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Il Museo di Storia Naturale dell’Ateneo fiorentino passa al digitale STAMP - Università

C’è anche uno studioso fiorentino dietro la scoperta di vermi mangia-ossa risalenti a circa 3 milioni di anni fa. L’ultimo numero della rivista scientifica “Nature” segnala la scoperta del team internazionale formato da studiosi dell'Università di Leeds, del Museo di Storia Naturale di Londra e dell'Università delle Hawaii. Per l’Università di Firenze ha collaborato agli studi su carcasse fossili di balena Stefano Dominici, conservatore della sezione di Geologia e Paleontologia del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo fiorentino. «Il Museo di Storia Naturale – ha spiegato Dominici – possiede una delle più importanti collezioni di cetacei fossili esistenti al mondo. Buona parte di tali reperti provengono dalla zona di Orciano Pisano, dove è stato scoperto nel 2007 lo scheletro di un cetaceo in connessione anatomica, circondato da una fauna fossile costituita da pesci e invertebrati. Grazie a quel ritrovamento abbiamo potuto studiare per la prima volta l'ecosistema marino che si può formare dopo la morte di un grande mammifero adagiato sui fondali del mare pliocenico. Questa nuova evidenza, ottenuta grazie alla tomografia computerizzata mette in luce il ruolo che le collezioni storiche del nostro Museo possono avere anche per scoperte che riguardano la zoologia e gli attuali ecosistemi marini». I vermi mangia-ossa sono stati recentemente scoperti nell’Oceano Atlantico e nell’Oceano Pacifico, ma grazie agli studi condotti dal team internazionale di è riusciti a certificarne l’esistenza anche a milioni di anni di distanza dalla nostra civiltà. E nella mattina di ieri, 22 novembre, il Museo di Storia Naturale di Firenze è stato teatro anche della presentazione dei risultati del progetto SAMM. Alla presenza del rettore, Alberto Tesi, del direttore regionale per i Beni culturali e paesaggistici della Toscana, Maddalena Ragni, e dell'assessore alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Scaletti, nella Sala del Caminetto di Palazzo Nonfinito (via del Proconsolo 12) è stato annunciato che il museo dell’Ateneo fiorentino è stato il primo museo universitario italiano ad ottemperare integralmente alle prescrizioni normative in materia di catalogazione dei beni culturali. «L'effetto di questo lavoro – ha ricordato nel suo intervento il presidente del Museo di Storia Naturale, Giovanni Pratesi – sarà una grande visibilità nazionale e internazionale delle nostre collezioni, attraverso il Sistema Informativo Generale del catalogo in versione web (SIGEC WEB), ossia il sistema nazionale ufficiale che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha adottato per l'acquisizione e la gestione integrata delle conoscenze sul patrimonio culturale italiano. Abbiamo posto le premesse perché questo grande patrimonio pubblico custodito nel Museo dell'Ateneo fiorentino sia interamente visibile. L'impegno non è di poco conto, se si tiene presente la grande eterogeneità dei reperti delle collezioni scientifiche universitarie, ma questo è un passaggio irrinunciabile per poter essere presenti nel contesto internazionale». Grazie al progetto SAMM, finanziato dalla Regione Toscana nell’ambito del programma POR-FESR 2007-2013, il museo dell’Università di Firenze digitalizzerà il proprio patrimonio naturalistico.

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