soggetto “animale”.

Diritto e società sembrano dunque procedere verso un approccio sempre più animalista. In questa temperie sembra piuttosto contraddittoria la posizione recente delle istituzioni, che sembrano intenzionate ad autorizzare, visto il problema degli ungulati in Toscana, “una vera e propria strage di cinghiali”. In merito, il professore Lombardi Vallauri ha le idee chiare: mezzi alternativi ci sono, da recinzioni con fili elettrici, a modalità di sterilizzazione, già adottate in vari luoghi, come l’addormentamento delle bestie con conseguente iniezione sterilizzanti o la messa in opera di bocconi anch’essi portatori di sostanze sterilizzanti.

Infine, la rivoluzione vegana, dal momento che di una vera e propria rivoluzione si tratta, dal momento che propone un approccio totalmente diverso da parte della “razza” umana all’universo in cui vive, si basa su un sistema fondato su 12 “pilastri” precisi.

“Il  motivo etico – spiega il professore – che si divide a sua volta in animalismo animalista e animalismo umanista”. Vale a dire, nel primo caso la causa è la definizione dell’animale come ssere senziente in se’, con una propria autonomia fisica e spichica, mentre nel secondo caso si parla di una violenza “che disonora l’uomo”.  Con l’addentellato etico spirituale che ritiene la violenza sugli animali un ostacolo alla crewscita spirituale dell’uomo.

Il secondo motivo è di ordine ecologico-ambientalista. In sintesi, all’interno di questo principio generale, vige una motivazione ecologica estetica, nel senso che il consumo di animali riduce la bellezza e la salubrità del creato, in quanto riducendo la biodiversità impoverisce la bellezza del mondo.  E cancellando la diversità, rende il sistema vivente più insalubre e riduce la possibilità di vita.

Inoltre, il mangiar carne consuma elementi essenziali del nostro sistema. Basti pensare all’inquinamento dell0’acqua solo per far eun esempio, che producono gli allevamenti intensivi di suini, ad esempio nel bresciano. Senza contare che la carne bovina, su cui insistono molti allevamenti italiani, è ecologicamente quella che produce danni più gravi all’ambiente.

Ancora, il problema è anche economico. Se si considera infatti la natura come organizzazione di servizi, il bilancio è assolutamente negativo. Intanto, abbiamo un effetto di “sbilanciamento” del sistema economico: la carne ha un prezzo basso in quanto il cittadino la “ripaga” con gli interessi sul consumo dei “beni comuni”. Per fare un esempio, spiega il professore, non si considerano nel conto da pagare le “esternalità” che sono le ricadute sull’ambiente degli allevamenti intensivi. Torniamo ai maiali, pur con l’avvertenza che i bovini hanno un costo in termini di esternalità ancora superiore. “Basti pensare che in Germania si macellano 58milioni circa di maiali all’anno, quais un maiale per cittadino tedesco. Le conseguneze sui beni comuni, in termini di consumo, sono non quantificabili”. Aria, acqua, emissione di anidride carbonica, inquinamento e consumo di cibo che a sua volta consuma terra. Insomma, un dispendio di ambiente che cala come una rapina sul “nido” dell’umanità. Che non solo gronda sangue, ma viene letteralmente “mangiato” vivo.

Nel conto, bisogna anche mettere il prezzo sociale. Mangiare carne è costoso per i poveri, è infatti da sempre “cibo per ricchi”. Ma non è solo il prezzo del macellaio, che come già detto, è basso per quanto costa in realtà la carne alla comunità. Il prezzo è da valutarsi in base al fatto che, come spiega Lombardi Vallauri, “gli allevamenti mangiano il cibo dei poveri”. Insomma, aumenta il consumo di carne, aumenta la fame nel mondo. Il vecchio agricoltore cinese produce riso che verrà mangiato dagli allevamenti. Intere aree sono dedicate a far crescere cibo per gli allevamenti. Fame per i poveri, per soddisfare le abitudini dei ricchi, nuovi e vecchi.

Infine, gli argomenti a sostegno della scelta vegan più popolari: quello dietetico e quello gastronomico. “Assistiamo a un fiorire di ristoranti vegetariani e vegani anche a Firenze – osserva il professore – i motivi sono, anche in seguito agli “allarmi” dell’Oms sul consumo di carne rossa, legati alla salubrità della dieta vegetariana e vegana ai fini di una vita umana migliore”. Insomma, l’antropocentrismo cacciato dalla porta torna dalla finestra. Anche se è il benvenuto, se comporta una migliore convivenza fra uomo e altre razze terrestri.

Non ultimo, visti i tempi, è l’argomento gastronomico. Rinunciare alla carne diminuisce il tuo piacere? No, come si affannano a dimostrare famosi chef, anche italiani. Di fatto “la cucina vegana sfiziosa aiuta a cambiare un paradigma dell’umanità”. E se vale a Firenze, patria della fiorentina e dell’antipasto toscano, vuol dire che è una ragione particolarmente forte per la “rivoluzione veg”.

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